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Sentenza 28 febbraio 2025
Sentenza 28 febbraio 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. pen., sez. V, sentenza 28/02/2025, n. 8380 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 8380 |
| Data del deposito : | 28 febbraio 2025 |
Testo completo
SENTENZA sul ricorso proposto da: AR NI nato a [...] il [...] avverso la sentenza del 15/11/2023 della CORTE DI CASSAZIONE di Roma Udita la relazione svolta dal Consigliere Irene Scordamaglia;
lette le conclusioni in data 10/01/2025 del Sostituto Procuratore generale, Dottor Nicola Lettieri, ha chiesto che il ricorso sia dichiarato inammissibile. RITENUTO IN FATTO 1. Con la sentenza impugnata la Prima Sezione penale di questa Corte ha rigettato il ricorso presentato nell'interesse di NI AR avverso la sentenza della Corte di assise di appello di Caltanissetta del 13 gennaio 2023, che aveva confermato la condanna all'ergastolo inflittagli per l'omicidio di ZO VA, commesso in Niscemi in data 8 novembre 1983. 2. Ha proposto ricorso straordinario per errore materiale o di fatto, ai sensi dell'art. 625-bis cod. proc. pen., il difensore e procuratore speciale di NI AR e con un solo motivo, articolato in più censure - quivi enunciate nei termini strettamente necessari Penale Sent. Sez. 5 Num. 8380 Anno 2025 Presidente: PEZZULLO ROSA Relatore: AG NE Data Udienza: 29/01/2025 per la motivazione, secondo quanto disposto dall'art. 173 disp. att. cod. proc. pen. -, ha denunciato l'omessa valutazione da parte del Collegio della decisione impugnata dei fatti e delle prove del processo, siccome risultanti dagli atti di causa ed incidenti sulla decisione finale;
tanto in riferimento: I.) all'omesso esame delle censure con le quali erano stati evidenziati elementi di fatto, desunti dalle risultanze investigative emerse nell'immediatezza dell'omicidio (segnatamente, quelle cristallizzate nella C.N.R. redatta dai Carabinieri di Niscemi), confliggenti con il portato delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e tali da mettere in correlazione l'omicidio di ZO VA con altri gravi fatti di sangue verificatisi, all'epoca, in Niscemi, ossia: l'omicidio di CA FI, il duplice tentato omicidio di IN AN e di ZO TO e l'omicidio di NC Vicari;
II.) all'omesso esame delle doglianze sviluppate sulla base di sentenze passate in giudicato, oggetto di produzione documentale, atte a comprovare l'inattendibilità estrinseca dei collaboratori di giustizia VA, RN e PI, le cui dichiarazioni accusatorie, rese in altri processi, non erano state ritenute utili a sostenere gli addebiti di omicidio mossi agli imputati di quei processi;
III.) all'omesso esame di elementi probatori atti a mettere in dubbio il coinvolgimento di NI AR nella fase deliberativa ed esecutiva dell'omicidio di ZO VA, elementi che, invece, si sarebbero dovuti considerare atteso che le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia non solo non erano né univoche né convergenti in ordine al movente del delitto e all'individuazione dei mandanti del delitto, ma erano anche caratterizzate da vistose falle logiche e mnemoniche in riferimento alle circostanze nelle quali i propalanti erano venuti a conoscenza del protagonismo del AR nell'uccisione del VA. CONSIDERATO IN DIRITTO Il ricorso è inammissibile. 1. Tramite un'esposizione prolissa e confusa di elementi di fatto, presentata come riepilogativa delle questioni che non avrebbero trovato adeguata risposta da parte della Corte di Cassazione, il ricorrente pretende di censurare la sentenza n. 21125 del 2024, resa dalla Prima Sezione, ai sensi dell'art. 625-bis cod. proc. pen.. 2. Si deve, allora, dare atto di come la sentenza censurata, richiamati gli approdi della giurisprudenza di legittimità in tema di valutazione della chiamata in reità o correità, ha riscontrato come correttamente operata da parte dei giudici di merito la valutazione delle dichiarazioni accusatorie dei collaboratori di giustizia VA e Giugno, in quanto convergenti rispetto al nucleo essenziale del racconto, ossia, nell'indicazione di AR come uno degli esecutori materiali dell'agguato ai danni di ZO VA;
2 partecipazione della quale erano venuti a conoscenza tramite lo stesso AR, che l'aveva loro riferita. Donde, secondo il giudice di legittimità, i rilievi difensivi nell'interesse del ricorrente, non confrontandosi con il complessivo tenore delle chiamate in reità, si risolvevano nella prospettazione di una valutazione atomistica degli elementi di prova, come tale inidonea ad incidere in maniera decisiva sulla ricostruzione del fatto e della responsabilità del AR, per come desumibile dalle decisioni di merito. 3. Alla stregua di quanto riportato nella motivazione della sentenza attinta dal rimedio straordinario, la quale, oltretutto, ha espressamente esaminato: I.) il rilievo relativo alla 'diversa pista' originariamente seguita dagli investigatori, richiamando le lineari e non illogiche ragioni per le quali essa era stata successivamente abbandonata;
