Sentenza 1 luglio 2003
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. civ., sez. IV lav., sentenza 01/07/2003, n. 10316 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 10316 |
| Data del deposito : | 1 luglio 2003 |
Testo completo
Aula "A" 11 0 316 / 03 REPUBBLICA ITALIANA In nome del popolo italia Davoro Composta dai Magistrati: -R.G.16503/01 -Cron. 23063 Mercurio Presidente Ettore Bruno Battimiello Rel. Consigliere -Rep. -Ud.
7.3.2003 Florindo Minichiello Gabriella Coletti " Oggetto: NI Amoroso ་་ - Lavoro ha pronunciato la seguente SENTENZA sul ricorso proposto da giusta procura speciale a AR CO, difesa gine del ricorso dall'avv. Luigi Navach di Bari, con domi- cilio eletto in Roma, via Archimede n. 39 presso l'avv. Giancarlo Cristallini (deceduto) ricorrente
contro
MINISTERO DELL'INTERNO, in persona del Ministro p.t., difeso dall'Avvocatura Generale dello Stato con domicilio in Roma, via dei Portoghesi n. 12 controricorrente 1370 per l'annullamento della sentenza della Corte d'Appello di Bari n° 160/2001 in data 6/13 marzo 2001 (R.G. 1322/00). Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 7 marzo 2003 dal cons. Bruno Battimiello;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Orazio Frazzini, che ha concluso per il rigetto del ricorso. Вы C 2 Svolgimento del processo Con ricorso depositato il 18 luglio 1997, la sig. CO Corvasce, sostenendo di avere i requisiti di invalidità necessari per la fruizione dell'assegno di invalidità, chiedeva Tribunale di Trani la condanna del Ministero dell'Internoal all'erogazione di questa provvidenza. Il giudice adito accoglieva la domanda, ma con decorrenza soltanto dal 1° ottobre 1999, avendo accertato che i requisiti suddetti erano sopravvenuti in corso di causa, e condannava il Ministero al pagamento delle spese processuali. Su ricorso dello stesso Ministero, dolutosi della condanna alle spese, la Corte d'appello di Bari, con la sentenza indicata riformava la decisione appellata e disponeva lain epigrafe, compensazione delle spese del giudizio di primo grado, parte privata era risultata parzialmente osservando che la l'accertata sopravvenienza del requisitosoccombente, per sanitario soltanto in corso di causa. Del pari compensava, per la sussistenza di giusti motivi, le spese del giudizio di Він appello. partePer la cassazione di questa sentenza ricorre la privata, per un unico motivo, variamente articolato, cui resiste il Ministero con controricorso. 3 Motivi della decisione Parte ricorrente denuncia, in una con vizi di motivazione, la violazione degli artt. 91 cod. proc. civ. e 149, disp. att., stesso codice, nonché dell'art. 1 del Protocollo n. 1 della Convenzione europea per la difesa dei diritti dell' Uomo e delle Libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, ratificata e resa esecutiva in Italia con legge 4 agosto 1955, n. 848. Osserva che il combinato disposto delle prime due norme - 241 alla stregua dei principi di cui all'art. interpretato secondo comma, Cost., del rilievo che il giudizio in materia di previdenza ed assistenza obbligatorie non ha natura impugnatoria di provvedimenti amministrativi di diniego della prestazione, ma accertamento del rapporto e, infine, del principio didi Він gratuità, per la parte privata, di tale giudizio, emergente dall'art. 152, disp. att., cod. proc. civ. induce a ritenere irrilevante, ai fini della valutazione della soccombenza, il momento della decorrenza della prestazione stessa, una volta stabilita l'effettiva sussistenza del relativo diritto, incoerente essendo con questo accertamento la previsione dell'impossibilità, per la parte vittoriosa, di riversare l'onere economico del processo sulla controparte, la cui resistenza ha reso necessario il ricorso al giudice. Aggiunge, poi, che una siffatta impossibilità arrecherebbe un vulnus al diritto, garantito alla parte vittoriosa dalla sopra citata normativa convenzionale, al godimento sereno dei suoi beni>>, nella dimensione al medesimo conferita dalla giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, la quale ogni entrata futura, legittimamentesecondo 4 rivendicabile, integra gli estremi di un possesso tutelabile alla stregua della normativa stessa. Le esposte censure sono prive di fondamento. La parte che agisca in giudizio per far valere il diritto ad una prestazione previdenziale o assistenziale, assumendo che i relativi fatti costitutivi esistono fin dal momento della presentazione della domanda giudiziale о da epoca ad essa anteriore, rimane, rispetto a tale assunto, sicuramente soccombente quante volte sia accertato che l'esistenza stessa si è perfezionata soltanto in un momento successivo. Non rileva in contrario che le controversie in materia di previdenza ed assistenza obbligatoria şi caratterizzino, anche quando richiedono lo svolgimento di un preventivo procedimento amministrativo, per la loro strumentalità ad un giudizio finale sul rapporto e non sull'atto. Вы E' vero, infatti, che l'esclusione della funzione meramente impugnatoria impedisce che il giudice si limiti allo scrutinio di legittimità dell'atto amministrativo di diniego della prestazione, con riguardo alla situazione esistente al momento dell'atto stesso, e gli impone, invece, di tenere conto anche dei fatti costitutivi verificatisi in epoca successiva e perfino nel corso del giudizio;
