Sentenza 27 gennaio 2001
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. civ., sez. IV lav., sentenza 27/01/2001, n. 1175 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 1175 |
| Data del deposito : | 27 gennaio 2001 |
Testo completo
" Aula A 011 75 /0 1 IN NOME DEL POR LO ITALIANO LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE SEZIONE LAVORO R.G.N. Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. Giuseppe IANNIRUBERTO Presidente 9266199 Dott. Giovanni MAZZARELLA Consigliere Cron.2496 Dott. Francesco A. MAIORANO Consigliere Rep. Dott. Camillo FILADORO Consigliere Relatore Dott. Pasquale PICONE Consigliere C.C. 19.9.2000 ha pronunciato la seguente: SENTENZA per rege regelamente I -: o competenza CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE sul ricorso proposto da: UFFICIO COPIE Richiesta copia studio GE NT, elettivamente domiciliato in Roma IL SOLE 24 ORE dal Sig. per diritti L. 3000 Via Valadier n.53 presso l'avv. Roberto Allegra, difeso 2.7 GEN. 2001 da se stesso e dall'avv. Roberto Allegra, che lo IL CANCELLIERE rappresenta e difende giusta procura a margine LIRE 3000. CANCELLERIA del ricorso, -ricorrente-
contro
: CG575709 INPS, ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del Presidente pro tempore in carica, legale rappresentante dell' Istituto, Prof. Ing. Giovanni Billia, elettivamente domiciliato in Roma, 3675 via Giulio Romano, n. 46 presso gli avvocati Alberto Magno e Daniela Guarino, che lo rappresentano e poane speciali difendono giusti delege in atti;
-resistente- avverso la ordinanza sentenza del 12 aprile 1999, depositata in data 13 aprile 1999, emessa dal Pretore di Roma quale giudice dell'esecuzione nella causa di opposizione all'esecuzione iscritta al n. 165 del 1999 della Pretura di Roma, sezione V esecuzioni;
Udita nella Camera di Consiglio del 19 settembre 2000 la relazione della causa svolta dal Relatore Cons. Camillo Filadoro;
Lette le conclusioni scritte del Procuratore Generale MARTONE ANTONIO presso questa Corte, il quale ha richiesto che il ricorso sia dichiarato inammissibile. SVOLGIMENTO DEL PROCESSO Con decreto ingiuntivo, notificato in forma esecutiva unitamente al precetto in data 21 novembre 1997, l'assicurata De Simone NA e l'avv. NT Angelini intimavano all'INPS il pagamento della somma complessiva di lire 931.813, di cui lire 296.606 a favore dell'assicurata e lire 635.207 a favore del procuratore distrattario e quindi provedevano esecutivamente mediante pignoramento. Con ricorso depositato in data 28 gennaio 1999, l'INPS, dopo aver premesso di aver provveduto a pagare sorte capitale alla lavoratrice assicurata e le spese liquidate 2 all'Avv. Angelini, proponeva opposizione all'esecuzione ex artt. 615 comma 2 e 618 bis codice di procedura civile dinnanzi al lamentando che gli Pretore di Roma, giudice dell'esecuzione, illegittimamente intimato l'atto di precetto esecutanti avevano prima che fossero decorsi i sessanta giorni dalla notifica del titolo esecutivo ( di cui all'art.14 del D.L. 31 dicembre 1996 n.669, convertito in legge 28 febbraio 1997 n.30) e affermando che l'atto di precetto notificato in siffatta situazione era da considerarsi radicalmente nullo con la conseguenziale nullità di tutti gli atti esecutivi successivi. L'avv. Angelini resisteva eccependo l'infondatezza nel merito e la tardività dell'opposizione, perché non proposta nei cinque giorni dalla notifica del titolo esecutivo e del precetto (trattandosi di opposizione agli atti esecutivi). ordinanza-sentenza 12 aprile 1999, depositata il 13 aprile Con 1999, il Pretore di Roma- Giudice dell'esecuzione - rigettata l'istanza di sospensione dell'esecuzione, rimetteva le parti per il merito della controversia davanti al Pretore del lavoro di Roma, assegnando il termine di novanta giorni per la riassunzione della causa. Avverso tale provvedimento l'avv. Angelini propone ricorso per regolamento di competenza, formulando un motivo principale ed uno subordinato. L'INPS resiste con memoria. Il Procuratore Generale ha concluso per la declaratoria di inammissibilità del ricorso, con tutte le conseguenze di legge. 