Cass. pen., sez. VI, sentenza 04/10/1999, n. 13294
CASS
Sentenza 4 ottobre 1999

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L'art. 580 cod. proc. pen. detta una regola valida in ogni caso di proposizione di mezzi di impugnazione diversi, sia che il ricorso per cassazione riguardi profili di violazione di legge sia questioni che attengano al vizio di motivazione, avendo la funzione, squisitamente processuale, di evitare una molteplicità di pronunce, eventualmente contrastanti, emesse in sede di impugnazione. La norma va applicata anche in caso di inammissibilità del ricorso per cassazione, quando il ricorso stesso implichi valutazioni di merito, come pure nella ipotesi che si tratti di ricorso per cassazione del pubblico ministero avverso una sentenza di condanna pronunciata con il rito abbreviato.

L'attenuante della "collaborazione" di cui all'art. 73, settimo comma, del d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, non può essere riconosciuta nel caso in cui il dichiarante si sia limitato a confermare fatti che già sono stati riferiti da altro "collaborante", ne' può essere concessa qualora le dichiarazioni, pur rispondenti ai requisiti di cui al comma 7 cit., consentano di sgominare una organizzazione criminosa dedita a traffici di sostanze stupefacenti, quando tali dichiarazioni riguardino fatti in relazione ai quali non sia ravvisabile alcuna connessione con quelli di cui al giudizio in corso.

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 580 cod. proc. pen., per contrasto con gli artt. 3, 24, secondo comma, e 25, primo comma, cost. La disposizione, che impone, nell'ipotesi considerata, la conversione del ricorso per cassazione in appello è tutt'altro che irragionevole, avendo lo scopo di evitare la molteplicità di giudizi sulle stesse questioni e si ispira, palesemente, non solo a criteri di economia e concentrazione processuale, ma anche alla finalità di evitare giudicati contrastanti. D'altra parte, la norma non comporta alcuna lesione del diritto di difesa, essendo pienamente garantito tale diritto nel giudizio di appello al quale l'imputato partecipa anche nel caso in cui sia convertito il ricorso per cassazione proposto dal pubblico ministero, ne' implica una violazione del principio della sottoposizione al giudice naturale, perché la disposizione diviene operativa in virtù di un criterio prestabilito dalla legge.

In ipotesi di conversione del ricorso per cassazione in appello, prevista dall'art. 580 cod. proc. pen., devono essere osservate le norme che disciplinano il giudizio di appello: non deve, pertanto, la corte di merito, limitarsi a effettuare il solo "iudicium rescindens", come avviene nel giudizio di Cassazione, ma la sua cognizione deve estendersi anche al riesame del merito e quindi al "iudicium rescissorium", secondo le disposizioni di cui agli artt. 593 ss. cod. proc. pen., e pertanto secondo le regole tipiche che governano i poteri cognitivi del giudice di appello.

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Sul provvedimento

Citazione :
Cass. pen., sez. VI, sentenza 04/10/1999, n. 13294
Giurisdizione : Corte di Cassazione
Numero : 13294
Data del deposito : 4 ottobre 1999

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