ma è ugualmente vero che la postulazione giudiziale di illegittimità del diniego della prestazione é espressione di un petitum avente ad oggetto un rapporto di durata maggiore (perché implicitamente ne è allegato l'insorgere già al momento suddetto) di quello poi accertato dal giudice per effetto di tali sopravvenienze, ragion per cui è innegabile che il bene della vita effettivamente ottenuto si caratterizza in termini diversi e ridotti rispetto a quello postulato. 5 La situazione che ne segue è già stata esaminata dalla giurisprudenza della Corte, che, in quest'ordine di idee, l'ha ricondotta ad un tipico fenomeno di soccombenza reciproca. èInvero, con sentenza 27 novembre 1997 n. 11997, si stabilito che è censurabile in sede di legittimità il diniego di compensazione delle spese processuali, nel caso in cui la pronuncia di merito abbia pretermesso di valutare la reciproca parziale soccombenza, implicita ogniqualvolta l'aggravamento di cui all'art. 149 disp. att. cod. proc. civ., per il diritto alla previdenziale, sia insortoprestazione nel corso del Він procedimento. Reputa il Collegio di dovere dare continuità a questo orientamento che affida le sue ragioni ultime ad una corretta nozione della soccombenza>>, nella quale ravvisa non una stereotipa ripetizione dell'obsoleto principio victus victori, ma un'applicazione di quello di causalità, che vuole non esente da onere delle spese la parte che col suo comportamento antigiuridico (per la trasgressione delle norme di diritto sostanziale) abbia provocato la necessità del processo. inopportuno ricordare che la stessa teoria Non secondo cui il giudizio come tradizionale mezzo di attuazione della volontà della legge che garantisce ad alcuno un bene, non può che condurre al riconoscimento di questo bene non si struttura affatto nella maggiore possibile integrità>> - come dogma della gratuità del processo per chi vi consegue un risultato utile, ma viene temperata dall'affermazione che per aversi condanna nelle spese occorre che si sia resa necessaria la lite per parte del vinto>>, con un implicito, ma non per questo meno evidente, richiamo al profilo della causalità. 6 Orbene, al lume di queste considerazioni, è incontestabile che non è priva di responsabilità, rilevante sul piano causale, la parte privata la quale si determini a pretendere dal competente organismo erogatore una provvidenza assistenziale allorché non sia ancora in possesso dei requisiti di legge e ad intraprendere, dopo essersi visto opporre un legittimo rifiuto nella sede amministrativa, la via giudiziale il cui inizio si a sua volta, per la persistente mancanza dei caratterizzi, requisiti stessi, sì da giustificare la resistenza almeno iniziale della controparte. Ne consegue che questa responsabilità, non meno di quella gravante sulla controparte che abbia infondatamente perseverato nella sua resistenza, pur dopo l'utile (per l'attore) sopravvenienza dei requisiti originariamente carenti, non esime da onere di spese giudiziali e determina la condizioni di reciprocità della soccombenza. BIT Posta la questione nei termini così sintetizzati, appare del tutto inconferente qualsiasi richiamo all'art. 152 disp. att. cod. proc. civ., che fa eccezione al principio della causalità nel limitato senso di impedire la condanna in favore dell'ente erogatore della provvidenza, non in quello di dovere sempre recuperare da questo le spese processuali, ossia anche in corresponsabilità nell'avvio delcaso di dell'assicurato processo (v. Cass. 13 aprile 1995 n.4234). Così come è fuori luogo il riferimento alla protezione che la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo accorda al patrimonio, anche nella dimensione potenziale, poiché si tratta di una tutela che nulla toglie all'estensione del principio per cui non si può pretendere la piena gratuità del processo quando se ne sia corresponsabili. 7 In conclusione, il ricorso deve essere rigettato. La peculiarità delle questioni prospettate lo sottrae all'area della manifesta infondatezza e della temerarietà, ossia di operatività delle condizioni che, attesa la natura della controversia, potrebbero giustificare la condanna della parte privata al rimborso delle spese di questo giudizio di legittimità.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso. Nulla per le spese. Così deciso, in Roma, il 7 marzo 2003 uto IL PRESIDENTE Ettre C IL CONSIGLIERE EST. Bun Bakimich IL CANCELLIERE toff Cauco Depositato in Cancellarla oggi, 1 LUG. 2003 A S I S D 3 A - , 3 T 0 , 5 IL CANCELLIERE O ANCEY! 1 L A : . L S E T N O P R B чамса S A I 3 I ' 7 D L N - L 8 A G E - T O 1 D S 1 A I O S D P E N E M E , I G S O G A I R E D A T E S E I O T G A T E N E T I R E T S R E I E D D O 0 08