Sentenza 6 marzo 2001
Massime • 1
Ai fini della competenza, affinché una questione pregiudiziale possa trasformarsi in una causa pregiudiziale, non è sufficiente che vi sia esplicita richiesta delle parti ex art. 34 cod. proc. civ., ma è necessario che l'istante abbia un interesse a far valere l'accertamento con efficacia autonoma, anche al di fuori del giudizio in corso. Ed infatti la questione pregiudiziale idonea ad incidere sulla competenza del giudice adito, ai sensi dell'art. 34 cod. proc. civ., postula non solo che sia investito un punto costituente un antecedente logico necessario, di fatto o di diritto, rispetto alla decisione principale, ma anche che tale punto assuma rilievo autonomo, in quanto destinato a proiettare le sue conseguenze giuridiche, oltre che sul rapporto controverso, su altri rapporti, al di fuori della causa, con la formazione della cosa giudicata, a tutela di un interesse che trascende quello inerente alla soluzione della controversia nel cui ambito la questione è stata sollevata. Più in particolare, in tema di questioni pregiudiziali, occorre distinguere quelle che sono tali soltanto in senso logico in quanto investono circostanze che rientrano nel fatto costitutivo del diritto dedotto in causa e devono essere necessariamente decise "incidenter tantum", e questioni pregiudiziali in senso tecnico che concerne circostanze distinte ed indipendenti dal dedotto fatto costitutivo, del quale, tuttavia, rappresentano un presupposto giuridico, e che possono dare luogo ad un giudizio autonomo, con la conseguenza che la formazione della cosa giudicata sulla pregiudiziale in senso tecnico può aversi, unitamente a quella sul diritto dedotto in lite, solo in presenza di espressa domanda di parte indirizzata alla soluzione della questione stessa (Nella specie, la Suprema Corte ha escluso che costituisse una questione pregiudiziale nel senso sopra indicato, la domanda riconvenzionale formulata, nel corso di un giudizio di divisione ereditaria, da parte di uno dei condividenti, di accertamento della sussistenza della sua qualità di mezzadro in relazione ad uno dei fondi rustici oggetto di divisione).
Commentario • 1
- 1. Nullità rilevata d’ufficio: gli effetti del giudicato implicito esternoAccesso limitatoSara De Marco · https://www.altalex.com/ · 8 ottobre 2013
Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. civ., sez. III, sentenza 06/03/2001, n. 3248 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 3248 |
| Data del deposito : | 6 marzo 2001 |
Testo completo
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
Dott. MANFREDO GROSSI Presidente
Dott. ANTONIO LIMONGELLI Consigliere
Dott. MICHELE LO PIANO Consigliere
Dott. BRUNO DURANTE Consigliere
Dott. MARIO FINOCCHIARO rel. Consigliere
ha pronunciato la seguente:
S E N T E N Z A
sul ricorso per
REGOLAMENTO DI COMPETENZA
richiesto d'ufficio dal Tribunale di Trani, sezione specializzata agraria, con ordinanza 2 dicembre 1999, nella causa (R.G. 469/99) tra:
AS CO RO + 26
e
US CO + 11
Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del 7 novembre 2000 dal Relatore Cons. Mario Finocchiaro;
Lette le conclusioni del P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. Orazio Frazzini, che ha concluso chiedendo per la declaratoria di competenzadel tribunale di Trani in composizione ordinaria.
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con atto 11 luglio 1999 US SE e altri convenivano in giudizio, innanzi al tribunale di Trani, US CO e altri. Chiedevano gli attori che, dichiarate aperte le successioni in morte di US IA e US NI, l'adito tribunale procedesse alla divisione di tutti i beni ereditari da queste relitti previa loro valutazione e determinazione delle porzioni spettanti a ciascun erede ed a ciascuna stirpe, disponendo, in caso di accertata indivisibilità, la vendita dei beni rispetto ai quali nessuno degli eredi si fosse avvalso del diritto di prelazione.
