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Sentenza 17 gennaio 2025
Sentenza 17 gennaio 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. pen., sez. V, sentenza 17/01/2025, n. 2121 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 2121 |
| Data del deposito : | 17 gennaio 2025 |
Testo completo
SENTENZA sui ricorsi proposti da: CU SA nato a [...] il [...] ON CC nato a [...] il [...] avverso la sentenza del 05/03/2024 della CORTE D'APPELLO DI CATANZARO Visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere MARIA ELENA MELE;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore PERLA LORI, che ha concluso chiedendo dichiararsi l'inammissibilità dei ricorsi. udito l'avvocato SERGIO ROTUNDO, difensore di fiducia dell'imputato ON CC, che si riporta ai motivi di ricorso ed insiste per l'accoglimento dello stesso;
udito l'avvocato TIZIANO SAPORITO, difensore di fiducia degli imputati CU SA e ON CC, che si riporta ai motivi di ricorso ed insiste per raccoglimento dello stesso. Penale Sent. Sez. 5 Num. 2121 Anno 2025 Presidente: PEZZULLO ROSA Relatore: MELE MARIA ELENA Data Udienza: 11/11/2024 Ritenuto in fatto 1. La Corte d'appello di Catanzaro, con sentenza in data 24 settembre 2021, aveva riconosciuto IO CU e OC EV responsabili del reato di cui all'art. 416-bis cod. pen. per aver fatto parte, con ruolo apicale, dell'associazione mafiosa denominata ‘ndrangheta, escludendo tuttavia la circostanza aggravante dell'associazione armata. La Prima sezione penale della Corte di cassazione, con sentenza n. 9148 del (0, dicembre 2022, dep. 2023, aveva annullato la richiamata decisione della Corte d'appello di Catanzaro limitatamente alla esclusione della suddetta aggravante. Con sentenza in data 5 marzo 2024, la Corte d'appello di Catanzaro, giudicando in sede di rinvio, ha riconosciuto sussistente tale circostanza nei confronti di entrambi gli imputati, rideterminando la pena agli stessi irrogata. 2. Avverso la sentenza ricorrono con atti autonomi entrambi gli imputati. 3. Il ricorso proposto da IO CU articola un'unica censura con la quale deduce vizio di violazione di legge in relazione agli artt. 59, 416-bis, commi 4 e 5 cod. pen. e 192 cod. proc. pen., nonché vizio di motivazione. La Corte territoriale, pur dando atto che non era stato dimostrato che la singola articolazione locale dell'associazione, di cui l'imputato era esponente, disponesse di armi, tuttavia aveva ritenuto sussistente l'aggravante in ragione del contesto associativo unitario in cui detta articolazione si inseriva, dal momento che l'associazione nel suo complesso era dotata di armi. La sentenza impugnata avrebbe omesso di dare conto degli elementi che comprovavano l'esistenza dell'aggravante a carico del CU, al quale essa sarebbe stata addebitata a titolo oggettivo, in contrasto con l'art. 59 cod. pen. I giudici dell'appello avrebbero desunto il carattere armato dell'associazione dall'esistenza del progetto omicidario organizzato dai CO ai danni di TO AN, senza tuttavia illustrare le ragioni e gli elementi da cui desumere che i partecipi all'associazione avrebbero dovuto essere consapevoli dell'esistenza delle armi. Il ragionamento motivazionale sarebbe stato ancorato alla categoria del "notorio", deducendo dalla partecipazione di CU ai riti di 'ndrangheta nell'interesse del sodalizio criminale la sua consapevolezza che tale sodalizio possedeva delle armi. Il ricorrente, inoltre, sostiene che l'esistenza di una federazione degli organismi di 'ndrangheta nella provincia di Crotone non risulterebbe accertata da alcuna pronuncia giurisdizionale. Per tale ragione, poiché a CU era specificamente contestata la partecipazione, come elemento di vertice, 2 dell'articolazione di `ndrangheta di Petilia Policastro, l'aggravante sarebbe stata riconoscibile a suo carico solo nel caso in cui fosse stato dimostrato il possesso di armi da parte di detta articolazione, mentre sarebbe pacifico che essa non ne avesse la disponibilità, né che le avesse mai utilizzate. La sentenza impugnata, infine, non avrebbe evidenziato l'esistenza di collegamenti tra la struttura cui partecipava CU e quella di Isola di Capo Rizzuto, la quale aveva dotazione di armi. 4. Anche OC EV ha proposto ricorso per cassazione, articolando un unico motivo con il quale deduce vizio di violazione di legge in relazione agli artt. 59 e 416-bis, commi 4 e 5 cod. pen. e 192 cod. proc. pen., nonché vizio di motivazione e svolge considerazioni del tutto analoghe a quelle proposte da CU. Il ricorrente evidenzia