Cass. pen., sez. IV, sentenza 12/12/2023, n. 7225
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Sentenza 12 dicembre 2023

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Il provvedimento analizzato è la sentenza n. 1549/2023 della Corte Suprema di Cassazione, Sezione Quarta Penale, emessa il 12 dicembre 2023. Le parti in causa hanno presentato richieste contrastanti: il ricorrente ha chiesto l'annullamento dell'ordinanza della Corte d'Appello di Napoli, che aveva rigettato la sua domanda di riparazione per ingiusta detenzione, sostenendo l'illegittimità dell'utilizzo di una conversazione intercettata come prova di colpa grave. Dall'altro lato, il Procuratore Generale ha chiesto l'annullamento con rinvio del provvedimento impugnato.

La Corte ha rigettato il ricorso, argomentando che la conversazione intercettata era utilizzabile nel giudizio di riparazione, poiché non era stata dichiarata inutilizzabile nel giudizio di merito. La Corte ha chiarito che, per la valutazione della condotta del ricorrente, possono essere considerati tutti gli elementi legittimamente utilizzabili dal giudice della cautela, anche se non utilizzabili in fasi successive del processo. Inoltre, ha sottolineato che la condotta processuale del ricorrente non poteva essere considerata colposa, ma piuttosto come un elemento che confermava il suo coinvolgimento in attività illecite. Pertanto, la Corte ha confermato la decisione della Corte d'Appello, ritenendo che la condotta del ricorrente giustificasse il rigetto della domanda di riparazione.

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Massime1

In tema di riparazione per l'ingiusta detenzione, il giudice, per valutare la sussistenza del dolo o della colpa grave, è legittimato a tener conto degli elementi fattuali ritenuti provati nel giudizio di cognizione, essendogli precluso l'esame delle sole prove espressamente dichiarate inutilizzabili dal giudice di merito, ma non di quelle ritenute implicitamente tali o irrilevanti.

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    Sul provvedimento

    Citazione :
    Cass. pen., sez. IV, sentenza 12/12/2023, n. 7225
    Giurisdizione : Corte di Cassazione
    Numero : 7225
    Data del deposito : 12 dicembre 2023

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