CASS
Sentenza 16 gennaio 2023
Sentenza 16 gennaio 2023
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. pen., sez. II, sentenza 16/01/2023, n. 1287 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 1287 |
| Data del deposito : | 16 gennaio 2023 |
Testo completo
SENTENZA sul ricorso proposto dal IZ BE nato il [...] a [...] avverso l'ordinanza resa dal Tribunale di Catanzaro il 16 giugno 2022 visti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere MARIA DANIELA BORSELLINO;
sentite le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Procuratore generale Maria SC LO, che ha chiesto dichiararsi l'inammissibilità dei ricorsi e dell'avv.Dario RI che ha insistito nei motivi di ricorso. RITENUTO IN FATTO 1.Con l'ordinanza impugnata il Tribunale di Catanzaro ha respinto l'istanza di riesame avanzato nell'interesse di ZA BE avverso l'ordinanza con cui il GIP del Tribunale di Catanzaro il 18 maggio 2022 ha disposto il sequestro preventivo del profitto del reato contestato al capo A della imputazione, pari ad euro 200.000 circa. Si contesta all'indagato di avere inconcorso con il fratello ZA LE, posto in essere il delitto di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, poiché con artifizi e raggiri ha indotto in errore la Regione Calabria,Dipartimento Agricoltura i,circa la qualità di giovane agricoltore di IZ LE, così procurandosi l'ingiusto profitto di agevolazioni in favore di nuove imprese agricole e di giovani agricoltori, cagionando un danno pari all'importo su indicato. In sintesi ZA LE, pur non svolgendo l'attività di giovane imprenditore agricolo, ha usufruito di benefici economici indebiti per diversi anni;
in particolare essendoiscritto Penale Sent. Sez. 2 Num. 1287 Anno 2023 Presidente: DI PAOLA SERGIO Relatore: BORSELLINO MARIA DANIELA Data Udienza: 16/11/2022 all'Università degli studi di Roma e frequentando con regolarità e risiedendo in quella città, non ha mai gestito direttamente l'attività agricola dell'azienda, condizione necessaria per usufruire dei contributi meglio indicati nella incolpazione provvisoria. 2.Avverso il detto provvedimento ha proposto ricorso la difesa dell'indagato ZA BE deducendo: 2.1 Violazione degli articoli 321 e 546 cod. proc.pen., 111 della Costituzione e vizio di motivazione poiché la misura reale è stata applicata in relazione al presunto reato di truffa aggravata avente ad oggetto i fondi dei programmi regionali PSR e PAC, senza neppure distinguere tra le due forme di contribuzione che presentano requisiti diversi. Nel caso in esame i fondi PSR, quantificati in 117.886,09 C , sono stati utilizzati per acquistare beni mobili registrati strumentali all'azienda, che sono agevolmente aggredibili;
tale caratteristica elide la necessità di procedere ad un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, mentre in ragione del tipo di truffa contestata si doveva procedere al sequestro diretto di beni immobili la cui conservazione avrebbe preservato qualsivoglia tipologia di danno. La prospettazione accusatoria poi si riferisce a circa 82.000 C di fondi PAC, somme che non potevano essere sottoposte a sequestro poiché questo strumento di sostegno viene concesso in ragione del possesso dei titoli e l'indagato ZA LE era in possesso dei titoli necessari per poter accedere ai fondi. A fronte di questa specifica doglianza il tribunale del riesame non ha offerto alcuna motivazione, incorrendo nel vizio di mancanza di motivazione che integra una violazione di legge. 2.2 Violazione dell'articolo 321 comma due cod. proc.pen. per mancanza del fumus boni iuris poiché oggetto del sequestro preventivo può essere qualsiasi bene purché sia anche indirettamente collegato al reato, ma nel caso di specie il tribunale non ha risposto alle doglianze difensive, adottando una motivazione per relationem a quella dell'ordinanza applicativa della misura e non ha neppure dato conto della diversità dei fondi che si sostiene essere stati acquisiti con modalità fraudolente. Osserva il ricorrente che da pagina due a pagina 5 viene riportata la motivazione della richiesta del pubblico ministero mentre da pagina 5 a pagina 9 viene riportata la motivazione dell'ordinanza del gip e non viene data alcuna considerazione alle doglianze difensive. Deduce il ricorrente che l'indagato ben poteva allontanarsi in un determinato periodo di tempo dall'azienda e risiedere a Roma, poiché non aveva nessun obbligo di presenziare sui terreni, in quanto il requisito di agricoltore in attività, richiesto per usufruire dei contributi, è soddisfatto dal semplice possesso di partita IVA attiva in campo agricolo. Inoltre l'indagato ha stipulato una polizza fideiussoria che copriva l'investimento anche nel caso di fatto illecito;