che, essendogli contestata non già una generica appartenenza alla 'ndrangheta, bensì di essere un elemento di spicco della cosca cd. dei PA della frazione di Papanice di Crotone è a tale articolazione che occorrerebbe fare riferimento per valutare la sussistenza dell'aggravante dell'associazione armata. Ebbene, risulterebbe pacificamente che la cosca cd. dei PA, nel periodo in questione, non avrebbe mai fatto uso di armi, né ne avesse la disponibilità. Neppure sarebbero stati individuati collegamenti tra la struttura diretta da EV e quella di Isola di Capo Rizzuto, la quale aveva dotazione di armi. 5. Il Procuratore generale ha concluso, chiedendo dichiararsi l'inammissibilità di entrambi i ricorsi. Considerato in diritto 1. I ricorsi, svolgendo analoghi motivi di censura, possono essere esaminati congiuntamente. Essi sono infondati per le ragioni di seguito indicate. 2. La Prima sezione penale di questa Corte, con la sentenza n. 9148 del 01/12/2022, dep. 2023, ha annullato in parte qua la decisione con cui la Corte d'appello di Catanzaro, pur ritenendo entrambi i ricorrenti responsabili del reato di cui all'art. 416-bis cod. pen., aveva escluso l'aggravante dell'associazione armata. In particolare, la sentenza rescindente aveva censurato il fatto che, benché la Corte distrettuale avesse evidenziato gli aspetti unitari dell'associazione contestata agli imputati e «la sussistenza di un soggetto collettivo complesso, caratterizzato dalla persistente operatività, nel periodo indicato nel capo di imputazione, dei gruppi storici di 'ndrangheta, facenti capo alle famiglie AN, CO e 3 Manfredi», aveva poi escluso la sussistenza dell'aggravante in parola con riguardo ad entrambi gli imputati. La Corte di cassazione aveva altresì precisato che ciò che rileva ai fini della individuazione del carattere unitario dell'organismo criminoso non è la sussistenza o meno di una pronuncia giurisdizionale che abbia accertato l'esistenza di una federazione degli organismi territoriali della `ndrangheta, essendo invece rilevante «il carattere omogeneo e unitario dell'organismo criminoso» oggetto del processo. 3. La decisione impugnata, pronunciata in sede di rinvio, ha dato puntuale attuazione ai principi espressi dalla sentenza rescindente, mettendo in luce l'unitarietà dell'organizzazione 'ndranghetista, che pur articolata in distinti locali, è caratterizzata da modalità unitarie di gestione dei rituali di affiliazione per il conferimento delle doti di ‘ndrangheta e dalla programmazione di attività delittuose comuni. In particolare, quanto al CU, la Corte territoriale ha dato conto del fatto che egli, pur facendo parte del locale di Petilia Policastro, aveva officiato due riti di affiliazione di componenti della cosca isolitana dei CO, e altrettanto aveva fatto EV, pur appartenente alla cosca di Papanice, che ha coadiuvato DO GN ad officiare il conferimento della seconda dote di 'ndrangheta ad un componente della cosca dei CO. EV, inoltre, aveva gestito insieme a AN Claudio Papaleo, membro della cosca isolitana, le attività di estorsione ai danni della discoteca "Lotus", così dimostrando che le varie articolazioni territoriali dell'associazione 'ndranghetista, benché aventi territori di egemonia distinti, gestivano in comune le attività illecite. Sulla base di tali elementi attestanti il carattere unitario del contesto associativo, in modo coerente e consequenziale, la sentenza impugnata ha riconosciuto a carico di entrambi i ricorrenti la sussistenza dell'aggravante dell'associazione armata. Il ruolo di capo e di figura autorevole ricoperto da CU nel locale di Petilia Policastro, nonché la sua vicinanza con il locale isolitano, la piena conoscenza della dinamiche interne, attestata dalla disponibilità ad officiare riti di 'ndrangheta funzionali alla sua riorganizzazione non illogicamente sono stati ritenuti dai giudici territoriali elementi da cui desumere che egli ben fosse consapevole dalla disponibilità di armi da parte della associazione criminosa, o quantomeno che lo ignorasse per colpa. Analogamente, gli stretti rapporti esistenti tra EV e i componenti del locale isolitano dei CO, attestati dalla sua partecipazione a riti di affiliazione nonché a comuni attività estorsive sono stati correttamente valutati come dimostrativi della consapevolezza del medesimo circa la disponibilità di armi da parte dell'associazione o comunque della sua ignoranza per colpa. 4 4. Al rigetto dei ricorsi segue la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese del giudizio.
