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Sentenza 29 maggio 2024
Sentenza 29 maggio 2024
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. pen., sez. I, sentenza 29/05/2024, n. 21165 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 21165 |
| Data del deposito : | 29 maggio 2024 |
Testo completo
SENTENZA sul ricorso proposto da: KA NO nato il [...] avverso l'ordinanza del 23/02/2023 del TRIB. SORVEGLIANZA di BOLOGNA udita la relazione svolta dal Consigliere GAETANO DI GIURO;
lette/sentite le conclusioni del PG Penale Sent. Sez. 1 Num. 21165 Anno 2024 Presidente: ROCCHI GIACOMO Relatore: DI GIURO GAETANO Data Udienza: 06/02/2024 Letta la requisitoria della dott.ssa Lucia Odello, Sostituto Procuratore generale della Repubblica presso la Corte di cassazione, con la quale è stata chiesta la declaratoria di inammissibilità del ricorso. RILEVATO IN FATTO 1. Con l'ordinanza in epigrafe il Tribunale di sorveglianza di Bologna ha rigettato l'appello avverso il provvedimento con cui in data 21/09/2022 il Magistrato di sorveglianza di Bologna applicava nei confronti di AD DU, dopo avere rigettato l'eccezione di nullità della notifica e rilevato l'attuale pericolosità sociale, la misura di sicurezza dell'espulsione dallo Stato disposta a carico del predetto con le sentenze della Corte di appello di Bologna in data 12/07/2016 e 12/05/2017. 2. Avverso tale ordinanza DU, tramite il proprio difensore, ricorre per cassazione, lamentando violazione dell'art. 159 cod. proc. pen. e vizio di motivazione in ordine alla ritenuta applicabilità del rito degli irreperibili, a fronte di dati dai quali emergeva l'esistenza di un domicilio in Italia, nel quale avrebbe dovuto essere effettuata la notifica. Osserva la difesa che il decreto di irreperibilità emesso dal Magistrato di sorveglianza di Bologna il 17/11/2020 non poteva ritenersi attuale nel 2022, poiché superato non solo dalla partecipazione di DU al processo mediante presenza diretta in udienza (il 22/09/2021) ma, soprattutto, dall'esistenza di notizia certa del suo domicilio in Italia, in Caste' San Giovanni (PC), via dei Pellegrini n. 6, confermata dalla documentazione processuale allegata al processo. Rileva, ancora, che, qualora DU fosse stato dichiarato reperibile, il Magistrato di Sorveglianza e il Tribunale di sorveglianza avrebbero potuto prendere in considerazione le istanze di attualizzazione della pericolosità sociale e di approfondimento istruttorio avanzate dalla difesa e dall'Uepe di Reggio Emilia;
e che anche sotto tale profilo la motivazione risulta carente. Insiste, pertanto, per l'annullamento dell'ordinanza impugnata. CONSIDERATO IN DIRITTO 1. Il ricorso è inammissibile per manifesta infondatezza, oltre che aspecificità. Invero, il Tribunale di sorveglianza di Bologna ha correttamente messo in luce (richiamando l'ordinanza del 22/11/2022 di rigetto della sospensione 2 dell'esecutività, in via cautelare, del provvedimento appellato) che il decreto di irreperibilità non poteva dirsi superato dalla sporadica e altalenante presenza del soggetto sul territorio dello Stato ovvero dalla presenza a qualche udienza. E ciò, a fronte sia dell'inesistenza di un'elezione di domicilio sia degli accertamenti effettuati in data 28 maggio 2022, rappresentati nella relazione redatta dagli organi di polizia. In essa, invero, si dava conto del mancato reperimento del ricorrente presso il suddetto indirizzo, coincidente con l'abitazione del fratello, e delle dichiarazioni dei connazionali presenti, i quali, lungi dal riferire di una residenza in loco di DU, dichiaravano che lo stesso si trovava in Albania e che non avevano notizie circa un suo eventuale rientro sul territorio nazionale, non intendendo accettare la notifica dell'atto giudiziario. Il Tribunale di sorveglianza evidenzia come correttamente non sia stato revocato il decreto di irreperibilità originario e come il tentativo di notifica presso l'abitazione del fratello del ricorrente sia stato un atto ulteriore e non dovuto a fronte dell'assenza di elezione di domicilio;