II.) le deduzioni difensive circa il 'mancato peso assegnato a precedenti giudicati', che avrebbero definitivamente sancito l'inattendibilità di VA e PI, evocando l'insegnamento impartito da questa Corte in ordine alla necessità di una valutazione autonoma, in ciascun processo, ed eventualmente frazionata, delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e dando conto delle ragioni per le quali la chiamata in reità nei distinti contesti processuali non si era rivelata decisiva;
III.) il tema delle discrasie, emerse dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, in ordine alle questioni del 'mandato aperto' per l'omicidio di ZO RC, formulato dai vertici di 'Cosa Nostra', e della prova della partecipazione di AR alla materiale esecuzione del reato (cfr. punto 3.2.2., pagg. 25-26), emerge come il ricorrente, con la presente impugnativa, non si sia affatto attenuto, nel formularne le ragioni a sostegno, all'insegnamento impartito dal diritto vivente in materia. Le Sezioni Unite di questa Corte, infatti, hanno stabilito che l'errore di fatto, verificatosi nel giudizio di legittimità e oggetto del rimedio previsto dall'art. 625-bis cod. proc. pen., consiste in un errore percettivo causato da una svista o da un equivoco in cui la Corte di cassazione sia incorsa nella lettura degli atti interni al giudizio stesso e connotato dall'influenza esercitata sul processo formativo della volontà, viziato dall'inesatta percezione delle risultanze processuali che abbia condotto a una decisione diversa da quella che sarebbe stata adottata senza di esso (Sez. U, n. 16103 del 27/03/2002, Rv. 221280 - Rv. 221283) e hanno chiarito che persino l'omesso esame di un motivo di ricorso per cassazione non dà luogo ad errore di fatto rilevante a norma dell'art. 625-bis cod. proc. pen., né determina incompletezza della motivazione della sentenza allorché, pur in mancanza di espressa disamina, il motivo proposto debba considerarsi implicitamente disatteso perché incompatibile con la struttura e con l'impianto della motivazione, nonché con le premesse essenziali, logiche e giuridiche che compendiano la ratio decidendi della sentenza medesima, ovvero quando l'omissione sia soltanto apparente, risultando le censure formulate con il relativo motivo assorbite 3 dall'esame di altro motivo preso in considerazione, giacché, in tal caso, esse sono state comunque valutate, pur essendosene ritenuta superflua la trattazione per effetto della disamina del motivo ritenuto assorbente. 4. Per tutto quanto esposto, s'impone la declaratoria d'inammissibilità del ricorso, cui consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende. Così è deciso, 29/01/2025 Il Presidente Il Consigliere estensore NE AG k\AMA 55-‘«k4,1a,k^AARAVik_,, ZZ «7 //d'I&
lette le conclusioni in data 10/01/2025 del Sostituto Procuratore generale, Dottor Nicola Lettieri, ha chiesto che il ricorso sia dichiarato inammissibile. RITENUTO IN FATTO 1. Con la sentenza impugnata la Prima Sezione penale di questa Corte ha rigettato il ricorso presentato nell'interesse di NI AR avverso la sentenza della Corte di assise di appello di Caltanissetta del 13 gennaio 2023, che aveva confermato la condanna all'ergastolo inflittagli per l'omicidio di ZO VA, commesso in Niscemi in data 8 novembre 1983. 2. Ha proposto ricorso straordinario per errore materiale o di fatto, ai sensi dell'art. 625-bis cod. proc. pen., il difensore e procuratore speciale di NI AR e con un solo motivo, articolato in più censure - quivi enunciate nei termini strettamente necessari Penale Sent. Sez. 5 Num. 8380 Anno 2025 Presidente: PEZZULLO ROSA Relatore: AG NE Data Udienza: 29/01/2025 per la motivazione, secondo quanto disposto dall'art. 173 disp. att. cod. proc. pen. -, ha denunciato l'omessa valutazione da parte del Collegio della decisione impugnata dei fatti e delle prove del processo, siccome risultanti dagli atti di causa ed incidenti sulla decisione finale;
tanto in riferimento: I.) all'omesso esame delle censure con le quali erano stati evidenziati elementi di fatto, desunti dalle risultanze investigative emerse nell'immediatezza dell'omicidio (segnatamente, quelle cristallizzate nella C.N.R. redatta dai Carabinieri di Niscemi), confliggenti con il portato delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e tali da mettere in correlazione l'omicidio di ZO VA con altri gravi fatti di sangue verificatisi, all'epoca, in Niscemi, ossia: l'omicidio di CA FI, il duplice tentato omicidio di IN AN e di ZO TO e l'omicidio di NC Vicari;
II.) all'omesso esame delle doglianze sviluppate sulla base di sentenze passate in giudicato, oggetto di produzione documentale, atte a comprovare l'inattendibilità estrinseca dei collaboratori di giustizia VA, RN e PI, le cui dichiarazioni accusatorie, rese in altri processi, non erano state ritenute utili a sostenere gli addebiti di omicidio mossi agli imputati di quei processi;
