Sentenza 14 marzo 2017
Massime • 1
Il reato di rapina si consuma nel momento in cui la cosa sottratta cade nel dominio esclusivo del soggetto agente, anche se per breve tempo e nello stesso luogo in cui si è verificata la sottrazione, e pur se, subito dopo il breve impossessamento, il soggetto agente sia costretto ad abbandonare la cosa sottratta per l'intervento dell'avente diritto o della Forza pubblica. (Fattispecie nella quale la Corte ha ritenuto consumata la rapina presso un esercizio commerciale con riferimento alla condotta dell'imputato, che, dopo essersi impossessato, sotto la minaccia di un arma, di denaro ed altri beni della persona offesa, a seguito della reazione violenta di quest'ultima veniva gravemente ferito e successivamente arrestato).
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Il diritto di ogni indagato / imputato di essere efficacemente difeso da un avvocato è uno degli elementi fondamentali di un processo equo; allo stesso modo, il diritto dell'indagato/ imputato di conferire con il proprio avvocato riservatamente, nella consapevolezza che il colloquio si svolgerà al di fuori dell'ascolto di terzi, è uno dei requisiti elementari di un processo equo in una società democratica e deriva dall'articolo 6 § 3 (c) della Convenzione. Il segreto professionale che circonda il rapporto avvocato-cliente e l'obbligo per le autorità nazionali di garantire la riservatezza delle comunicazioni tra un detenuto e il suo rappresentante designato sono tra gli standard …
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. pen., sez. II, sentenza 14/03/2017, n. 14305 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 14305 |
| Data del deposito : | 14 marzo 2017 |
Testo completo
14305-17 REPUBBLICA ITALIANA In nome del Popolo Italiano LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SECONDA SEZIONE PENALE Composta da: - Presidente - Sent. n. sez.799 Antonio Prestipino Marco Maria Alma - Relatore UP 14/03/2016 Sergio Beltrani R.G.N. 31464/2016 Ignazio Pardo Giuseppe Sgadari ha pronunciato la seguente SENTENZA sul ricorso proposto da: TT VA, nato a [...] il [...] avverso la sentenza del 11/05/2016 della Corte di Appello di Roma;
visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal consigliere Marco Maria Alma;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore generale Giulio Romano, che ha concluso chiedendo il rigetto del ricorso;
udito il difensore dell'imputato, avv. Gianluca Ciampa, che ha concluso chiedendo l'accoglimento del ricorso. RITENUTO IN FATTO 1. Con sentenza in data 11 maggio 2016 la Corte di Appello di Roma ha confermato la sentenza del Tribunale di Roma in data 8 ottobre 2015 con la quale, all'esito di giudizio abbreviato, VA TT era stato dichiarato colpevole dei reati di concorso in rapina aggravata, violazione della legge sulle armi e ricettazione di un revolver marca SW provento di furto. I fatti risalgono al giorno 8 febbraio 2015. وار 2. Ricorre per Cassazione avverso la predetta sentenza il difensore dell'imputato, deducendo violazione di legge ex art. 606, comma 1, lett. b), cod. proc. pen. in relazione agli artt. 56 e 628 cod. pen. per erronea applicazione della legge penale disciplinante il delitto tentato. Rileva, al riguardo, la difesa del ricorrente, che sulla base della ricostruzione dei fatti, essendo stato il TT ferito gravemente nel corso dall'azione predatoria ad opera della persona offesa ES LT, non si era ancora conclusa la fase del totale impossessamento dell'incasso dell'esercizio commerciale rapinato in modo tale che quanto sottratto fosse uscito definitivamente dalla sfera di vigilanza del proprietario. Si trattava, in sostanza, di una azione ancora in progress costituita dall'intenzione di appropriarsi di beni attraverso una pluralità di atti di apprensione con la conseguenza che i primi atti di impossessamento erano solo parte di un'unica azione delittuosa che deve essere considerata unitariamente e che è rimasta a mero livello di tentativo. CONSIDERATO IN DIRITTO 1. Deve, innanzitutto, essere immediatamente evidenziato che il ricorso che qui ci occupa riguarda esclusivamente la questione di diritto relativa alla corretta qualificazione dell'azione di rapina, con la conseguenza che le condotte accertate nel loro materiale sviluppo non sono oggetto di doglianza ed altrettanto dicasi per i connessi reati di violazione della legge sulle armi e di ricettazione in relazione ai quali l'affermazione di responsabilità è da ritenersi già divenuta irrevocabile.
2. Con riguardo ai fatti di rapina appare doveroso ricostruire brevemente lo sviluppo degli stessi sui quali concorda anche la difesa del ricorrente. Il TT il giorno 8 febbraio 2015 faceva ingresso, travisato con uno scalda collo che gli copriva parte del volto ed armato di pistola, nella sala scommesse "Better" di Roma, ivi incontrava il titolare (ES LT) al quale intimava la consegna dell'incasso. Il LT estraeva quindi da una tasca la somma di 100 Euro che consegnava al rapinatore unitamente ad un tablet, alcuni tagliandi "gratta e vinci" ed un cellulare. Indi il TT, continuando a chiedere la consegna dell'incasso si avvicinava ad una prima cassa dalla quale prelevava circa 20 Euro, avvicinandosi, poi, ad una seconda cassa con l'intenzione di appropriarsi anche del contenuto della stessa. In quei frangenti il LT precedeva però il TT, riuscendo a prelevare la propria pistola ivi custodita 2 con la quale sparava al TT, ferendolo gravemente. Il TT veniva quindi soccorso ed arrestato.
