Cass. pen., sez. II, sentenza 23/05/2014, n. 33690
CASS
Sentenza 23 maggio 2014

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Massime1

La Corte di appello, qualora intenda riformare "in peius" una sentenza assolutoria, emessa all'esito di giudizio abbreviato, non è obbligata alla rinnovazione dell'istruzione dibattimentale per l'audizione dei testimoni ritenuti dal primo giudice inattendibili. (In motivazione la Corte ha affermato che l'esigenza della necessaria rinnovazione istruttoria - in base all'art. 6 CEDU, così come interpretato dalla sentenza della Corte Europea dei diritti dell'uomo del 5 luglio 2011, nel caso Dan c/Moldavia - sussiste soltanto nel caso di prova assunta oralmente dal primo giudice e non quando l'imputato, con la scelta del rito abbreviato, abbia rinunziato alle garanzie dell'oralità e del contraddittorio).

Commentari4

  • 1Corte di cassazione
    https://www.eius.it/articoli/

    RITENUTO IN FATTO 1. Con sentenza del 28 novembre 2014, la Corte di appello di Roma, in accoglimento dell'appello del Pubblico Ministero e in riforma della sentenza assolutoria pronunciata a seguito di giudizio abbreviato dal Tribunale di Latina, ha dichiarato Antonio P. responsabile delle condotte di usura in danno di Salvatore P., contestate ai capi 49 e 50 del capo di imputazione e lo ha condannato alla pena sospesa di un anno e sei mesi di reclusione ed euro 4.200 di multa, oltre al risarcimento dei danni in favore della parte civile, nella misura da liquidarsi in separato giudizio. Il Tribunale aveva assolto il P. con la formula "perché il fatto non sussiste" ritenendo insufficiente …

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  • 2Corte di cassazione
    https://www.eius.it/articoli/ · 20 aprile 2017

    RITENUTO IN FATTO 1. Con sentenza del 28 novembre 2014, la Corte di appello di Roma, in accoglimento dell'appello del Pubblico Ministero e in riforma della sentenza assolutoria pronunciata a seguito di giudizio abbreviato dal Tribunale di Latina, ha dichiarato Antonio P. responsabile delle condotte di usura in danno di Salvatore P., contestate ai capi 49 e 50 del capo di imputazione e lo ha condannato alla pena sospesa di un anno e sei mesi di reclusione ed euro 4.200 di multa, oltre al risarcimento dei danni in favore della parte civile, nella misura da liquidarsi in separato giudizio. Il Tribunale aveva assolto il P. con la formula "perché il fatto non sussiste" ritenendo insufficiente …

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    Redazione Altalex · https://www.altalex.com/ · 4 novembre 2016

Sul provvedimento

Citazione :
Cass. pen., sez. II, sentenza 23/05/2014, n. 33690
Giurisdizione : Corte di Cassazione
Numero : 33690
Data del deposito : 23 maggio 2014

Testo completo