III.) all'omesso esame di elementi probatori atti a mettere in dubbio il coinvolgimento di NI AR nella fase deliberativa ed esecutiva dell'omicidio di ZO VA, elementi che, invece, si sarebbero dovuti considerare atteso che le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia non solo non erano né univoche né convergenti in ordine al movente del delitto e all'individuazione dei mandanti del delitto, ma erano anche caratterizzate da vistose falle logiche e mnemoniche in riferimento alle circostanze nelle quali i propalanti erano venuti a conoscenza del protagonismo del AR nell'uccisione del VA. CONSIDERATO IN DIRITTO Il ricorso è inammissibile. 1. Tramite un'esposizione prolissa e confusa di elementi di fatto, presentata come riepilogativa delle questioni che non avrebbero trovato adeguata risposta da parte della Corte di Cassazione, il ricorrente pretende di censurare la sentenza n. 21125 del 2024, resa dalla Prima Sezione, ai sensi dell'art. 625-bis cod. proc. pen.. 2. Si deve, allora, dare atto di come la sentenza censurata, richiamati gli approdi della giurisprudenza di legittimità in tema di valutazione della chiamata in reità o correità, ha riscontrato come correttamente operata da parte dei giudici di merito la valutazione delle dichiarazioni accusatorie dei collaboratori di giustizia VA e Giugno, in quanto convergenti rispetto al nucleo essenziale del racconto, ossia, nell'indicazione di AR come uno degli esecutori materiali dell'agguato ai danni di ZO VA;
2 partecipazione della quale erano venuti a conoscenza tramite lo stesso AR, che l'aveva loro riferita. Donde, secondo il giudice di legittimità, i rilievi difensivi nell'interesse del ricorrente, non confrontandosi con il complessivo tenore delle chiamate in reità, si risolvevano nella prospettazione di una valutazione atomistica degli elementi di prova, come tale inidonea ad incidere in maniera decisiva sulla ricostruzione del fatto e della responsabilità del AR, per come desumibile dalle decisioni di merito. 3. Alla stregua di quanto riportato nella motivazione della sentenza attinta dal rimedio straordinario, la quale, oltretutto, ha espressamente esaminato: I.) il rilievo relativo alla 'diversa pista' originariamente seguita dagli investigatori, richiamando le lineari e non illogiche ragioni per le quali essa era stata successivamente abbandonata;
II.) le deduzioni difensive circa il 'mancato peso assegnato a precedenti giudicati', che avrebbero definitivamente sancito l'inattendibilità di VA e PI, evocando l'insegnamento impartito da questa Corte in ordine alla necessità di una valutazione autonoma, in ciascun processo, ed eventualmente frazionata, delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e dando conto delle ragioni per le quali la chiamata in reità nei distinti contesti processuali non si era rivelata decisiva;
III.) il tema delle discrasie, emerse dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, in ordine alle questioni del 'mandato aperto' per l'omicidio di ZO RC, formulato dai vertici di 'Cosa Nostra', e della prova della partecipazione di AR alla materiale esecuzione del reato (cfr. punto 3.2.2., pagg. 25-26), emerge come il ricorrente, con la presente impugnativa, non si sia affatto attenuto, nel formularne le ragioni a sostegno, all'insegnamento impartito dal diritto vivente in materia. Le Sezioni Unite di questa Corte, infatti, hanno stabilito che l'errore di fatto, verificatosi nel giudizio di legittimità e oggetto del rimedio previsto dall'art. 625-bis cod. proc. pen., consiste in un errore percettivo causato da una svista o da un equivoco in cui la Corte di cassazione sia incorsa nella lettura degli atti interni al giudizio stesso e connotato dall'influenza esercitata sul processo formativo della volontà, viziato dall'inesatta percezione delle risultanze processuali che abbia condotto a una decisione diversa da quella che sarebbe stata adottata senza di esso (Sez. U, n. 16103 del 27/03/2002, Rv. 221280 - Rv. 221283) e hanno chiarito che persino l'omesso esame di un motivo di ricorso per cassazione non dà luogo ad errore di fatto rilevante a norma dell'art. 625-bis cod. proc. pen., né determina incompletezza della motivazione della sentenza allorché, pur in mancanza di espressa disamina, il motivo proposto debba considerarsi implicitamente disatteso perché incompatibile con la struttura e con l'impianto della motivazione, nonché con le premesse essenziali, logiche e giuridiche che compendiano la ratio decidendi della sentenza medesima, ovvero quando l'omissione sia soltanto apparente, risultando le censure formulate con il relativo motivo assorbite 3 dall'esame di altro motivo preso in considerazione, giacché, in tal caso, esse sono state comunque valutate, pur essendosene ritenuta superflua la trattazione per effetto della disamina del motivo ritenuto assorbente. 4. Per tutto quanto esposto, s'impone la declaratoria d'inammissibilità del ricorso, cui consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 3.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende. Così è deciso, 29/01/2025 Il Presidente Il Consigliere estensore NE AG k\AMA 55-‘«k4,1a,k^AARAVik_,, ZZ «7 //d'I&