Radicatosi il contraddittorio i convenuti costituiti non si opponevano alla divisione dei beni ereditari.
Sorti, tra i condividenti, contrasti sulle modalità della vendita degli immobili il tribunale adito con ordinanza 15 gennaio 1999 rimetteva la causa innanzi allo stesso tribunale, sezione specializzata agraria, quale giudice competente a decidere anche sulla domanda principale di scioglimento della comunione, ex artt. 34 e 36 c.p.c., avendo in precedenza uno dei condividenti e, in particolare, US CO proposto domanda riconvenzionale tesa ad accertare la sussistenza di un rapporto agrario relativamente a due fondi rustici in agro di Trani, e di Barletta, da lui condotti in mezzadria, con attribuzione in suo favore degli stessi, ai sensi dell'art. 720 c.c. Riassunto il giudizio innanzi alla sezione specializzata agraria quest'ultima con ordinanza 2 dicembre 1999 ha richiesto il regolamento di competenza di ufficio.
Le parti private non hanno svolto attività difensiva, in questa sede.
Il P.G. ha chiesto l'accoglimento del ricorso con declaratoria della competenza del tribunale di Trani in composizione ordinaria. MOTIVI DELLA DECISIONE
1. Il tribunale di Trani, in composizione ordinaria, investito della domanda di scioglimento di una comunione ereditaria ha declinato la propria competenza a conoscere della stessa, indicando come competente la sezione specializzata agraria presso lo stesso tribunale, sul rilievo - assorbente - che uno dei convenuti aveva formulato domanda riconvenzionale, diretta all'accertamento della propria qualità di mezzadro, relativamente a due fondi, oggetto della divisione, siti in agro di Trani e Barletta.
2. Riassunto il giudizio innanzi al giudice indicato come competente quest'ultimo, con ordinanza 2 dicembre 1999 ha sollevato conflitto di competenza sulla base dei seguenti rilievi:
a) in una fattispecie pressoché identica alla presente la Suprema Corte ha statuito che ove in un giudizio di divisione uno dei condividenti, al fine di ottenere l'assegnazione di un fondo rustico deduca anche la sua qualità di coltivatore diretto del medesimo e le altre parti contestino tale qualità, la questione che si configura al riguardo non è idonea, dato lo scopo cui è preordinata la deduzione, a mutare la natura della azione che rimane quella di divisione giudiziale e, pertanto, non va devoluta alla cognizione della sezione specializzata agraria, bensì deve essere esaminata incideter tantum dal giudice competente (Cass. 12 dicembre 1980, n. 6401);
b) affinché una questione pregiudiziale possa trasformarsi in causa pregiudiziale, suscettibile di comportare il trasferimento dell'intero giudizio al giudice funzionalmente competente a trattare la questione pregiudiziale non è sufficiente che vi sia l'esplicita richiesta di una delle parti, ma è necessario che l'istante abbia un interesse a far valere l'accertamento incidentale con efficacia autonoma, anche al di fuori del giudizio (Cass. 5 agosto 1998, n. 7691), mentre nella specie US CO non ha alcun interesse giuridicamente rilevante a far valere la richiesta pronuncia di accertamento al di fuori del presente giudizio;
c) l'art. 34 c.p.c., invocato dal tribunale in composizione ordinaria per declinare la propria competenza prevede il trasferimento dell'intero giudizio al giudice "superiore" funzionalmente competente, mentre nel caso in esame il procedimento è stato trasferito a un giudice di pari grado.