l'indagato ha inoltre realizzato tutti gli interventi, fatta eccezione per il saldo del PSR. 2.3 violazione dell'articolo 321 cod.proc.pen. per mancanza del periculum in mora in quanto il tribunale ha completamente omesso di valutare che esiste una polizza fideiussoria dell'importo complessivo del beneficio chiesto e per la durata totale 2 dell'investimento, sicché nessun danno ingiusto può configurarsi,A,ciò si aggiunge che i fondi sono stati utilizzati per acquistare beni / funzionali all'azienda e per manutenere i terreni e apportare le necessarie migliorie. CONSIDERATO IN DIRITTO 1.11 ricorso è in parte inammissibile perché deduce motivi che non sono consentiti in questa sede e in parte manifestamente infondato. Occorre infatti preliminarmente ricordare che in presenza di una misura cautelare reale questa Corte di legittimità è competente a valutare soltanto la sussistenza del vizio di violazione di legge che ricorre anche nell'ipotesi di assoluta mancanza della motivazione. Non possono pertanto essere dedotti vizi di carenza della motivazione o di contraddittorietà intrinseca della stessa che esulano dalla competenza di questa Corte. 1.1. Nel caso in esame con il secondo motivo, che per ragioni sistematiche sembra opportuno esaminare per primo, si lamenta la insussistenza di motivazione effettiva in ordine al fumus commissi delicti, ma va di contro osservato che il tribunale, dopo avere richiamato alcuni passi dell'ordinanza cautelare, ha reso una propria autonoma motivazione evidenziando che dagli accertamenti eseguiti è emerso che ZA LE non poteva ricoprire la qualifica di imprenditore agricolo attivo richiesta per la erogazione dei fondi di sostegno poiché risiedeva stabilmente a Roma / dove frequentava l'università / e non si occupava in alcun modo dell'azienda come emerge sia dalla sua prolungata assenza dalla Calabria, sia dalla circostanza che l'unica documentazione afferente alla azienda era rinvenuta nell'abitazione del fratello, sia dal tenore di alcune conversazioni intercettate. Il tribunale ha sottolineato che l'apertura della partita IVA e la stipulazione del contratto di compravendita sono tutte attività mistificatorie strumentali all'ottenimento dei fondi in questione, così come la falsa attestazione della qualifica soggettiva di imprenditore agricolo. Il predetto non svolgeva alcuna delle attività che potevano rientrare in tale nozione mantenendo il proprio centro di interessi presso la città di Roma e delegando la gestione dell'azienda al fratello BE. A pagina 9 della ordinanza il tribunale disattende le osservazioni difensive evidenziando che, a dispetto di quanto sostenuto dalla difesa, ZA LE non poteva svolgere nessuna delle funzioni riconducibili alla nozione di imprenditore agricolo e l'azienda veniva gestita esclusivamente dal fratello. Il tribunale ha sottolineato che il beneficiario delle erogazioni pubbliche non aveva i requisiti richiesti dal bando, in quanto l'azienda agricola veniva effettivamente condotta dal fratello IZ BE, come risulta dalle dichiarazioni testimoniali e dagli accertamenti effettuati, sicché non avrebbe potuto usufruire delle somme e dei contributi ricevuti. Senza dire che dal tenore del ricorso emerge che l'indagato dichiarava di essere coltivatore diretto, qualifica che comporta l'obbligo di dedicarsi direttamente e abitualmente alla coltivazione dei terreni in proprietà o in affitto e che risulta di certo incompatibile con la qualifica di studente fuori sede. 3 1.2. La prima censura deduce una doglianza inammissibile poiché non incide sulla legittimità del provvedimento di sequestro, ma sulle modalità di esecuzione della misura cautelare che stante il mancato rinvenimento del denaro provento diretto della truffa, .0, i ha avuto ad oggetto alcuni beni immobili. Nel caso di specie, peraltro, non ricorre alcuna violazione di legge poiché , stante il mancato reperimento del diretto profitto del reato costituito dalle somme erogate, è legittima l'apposizione di un vincolo a beni immobili, piuttosto che a beni mobili registrati, rispetto ai quali è maggiore l'eventuale pericolo di dispersione. 1.3 Anche la terza censura relativa alla insussistenza del periculum in mora è generica e manifestamente infondata poiché dall'esame degli atti emerge che la copia della polizza fideiussoria non è stata prodotta integralmente in sede di riesame, non copre per intero gli importi che sono stati erogati e comunque non costituisce uno strumento idoneo ad escludere, ma soltanto a contenere l'eventuale pregiudizio cagionato all'ente pubblico. Il ricorso per tali considerazioni deve ritenersi inammissibile perché deduce violazioni di legge che non ricorrono nel provvedimento impugnato. 2.Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della cassa delle ammende che si ritiene congruo liquidare in euro 3000 in regione del grado di colpa nella presentazione dell'impugnazione.