P.Q.M.
Rigetta i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali. Così è deciso nella camera di consiglio dell'il novembre 2024
udita la relazione svolta dal Consigliere MARIA ELENA MELE;
udito il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore PERLA LORI, che ha concluso chiedendo dichiararsi l'inammissibilità dei ricorsi. udito l'avvocato SERGIO ROTUNDO, difensore di fiducia dell'imputato ON CC, che si riporta ai motivi di ricorso ed insiste per l'accoglimento dello stesso;
udito l'avvocato TIZIANO SAPORITO, difensore di fiducia degli imputati CU SA e ON CC, che si riporta ai motivi di ricorso ed insiste per raccoglimento dello stesso. Penale Sent. Sez. 5 Num. 2121 Anno 2025 Presidente: PEZZULLO ROSA Relatore: MELE MARIA ELENA Data Udienza: 11/11/2024 Ritenuto in fatto 1. La Corte d'appello di Catanzaro, con sentenza in data 24 settembre 2021, aveva riconosciuto IO CU e OC EV responsabili del reato di cui all'art. 416-bis cod. pen. per aver fatto parte, con ruolo apicale, dell'associazione mafiosa denominata ‘ndrangheta, escludendo tuttavia la circostanza aggravante dell'associazione armata. La Prima sezione penale della Corte di cassazione, con sentenza n. 9148 del (0, dicembre 2022, dep. 2023, aveva annullato la richiamata decisione della Corte d'appello di Catanzaro limitatamente alla esclusione della suddetta aggravante. Con sentenza in data 5 marzo 2024, la Corte d'appello di Catanzaro, giudicando in sede di rinvio, ha riconosciuto sussistente tale circostanza nei confronti di entrambi gli imputati, rideterminando la pena agli stessi irrogata. 2. Avverso la sentenza ricorrono con atti autonomi entrambi gli imputati. 3. Il ricorso proposto da IO CU articola un'unica censura con la quale deduce vizio di violazione di legge in relazione agli artt. 59, 416-bis, commi 4 e 5 cod. pen. e 192 cod. proc. pen., nonché vizio di motivazione. La Corte territoriale, pur dando atto che non era stato dimostrato che la singola articolazione locale dell'associazione, di cui l'imputato era esponente, disponesse di armi, tuttavia aveva ritenuto sussistente l'aggravante in ragione del contesto associativo unitario in cui detta articolazione si inseriva, dal momento che l'associazione nel suo complesso era dotata di armi. La sentenza impugnata avrebbe omesso di dare conto degli elementi che comprovavano l'esistenza dell'aggravante a carico del CU, al quale essa sarebbe stata addebitata a titolo oggettivo, in contrasto con l'art. 59 cod. pen. I giudici dell'appello avrebbero desunto il carattere armato dell'associazione dall'esistenza del progetto omicidario organizzato dai CO ai danni di TO AN, senza tuttavia illustrare le ragioni e gli elementi da cui desumere che i partecipi all'associazione avrebbero dovuto essere consapevoli dell'esistenza delle armi. Il ragionamento motivazionale sarebbe stato ancorato alla categoria del "notorio", deducendo dalla partecipazione di CU ai riti di 'ndrangheta nell'interesse del sodalizio criminale la sua consapevolezza che tale sodalizio possedeva delle armi. Il ricorrente, inoltre, sostiene che l'esistenza di una federazione degli organismi di 'ndrangheta nella provincia di Crotone non risulterebbe accertata da alcuna pronuncia giurisdizionale. Per tale ragione, poiché a CU era specificamente contestata la partecipazione, come elemento di vertice, 2 dell'articolazione di `ndrangheta di Petilia Policastro, l'aggravante sarebbe stata riconoscibile a suo carico solo nel caso in cui fosse stato dimostrato il possesso di armi da parte di detta articolazione, mentre sarebbe pacifico che essa non ne avesse la disponibilità, né che le avesse mai utilizzate. La sentenza impugnata, infine, non avrebbe evidenziato l'esistenza di collegamenti tra la struttura cui partecipava CU e quella di Isola di Capo Rizzuto, la quale aveva dotazione di armi. 4. Anche OC EV ha proposto ricorso per cassazione, articolando un unico motivo con il quale deduce vizio di violazione di legge in relazione agli artt. 59 e 416-bis, commi 4 e 5 cod. pen. e 192 cod. proc. pen., nonché vizio di motivazione e svolge considerazioni del tutto analoghe a quelle proposte da CU. Il ricorrente evidenzia che, essendogli contestata non già una generica appartenenza alla 'ndrangheta, bensì di essere un elemento di spicco della cosca cd. dei PA della frazione di Papanice di Crotone è a tale articolazione che occorrerebbe fare riferimento per valutare la sussistenza dell'aggravante dell'associazione armata. Ebbene, risulterebbe pacificamente che la cosca cd. dei PA, nel periodo in questione, non avrebbe mai fatto uso di armi, né ne avesse la disponibilità. Neppure sarebbero stati individuati collegamenti tra la struttura diretta da EV e quella di Isola di Capo Rizzuto, la quale aveva dotazione di armi. 5. Il Procuratore generale ha concluso, chiedendo dichiararsi l'inammissibilità di entrambi i ricorsi. Considerato in diritto 1. I ricorsi, svolgendo analoghi motivi di censura, possono essere esaminati congiuntamente. Essi sono infondati per le ragioni di seguito indicate. 