come, quindi, il procedimento si sia svolto conformemente alle regole processuali. Detto Tribunale, quanto al profilo della pericolosità sociale giustificativa della misura di sicurezza, evidenzia come siano condivisibili le argomentazioni del primo Giudice. Sottolinea come DU sia stato condannato per tre volte per sfruttamento della prostituzione e, quindi, per un delitto espressione di sopraffazione nei confronti di soggetti deboli e, come tale, di rilevante gravità. Inoltre, rileva come sia significativa la reiterazione di tali reati nel corso di quindici anni, palesando una particolare proclività a delinquere, confermata dal comportamento trasgressivo del suddetto in pendenza prima degli arresti domiciliari e poi della detenzione domiciliare. Sottolinea come, a fronte di un delitto significativamente incidente sulla vita delle persone offese, con condanna anche per sequestro di persona, non sia possibile ritenere sufficiente una parziale ammissione di responsabilità limitata alla percezione dei vantaggi economici con negazione di comportamenti di costrizione, in palese contrasto, oltretutto, con le risultanze processuali. Evidenzia, infine, come il procedimento abbia dato conto di una situazione di precarietà abitativa, di assenza di mezzi di sostentamento lecito e di riferimenti familiari aleatori e mai dimostrati (tra cui il legame con la figlia della ex compagna). In modo del tutto aspecifico, il ricorrente ripercorre le stesse considerazioni svolte in sede di appello e confutate dall'ordinanza impugnata con le argomentazioni logiche e scevre da vizi giuridici appena riportate. 2. Alla dichiarazione di inammissibilità consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, non ricorrendo ipotesi di esonero, al versamento di una somma alla Cassa delle ammende, determinabile in tremila euro, ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen..
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. Così deciso in Roma, il 6 febbraio 2024.
lette/sentite le conclusioni del PG Penale Sent. Sez. 1 Num. 21165 Anno 2024 Presidente: ROCCHI GIACOMO Relatore: DI GIURO GAETANO Data Udienza: 06/02/2024 Letta la requisitoria della dott.ssa Lucia Odello, Sostituto Procuratore generale della Repubblica presso la Corte di cassazione, con la quale è stata chiesta la declaratoria di inammissibilità del ricorso. RILEVATO IN FATTO 1. Con l'ordinanza in epigrafe il Tribunale di sorveglianza di Bologna ha rigettato l'appello avverso il provvedimento con cui in data 21/09/2022 il Magistrato di sorveglianza di Bologna applicava nei confronti di AD DU, dopo avere rigettato l'eccezione di nullità della notifica e rilevato l'attuale pericolosità sociale, la misura di sicurezza dell'espulsione dallo Stato disposta a carico del predetto con le sentenze della Corte di appello di Bologna in data 12/07/2016 e 12/05/2017. 2. Avverso tale ordinanza DU, tramite il proprio difensore, ricorre per cassazione, lamentando violazione dell'art. 159 cod. proc. pen. e vizio di motivazione in ordine alla ritenuta applicabilità del rito degli irreperibili, a fronte di dati dai quali emergeva l'esistenza di un domicilio in Italia, nel quale avrebbe dovuto essere effettuata la notifica. Osserva la difesa che il decreto di irreperibilità emesso dal Magistrato di sorveglianza di Bologna il 17/11/2020 non poteva ritenersi attuale nel 2022, poiché superato non solo dalla partecipazione di DU al processo mediante presenza diretta in udienza (il 22/09/2021) ma, soprattutto, dall'esistenza di notizia certa del suo domicilio in Italia, in Caste' San Giovanni (PC), via dei Pellegrini n. 6, confermata dalla documentazione processuale allegata al processo. Rileva, ancora, che, qualora DU fosse stato dichiarato reperibile, il Magistrato di Sorveglianza e il Tribunale di sorveglianza avrebbero potuto prendere in considerazione le istanze di attualizzazione della pericolosità sociale e di approfondimento istruttorio avanzate dalla difesa e dall'Uepe di Reggio Emilia;