3. Il ricorso non è fondato. La Corte di appello con motivazione congrua e rispondente ai principi di diritto enunciati dalla giurisprudenza di legittimità in materia debitamente richiamati nella sentenza impugnata ha correttamente ritenuto sussistente nel caso in esame il reato di rapina nella forma consumata e non in quella tentata. Risulta, infatti, pacificamente dagli atti che il TT nel corso dell'azione predatoria era già entrato in possesso di alcuni dei beni di proprietà della persona offesa (somme di denaro, biglietti "gratta e vinci" ed un tablet) e che in relazione ad essi aveva oramai eluso la sfera di vigilanza e di custodia della persona offesa che teneva sotto la minaccia di un arma. La circostanza, poi, che il rapinatore avesse intenzione di continuare nell'azione al fine di impossessarsi di altri beni di proprietà della persona offesa all'evidenza non incide sul fatto che per alcuni di essi il reato si era già consumato. Questa Corte di legittimità, con assunti condivisi anche dall'odierno Collegio, ha, infatti già avuto modo di precisare che «Il reato di rapina si consuma nel momento in cui la cosa sottratta cade nel dominio esclusivo del soggetto agente, anche se per breve tempo e nello stesso luogo in cui si è verificata la sottrazione, e pur se, subito dopo il breve impossessamento, il soggetto agente sia costretto ad abbandonare la cosa sottratta per l'intervento dell'avente diritto o della Forza pubblica» (Fattispecie nella quale la Corte ha ritenuto consumata la rapina in banca commessa dall'imputato, che, dopo essersi impossessato del denaro, veniva bloccato all'interno dell'istituto dal sistema girevole di accesso e successivamente immobilizzato da una guardia giurata) (Sez. 2, n. 5512 del 22/10/2013, dep. 2014, Barbato, Rv. 258207) e, ancora, che «Integra il reato di rapina, e non quello di tentata rapina, la condotta di chi si impossessa della refurtiva, acquisendone l'autonoma disponibilità, pur se l'impossessamento sia avvenuto sotto il controllo, anche costante, delle Forze dell'Ordine, laddove queste siano intervenute solo dopo la sottrazione, in quanto il delitto previsto dall'art. 628 cod. pen. si consuma nel momento e nel luogo in cui si verificano l'ingiusto profitto e l'altrui danno patrimoniale, a nulla rilevando, invece, la mera temporaneità del possesso conseguito» (Sez. 2, n. 5663 del 20/11/2012, dep. 2013, Alexa Catalin, Rv. 254691). Né appare essere stato correttamente invocato nel ricorso l'assunto giurisprudenziale secondo il quale «In tema di rapina, le diverse condotte di violenza o minaccia finalizzate a procurarsi un ingiusto profitto mediante 3 impossessamento di cose mobili altrui, sottraendole a chi le detiene, costituiscono autonomi tentativi di rapina, unificabili sotto il vincolo della continuazione, quando singolarmente considerate in relazione alle circostanze del caso concreto e, in particolare, alle modalità di realizzazione e all'elemento temporale, appaiano dotate di una propria completa individualità; si ha, invece, un unico tentativo di rapina, pur in presenza di molteplici atti di violenza o minaccia, allorché gli stessi siano sorretti da un'unica volontà e continua determinazione, che non registri interruzioni o desistenze in modo da costituire singoli momenti di una sola azione» (Sez. 2, n. 2542 del 16/10/2014, dep. 2015, Merseglia, Rv. 261854), che si riferisce al ben diverso caso di due tentativi di rapina posti in essere in un unico contesto spazio-temporale. -Nel caso in esame, infatti come detto - ci si trova in presenza di una parte dell'azione di rapina che aveva già raggiunto lo stadio della completa consumazione essendo entrati ¡ beni sottratti nella piena disponibilità dell'imputato, essendo già avvenuto il trasferimento degli stessi dal luogo di loro originaria collocazione alla persona del TT ed in relazione ai quali solo l'intervento violento della persona offesa in un momento successivo a detto impossessamento ha impedito che l'azione fosse portata ad ulteriori conseguenze mediante la sottrazione di ulteriori beni.
4. Da quanto sopra consegue il rigetto del ricorso in esame, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali. Così deciso il 14/03/2017. Il Presidente Il Consigliere estensore Antonio Prestipino Marco Maria Alma DEPOSITATO IN CANCELLERIA SECONDA SEZIONE PENALE 23 MAR. 2017 IL S Il Cancelliere E R CANCELLIERE P U S TE Claudia Pian COR 4