P.Q.M.
dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3000 in favore della cassa delle ammende. Roma 16 novembre 2022 il consigliere estensore Il Presidente Maria Dai, orsellino Serg AO
udita la relazione svolta dal Consigliere MARIA DANIELA BORSELLINO;
sentite le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Procuratore generale Maria SC LO, che ha chiesto dichiararsi l'inammissibilità dei ricorsi e dell'avv.Dario RI che ha insistito nei motivi di ricorso. RITENUTO IN FATTO 1.Con l'ordinanza impugnata il Tribunale di Catanzaro ha respinto l'istanza di riesame avanzato nell'interesse di ZA BE avverso l'ordinanza con cui il GIP del Tribunale di Catanzaro il 18 maggio 2022 ha disposto il sequestro preventivo del profitto del reato contestato al capo A della imputazione, pari ad euro 200.000 circa. Si contesta all'indagato di avere inconcorso con il fratello ZA LE, posto in essere il delitto di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, poiché con artifizi e raggiri ha indotto in errore la Regione Calabria,Dipartimento Agricoltura i,circa la qualità di giovane agricoltore di IZ LE, così procurandosi l'ingiusto profitto di agevolazioni in favore di nuove imprese agricole e di giovani agricoltori, cagionando un danno pari all'importo su indicato. In sintesi ZA LE, pur non svolgendo l'attività di giovane imprenditore agricolo, ha usufruito di benefici economici indebiti per diversi anni;
in particolare essendoiscritto Penale Sent. Sez. 2 Num. 1287 Anno 2023 Presidente: DI PAOLA SERGIO Relatore: BORSELLINO MARIA DANIELA Data Udienza: 16/11/2022 all'Università degli studi di Roma e frequentando con regolarità e risiedendo in quella città, non ha mai gestito direttamente l'attività agricola dell'azienda, condizione necessaria per usufruire dei contributi meglio indicati nella incolpazione provvisoria. 2.Avverso il detto provvedimento ha proposto ricorso la difesa dell'indagato ZA BE deducendo: 2.1 Violazione degli articoli 321 e 546 cod. proc.pen., 111 della Costituzione e vizio di motivazione poiché la misura reale è stata applicata in relazione al presunto reato di truffa aggravata avente ad oggetto i fondi dei programmi regionali PSR e PAC, senza neppure distinguere tra le due forme di contribuzione che presentano requisiti diversi. Nel caso in esame i fondi PSR, quantificati in 117.886,09 C , sono stati utilizzati per acquistare beni mobili registrati strumentali all'azienda, che sono agevolmente aggredibili;
tale caratteristica elide la necessità di procedere ad un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente, mentre in ragione del tipo di truffa contestata si doveva procedere al sequestro diretto di beni immobili la cui conservazione avrebbe preservato qualsivoglia tipologia di danno. La prospettazione accusatoria poi si riferisce a circa 82.000 C di fondi PAC, somme che non potevano essere sottoposte a sequestro poiché questo strumento di sostegno viene concesso in ragione del possesso dei titoli e l'indagato ZA LE era in possesso dei titoli necessari per poter accedere ai fondi. A fronte di questa specifica doglianza il tribunale del riesame non ha offerto alcuna motivazione, incorrendo nel vizio di mancanza di motivazione che integra una violazione di legge. 2.2 Violazione dell'articolo 321 comma due cod. proc.pen. per mancanza del fumus boni iuris poiché oggetto del sequestro preventivo può essere qualsiasi bene purché sia anche indirettamente collegato al reato, ma nel caso di specie il tribunale non ha risposto alle doglianze difensive, adottando una motivazione per relationem a quella dell'ordinanza applicativa della misura e non ha neppure dato conto della diversità dei fondi che si sostiene essere stati acquisiti con modalità fraudolente. Osserva il ricorrente che da pagina due a pagina 5 viene riportata la motivazione della richiesta del pubblico ministero mentre da pagina 5 a pagina 9 viene riportata la motivazione dell'ordinanza del gip e non viene data alcuna considerazione alle doglianze difensive. Deduce il ricorrente che l'indagato ben poteva allontanarsi in un determinato periodo di tempo dall'azienda e risiedere a Roma, poiché non aveva nessun obbligo di presenziare sui terreni, in quanto il requisito di agricoltore in attività, richiesto per usufruire dei contributi, è soddisfatto dal semplice possesso di partita IVA attiva in campo agricolo. Inoltre l'indagato ha stipulato una polizza fideiussoria che copriva l'investimento anche nel caso di fatto illecito;