e che anche sotto tale profilo la motivazione risulta carente. Insiste, pertanto, per l'annullamento dell'ordinanza impugnata. CONSIDERATO IN DIRITTO 1. Il ricorso è inammissibile per manifesta infondatezza, oltre che aspecificità. Invero, il Tribunale di sorveglianza di Bologna ha correttamente messo in luce (richiamando l'ordinanza del 22/11/2022 di rigetto della sospensione 2 dell'esecutività, in via cautelare, del provvedimento appellato) che il decreto di irreperibilità non poteva dirsi superato dalla sporadica e altalenante presenza del soggetto sul territorio dello Stato ovvero dalla presenza a qualche udienza. E ciò, a fronte sia dell'inesistenza di un'elezione di domicilio sia degli accertamenti effettuati in data 28 maggio 2022, rappresentati nella relazione redatta dagli organi di polizia. In essa, invero, si dava conto del mancato reperimento del ricorrente presso il suddetto indirizzo, coincidente con l'abitazione del fratello, e delle dichiarazioni dei connazionali presenti, i quali, lungi dal riferire di una residenza in loco di DU, dichiaravano che lo stesso si trovava in Albania e che non avevano notizie circa un suo eventuale rientro sul territorio nazionale, non intendendo accettare la notifica dell'atto giudiziario. Il Tribunale di sorveglianza evidenzia come correttamente non sia stato revocato il decreto di irreperibilità originario e come il tentativo di notifica presso l'abitazione del fratello del ricorrente sia stato un atto ulteriore e non dovuto a fronte dell'assenza di elezione di domicilio;
come, quindi, il procedimento si sia svolto conformemente alle regole processuali. Detto Tribunale, quanto al profilo della pericolosità sociale giustificativa della misura di sicurezza, evidenzia come siano condivisibili le argomentazioni del primo Giudice. Sottolinea come DU sia stato condannato per tre volte per sfruttamento della prostituzione e, quindi, per un delitto espressione di sopraffazione nei confronti di soggetti deboli e, come tale, di rilevante gravità. Inoltre, rileva come sia significativa la reiterazione di tali reati nel corso di quindici anni, palesando una particolare proclività a delinquere, confermata dal comportamento trasgressivo del suddetto in pendenza prima degli arresti domiciliari e poi della detenzione domiciliare. Sottolinea come, a fronte di un delitto significativamente incidente sulla vita delle persone offese, con condanna anche per sequestro di persona, non sia possibile ritenere sufficiente una parziale ammissione di responsabilità limitata alla percezione dei vantaggi economici con negazione di comportamenti di costrizione, in palese contrasto, oltretutto, con le risultanze processuali. Evidenzia, infine, come il procedimento abbia dato conto di una situazione di precarietà abitativa, di assenza di mezzi di sostentamento lecito e di riferimenti familiari aleatori e mai dimostrati (tra cui il legame con la figlia della ex compagna). In modo del tutto aspecifico, il ricorrente ripercorre le stesse considerazioni svolte in sede di appello e confutate dall'ordinanza impugnata con le argomentazioni logiche e scevre da vizi giuridici appena riportate. 2. Alla dichiarazione di inammissibilità consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, non ricorrendo ipotesi di esonero, al versamento di una somma alla Cassa delle ammende, determinabile in tremila euro, ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen..
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. Così deciso in Roma, il 6 febbraio 2024.