2. La Prima sezione penale di questa Corte, con la sentenza n. 9148 del 01/12/2022, dep. 2023, ha annullato in parte qua la decisione con cui la Corte d'appello di Catanzaro, pur ritenendo entrambi i ricorrenti responsabili del reato di cui all'art. 416-bis cod. pen., aveva escluso l'aggravante dell'associazione armata. In particolare, la sentenza rescindente aveva censurato il fatto che, benché la Corte distrettuale avesse evidenziato gli aspetti unitari dell'associazione contestata agli imputati e «la sussistenza di un soggetto collettivo complesso, caratterizzato dalla persistente operatività, nel periodo indicato nel capo di imputazione, dei gruppi storici di 'ndrangheta, facenti capo alle famiglie AN, CO e 3 Manfredi», aveva poi escluso la sussistenza dell'aggravante in parola con riguardo ad entrambi gli imputati. La Corte di cassazione aveva altresì precisato che ciò che rileva ai fini della individuazione del carattere unitario dell'organismo criminoso non è la sussistenza o meno di una pronuncia giurisdizionale che abbia accertato l'esistenza di una federazione degli organismi territoriali della `ndrangheta, essendo invece rilevante «il carattere omogeneo e unitario dell'organismo criminoso» oggetto del processo. 3. La decisione impugnata, pronunciata in sede di rinvio, ha dato puntuale attuazione ai principi espressi dalla sentenza rescindente, mettendo in luce l'unitarietà dell'organizzazione 'ndranghetista, che pur articolata in distinti locali, è caratterizzata da modalità unitarie di gestione dei rituali di affiliazione per il conferimento delle doti di ‘ndrangheta e dalla programmazione di attività delittuose comuni. In particolare, quanto al CU, la Corte territoriale ha dato conto del fatto che egli, pur facendo parte del locale di Petilia Policastro, aveva officiato due riti di affiliazione di componenti della cosca isolitana dei CO, e altrettanto aveva fatto EV, pur appartenente alla cosca di Papanice, che ha coadiuvato DO GN ad officiare il conferimento della seconda dote di 'ndrangheta ad un componente della cosca dei CO. EV, inoltre, aveva gestito insieme a AN Claudio Papaleo, membro della cosca isolitana, le attività di estorsione ai danni della discoteca "Lotus", così dimostrando che le varie articolazioni territoriali dell'associazione 'ndranghetista, benché aventi territori di egemonia distinti, gestivano in comune le attività illecite. Sulla base di tali elementi attestanti il carattere unitario del contesto associativo, in modo coerente e consequenziale, la sentenza impugnata ha riconosciuto a carico di entrambi i ricorrenti la sussistenza dell'aggravante dell'associazione armata. Il ruolo di capo e di figura autorevole ricoperto da CU nel locale di Petilia Policastro, nonché la sua vicinanza con il locale isolitano, la piena conoscenza della dinamiche interne, attestata dalla disponibilità ad officiare riti di 'ndrangheta funzionali alla sua riorganizzazione non illogicamente sono stati ritenuti dai giudici territoriali elementi da cui desumere che egli ben fosse consapevole dalla disponibilità di armi da parte della associazione criminosa, o quantomeno che lo ignorasse per colpa. Analogamente, gli stretti rapporti esistenti tra EV e i componenti del locale isolitano dei CO, attestati dalla sua partecipazione a riti di affiliazione nonché a comuni attività estorsive sono stati correttamente valutati come dimostrativi della consapevolezza del medesimo circa la disponibilità di armi da parte dell'associazione o comunque della sua ignoranza per colpa. 4 4. Al rigetto dei ricorsi segue la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese del giudizio.
P.Q.M.
Rigetta i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali. Così è deciso nella camera di consiglio dell'il novembre 2024