l'indagato ha inoltre realizzato tutti gli interventi, fatta eccezione per il saldo del PSR. 2.3 violazione dell'articolo 321 cod.proc.pen. per mancanza del periculum in mora in quanto il tribunale ha completamente omesso di valutare che esiste una polizza fideiussoria dell'importo complessivo del beneficio chiesto e per la durata totale 2 dell'investimento, sicché nessun danno ingiusto può configurarsi,A,ciò si aggiunge che i fondi sono stati utilizzati per acquistare beni / funzionali all'azienda e per manutenere i terreni e apportare le necessarie migliorie. CONSIDERATO IN DIRITTO 1.11 ricorso è in parte inammissibile perché deduce motivi che non sono consentiti in questa sede e in parte manifestamente infondato. Occorre infatti preliminarmente ricordare che in presenza di una misura cautelare reale questa Corte di legittimità è competente a valutare soltanto la sussistenza del vizio di violazione di legge che ricorre anche nell'ipotesi di assoluta mancanza della motivazione. Non possono pertanto essere dedotti vizi di carenza della motivazione o di contraddittorietà intrinseca della stessa che esulano dalla competenza di questa Corte. 1.1. Nel caso in esame con il secondo motivo, che per ragioni sistematiche sembra opportuno esaminare per primo, si lamenta la insussistenza di motivazione effettiva in ordine al fumus commissi delicti, ma va di contro osservato che il tribunale, dopo avere richiamato alcuni passi dell'ordinanza cautelare, ha reso una propria autonoma motivazione evidenziando che dagli accertamenti eseguiti è emerso che ZA LE non poteva ricoprire la qualifica di imprenditore agricolo attivo richiesta per la erogazione dei fondi di sostegno poiché risiedeva stabilmente a Roma / dove frequentava l'università / e non si occupava in alcun modo dell'azienda come emerge sia dalla sua prolungata assenza dalla Calabria, sia dalla circostanza che l'unica documentazione afferente alla azienda era rinvenuta nell'abitazione del fratello, sia dal tenore di alcune conversazioni intercettate. Il tribunale ha sottolineato che l'apertura della partita IVA e la stipulazione del contratto di compravendita sono tutte attività mistificatorie strumentali all'ottenimento dei fondi in questione, così come la falsa attestazione della qualifica soggettiva di imprenditore agricolo. Il predetto non svolgeva alcuna delle attività che potevano rientrare in tale nozione mantenendo il proprio centro di interessi presso la città di Roma e delegando la gestione dell'azienda al fratello BE. A pagina 9 della ordinanza il tribunale disattende le osservazioni difensive evidenziando che, a dispetto di quanto sostenuto dalla difesa, ZA LE non poteva svolgere nessuna delle funzioni riconducibili alla nozione di imprenditore agricolo e l'azienda veniva gestita esclusivamente dal fratello. Il tribunale ha sottolineato che il beneficiario delle erogazioni pubbliche non aveva i requisiti richiesti dal bando, in quanto l'azienda agricola veniva effettivamente condotta dal fratello IZ BE, come risulta dalle dichiarazioni testimoniali e dagli accertamenti effettuati, sicché non avrebbe potuto usufruire delle somme e dei contributi ricevuti. Senza dire che dal tenore del ricorso emerge che l'indagato dichiarava di essere coltivatore diretto, qualifica che comporta l'obbligo di dedicarsi direttamente e abitualmente alla coltivazione dei terreni in proprietà o in affitto e che risulta di certo incompatibile con la qualifica di studente fuori sede. 3 1.2. La prima censura deduce una doglianza inammissibile poiché non incide sulla legittimità del provvedimento di sequestro, ma sulle modalità di esecuzione della misura cautelare che stante il mancato rinvenimento del denaro provento diretto della truffa, .0, i ha avuto ad oggetto alcuni beni immobili. Nel caso di specie, peraltro, non ricorre alcuna violazione di legge poiché , stante il mancato reperimento del diretto profitto del reato costituito dalle somme erogate, è legittima l'apposizione di un vincolo a beni immobili, piuttosto che a beni mobili registrati, rispetto ai quali è maggiore l'eventuale pericolo di dispersione. 1.3 Anche la terza censura relativa alla insussistenza del periculum in mora è generica e manifestamente infondata poiché dall'esame degli atti emerge che la copia della polizza fideiussoria non è stata prodotta integralmente in sede di riesame, non copre per intero gli importi che sono stati erogati e comunque non costituisce uno strumento idoneo ad escludere, ma soltanto a contenere l'eventuale pregiudizio cagionato all'ente pubblico. Il ricorso per tali considerazioni deve ritenersi inammissibile perché deduce violazioni di legge che non ricorrono nel provvedimento impugnato. 2.Alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della cassa delle ammende che si ritiene congruo liquidare in euro 3000 in regione del grado di colpa nella presentazione dell'impugnazione.
P.Q.M.
dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 3000 in favore della cassa delle ammende. Roma 16 novembre 2022 il consigliere estensore Il Presidente Maria Dai, orsellino Serg AO