3. La proposta istanza è fondata, e meritevole di accoglimento, alla luce delle considerazioni che seguono.
Giusta quanto assolutamente pacifico in giurisprudenza, affinché una questione pregiudiziale possa trasformarsi in una causa pregiudiziale non è sufficiente che vi sia esplicita richiesta di una delle parti ex art. 34 c.p.c., ma è necessario che l'istante abbia un interesse a far valere l'accertamento con efficacia autonoma, anche al di fuori del giudizio in corso (Cass., 5 agosto 1998, n. 7691). In altri termini, la questione pregiudiziale idonea ad incidere sulla competenza del giudice adito, ai sensi dell'art. 34 c.p.c., postula non solo che sia investito un punto costituente un antecedente logico necessario, di fatto o di diritto, rispetto alla decisione della controversia principale, ma anche che tale punto assuma rilievo autonomo, in quanto destinato a proiettare le sue conseguenze giuridiche, oltre il rapporto controverso, su altri rapporti, ai di fuori della causa, con la formazione della cosa giudicata a tutela di un interesse che trascende quello inerente alla soluzione della controversia nel cui ambito la questione è stata sollevata (Cass., 1 aprile 1995, n. 3839; Cass., 29 aprile 1993, n. 5086). In particolare, in tema di questioni pregiudiziali, occorre distinguere quelle che sono tali soltanto in senso logico in quanto investono circostanze che rientrano nel fatto costitutivo del diritto dedotto in causa e devono essere necessariamente decise incidenter tantum e questioni pregiudiziali in senso tecnico che concernono circostanze distinte ed indipendenti dal detto fatto costitutivo, del quale, tuttavia, rappresentano un presupposto giuridico, e che possono dare luogo ad un giudizio autonomo, con la conseguenza che la formazione della cosa giudicata sulla pregiudiziale in senso tecnico può aversi, unitamente a quella sul diritto dedotto in lite, solo in presenza di espressa domanda da parte di soluzione della questione stessa (Cass., 13 aprile 1995, n. 4229). Non controverso quanto precede si osserva che nella specie US CO, condividente dei beni relitti in morte di US IA e US NI, ha chiesto l'accertamento della propria qualità di mezzadro, relativamente a due fondi oggetto del giudizio di divisione, ai fini e per gli effetti di cui all'art. 720 c.c., ossia perché il giudice della divisione - ritenuta la non comoda divisibilità di tali fondi - li attribuisca per l'intero ad esso concludente.
È palese, pertanto, che l'accertamento richiesto implica una questione "pregiudiziale" solo in senso logico, e non anche come indispensabile perché operi la traslatio judicii in senso tecnico. Come osservato sopra, infatti, che la "domanda", spiegata da US CO, di accertamento della titolarità, in capo ad esso concludente, della qualità di "mezzadro" di [alcuni] terreni in discussione è volta esclusivamente a dimostrare la sussistenza delle condizioni che giustificano la assegnazione per l'intero - da parte del giudice della divisione - dei fondi in discussione con addebito dell'eccedenza ad esso US CO.
Si è a fronte, pertanto, ad una pretesa che investe in via esclusiva circostanze rientranti nel fatto costitutivo del diritto dedotto in causa - l'esercizio del diritto di divisione dei beni comuni con assegnazione per l'intero ad esso US di alcuni cespiti non comodamente divisibili - da verificarsi esclusivamente incideter tantum.
Certa, da un lato, la competenza del tribunale in composizione ordinaria a conoscere della domanda di divisione, non controverso, dall'altro, che non sussistono le condizioni di legge perché sia accertato, con efficacia di giudicato, dalla sezione specializzata agraria, l'esistenza di un rapporto di mezzadria di cui sia titolare il US nei confronti dei terreni meglio descritti in atti, è palese - concludendo sul punto - che deve dichiararsi la competenza del tribunale ordinario di Trani a conoscere della controversia (Per una fattispecie analoga, cfr., sempre nello stesso senso, Cass. 12 dicembre 1980 n. 6401).
P.Q.M.
La Corte,
dichiara la competenza del tribunale di Trani in composizione ordinaria.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della terza sezione civile della Corte di cassazione, il 7 novembre 2000. Depositato in Cancelleria il 6 marzo 2001