3 MOTIVI DELLA DECISIONE Con il motivo principale il ricorrente deduce che il Pretore di avrebbe errato nel declinare laRoma, giudice dell'esecuzione, propria competenza in favore del Pretore della stessa città, in funzione di giudice del lavoro, essendo pervenuto a tale decisione sul presupposto, a sua volta erroneo, che l'opposizione proposta dall'INPS fosse da qualificarsi all'esecuzione anziché agli atti esecutivi. - ad avviso del infatti L'opposizione proposta dall'INPS rispetto della norma di cui ricorrente- fondandosi sul mancato all'art.14 del decreto legge n. 669 del 31 dicembre 1996, convertito nella legge 28 febbraio 1997 n.30, (in base alla quale il creditore non ha diritto di procedere ad esecuzione forzata nei confronti delle amministrazioni dello Stato e degli enti pubblici non economici (quale è appunto l'INPS), né di porre in essere atti esecutivi, prima della scadenza del termine di sessanta giorni dalla notificazione del titolo esecutivo, rientrerebbe nel genus delle opposizioni agli atti esecutivi, riguardando irregolarità formali attinenti al quomodo, e non già all'an della esecuzione. Pertanto, se il Pretore di Roma, giudice dell'esecuzione, anziché qualificare l'azione come opposizione all'esecuzione, l'avesse correttamente qualificata come opposizione agli atti esecutivi, avrebbe dovuto mantenere ferma la propria competenza e decidere il giudizio secondo il rito del lavoro, trovando applicazione il disposto del secondo comma dell'art. 618 bis codice di procedura, 4 civile, per il quale, nel caso di opposizione agli atti esecutivi promossa dopo l'inizio dell'esecuzione, competente per l'intero giudizio è il giudice dell'esecuzione. Il ricorso, sotto l'indicato profilo, è inammissibile. Invero, componendo il contrasto manifestatosi all'interno di questa stessa Corte, le Sezioni Unite con la sentenza 21 luglio 1998 n. 7128 hanno chiarito che il provvedimento adottato dal giudice dell'esecuzione -sia esso di prosecuzione dinnanzi a sé del procedimento di opposizione all'esecuzione, sia esso di rimessione al giudice ritenuto competente- ove non contenga una espressa pronuncia sulla competenza, costituisce atto ordinatorio di direzione del processo esecutivo, non avente contenuto decisorio implicito sulla competenza (vi sia stato meno contrasto tra le parti in ordine al giudice competente), con la conseguenza che avverso lo stesso non è proponibile il ricorso per regolamento di competenza. Tale soluzione trova applicazione anche, ed a maggior ragione, per le opposizioni agli atti esecutivi, in relazione alle quali la competenza spetta all'ufficio giudiziario come tale, sicchè, ordinata allaesaurita la fase di comparizione delle parti emissione dei provvedimenti indilazionabili, non è individuabile una legittimazione del giudice dell'esecuzione alla istruzione della causa (e quando la competenza spetti al pretore, alla sua decisione) dovendosi riconoscere per questa parte all'art. 618 bis comma 2, codice di procedura civile la portata di una norma ordinatoria, la cui violazione non ridonda né in nullità né in vizio di incompetenza (per tale principio, cfr. anche Cass. 18 marzo 1994, n. 2588). Anche, quindi, nella prospettazione del ricorrente, che ravvisa nell'opposizione proposta dall'INPS una opposizione agli atti esecutivi, piuttosto che una opposizione all'esecuzione, come invece ritenuto dal Pretore di Roma, giudice dell'esecuzione, deve dichiararsi inammissibile il ricorso per regolamento di competenza avversO l'ordinanza con la quale il giudice dell'esecuzione, investito dell'opposizione, respinga l'istanza di sospensione e rimetta le parti dinnanzi al giudice che gli appaia competente per il merito. Analogamente deve ritenersi inammissibile il motivo subordinato del ricorso, secondo il quale, anche a voler qualificare l'opposizione dell'INPS come opposizione all'esecuzione, così come sancito dal Giudice dell'esecuzione, egualmente questi avrebbe errato nell'individuare il giudice competente, che non sarebbe il Pretore del lavoro di Roma, bensì quello di Taranto, luogo di emissione della ingiunzione di pagamento. E' agevole, tuttavia, obiettare sulla base di quanto sopra esposto, che detta tesi non inficia il principio affermato dalla menzionata sentenza delle Sezioni Unite, n. 7128 del 1998, in forza del quale il provvedimento del giudice dell'esecuzione ai codice di procedura civilesensi dell'art. 616 sia esso di prosecuzione dinnanzi a sé del procedimento di opposizione all'esecuzione, a norma degli articoli 175 e seguenti codice di procedura civile, sia esso di rimessione al giudice ritenuto competente- costituisce atto ordinatorio di direzione del processo esecutivo e non cognitivo, in ordine alla individuazione del giudice competente a conoscere della causa, non avente contenuto decisorio implicito sulla sua competenza, trattandosi di un provvedimento puramente delibatorio sul punto. Il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile. Sussistono giusti motivi per disporre la compensazione delle spese di questo giudizio.
P.Q.M.
la Corte dichiara inammissibile il ricorso. Compensa le spese di questo giudizio. Così deciso in Roma, il 19 Car lo Fledn settembre 2000. ILPRESIDENTE IL CONSIGLIERE EST. whit ев IL COLLABORATORE DI CANCELLERIA Depositata in Cancelleria 27 GEN. 2001 I 3 0 A D 1 S 3 oggi, , S . 5 O A T L T . M ILCOLLABORATORE R L , E A N R ' O DI CANCELLERIA A P B S L U 3 E S L I 7 E P - D S D 8 I - A I N 1 T S S G 1 N O O E P S E A I M G D I A G E A E , O L D O T R T E I T A T S R I L I N L G E D E S E E R O D 7