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Sentenza 9 dicembre 2025
Sentenza 9 dicembre 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Milano, sentenza 09/12/2025, n. 5477 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Milano |
| Numero : | 5477 |
| Data del deposito : | 9 dicembre 2025 |
Testo completo
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
IL TRIBUNALE DI MILANO
Sezione Lavoro
In composizione monocratica, in persona del giudice del lavoro, dott.ssa Rossella Chirieleison, ha emesso la seguente
Sentenza nella controversia di primo grado iscritta al n. RG 2998/2025, pendente tra
, rappresentato e difeso, in forza di procura speciale allegata Parte_1 al ricorso, dall'avv. Pasquale Granata del Foro di Milano, presso lo studio del quale in San Marcellino, Corso Italia n. 123 è elettivamente domiciliato ricorrente
e
IL in persona del Ministro pro Controparte_1 tempore, l' in persona del Direttore in Controparte_2 carica, l'A nte in carica, rappresentati e difesi, ai sensi dell'art. 417 bis, comma 1 c.p.c., come introdotto dall'art. 42, D.lgs. 31 Marzo 1998 n° 80 e succ. modif. dall'Avv. Francesco Serafino e dall'Avv. Stefano Rovelli, f toriale, legalmente domiciliato presso l' di cui all'art. 12 bis, D. Lgs. 3 febbraio Controparte_3
1993, n°29 come introdotto dall'art. 7, D.Lgs. 31 marzo 1998, n°80, - in Milano, Via Soderini n.24, convenuto
Oggetto: indennità sostitutiva ferie
Conclusioni:
Per la parte ricorrente:
ACCERTARE E DICHIARARE il diritto della parte ricorrente, quale docente precario con contratto di supplenza fino al termine delle attività didattiche (30 Giugno) negli anni scolastici 2022/2023 e 2023/2024 ad ottenere l'indennità sostitutiva per un numero complessivo di 85,36 di ferie maturate e non godute, così calcolati secondo il prospetto di cui sopra;
ACCERTARE E DICHIARARE l'obbligo – con consequenziale CONDANNA giudiziale – a carico della resistent di corrispondere alla Controparte_4
1 parte ricorrente la somma di euro 2.088,68 (duemilaottantotto/68), oltre interessi legali e/o rivalutazione monetaria dalla maturazione del diritto sino all'integrale soddisfo, a titolo di indennità sostitutiva per n. 85,36 giorni di ferie maturate e non godute nei suddetti anni scolastici;
per l'effetto, con vittoria del compenso professionale e delle spese del giudizio, oltre rimborso forfettario, spese generali 15%, contributo unificato (se corrisposto) ed accessori di legge, con l'aumento del 30% per l'utilizzo di collegamenti ipertestuali ex art. 4 comma 1 bis D.M. 55/2014, tutti in favore del procuratore antistatario;
manlevare la parte ricorrente, nella denegata ipotesi di non accoglimento della domanda, dall'eventuale condanna al pagamento delle spese processuali, in considerazione della posizione reddituale, da questi espressamente sottoscritta
Per la parte convenuta:
Nel merito, in ogni caso
RESPINGERE tutte le domande di cui al ricorso introduttivo, siccome inammissibili e/o comunque infondate in fatto ed in diritto, anche per scongiurare un arricchimento senza una giusta causa, ai sensi dell'art. 2041 c.c.
CONDANNARE parte ricorrente alla rifusione delle spese del presente giudizio a favore del funzionario delegato ex comma 42, art. 4 della L. 12.11.2011 n. 183 (legge di stabilità 2012) nella misura corrispondente alla tariffa vigente per gli avvocati detratto il 20% degli onorari di avvocato ivi previsti
Svolgimento del processo
sig. ha convenuto in giudizio il Parte_1 Controparte_1
, de restato servizio alle dipend
[...] CP_1 in forza di contratti a tempo determinato a partire dall'a.s. 2022/2023 e rivendicando il diritto al pagamento dell'indennità sostitutiva per i giorni di ferie non richiesti e mai fruiti.
Il convenuto ha chiesto il rigetto del ricorso. CP_1
All'udienza del 23.9.2025 la causa è stata decisa con sentenza parziale come da dispositivo.
Motivi della decisione
Il ricorso è fondato e merita accoglimento nei limiti che di seguito si espongono.
1. Come risulta dalla documentazione di causa, il ricorrente ha prestato servizio alle dipendenze del convenuto con i seguenti contratti a tempo determinato: CP_1
A.S. 2022/2023 dal 26.10.2022 al 30.6.2023 (per 12/24 ore settmanali); dal 2.12.2022 al 30.6.2023 (per 12/24 ore settimanali);
A.S. 2023/2024 dal 3.10.2023 al 30.6.2024 (per 6/18 ore settimanali); dal 17.10.2023 al 30.6.2024 (per 2/18 ore settimanali)
Il ricorrente assume di avere maturato complessivi 85,36 giorni di ferie, di non avere fruito di alcuno di essi e di avere, quindi, diritto al pagamento della indennità sostitutiva per i giorni indicati.
2 A fondamento della domanda formulata, il ricorrente ha precisato che i dirigenti scolastici non l'hanno mai invitato a fruire delle ferie in questione, né l'hanno informata che, in mancanza di tale fruizione, avrebbe perso il diritto alle ferie/festività ed alla relativa indennità sostitutiva.
2. Il ricorso è fondato e deve essere accolto.
Va anzitutto chiarito che l'art. 19 del CCNL Scuola 2006/2009, in vigore sino all'anno scolastico 2012/2013, prevedeva la monetizzazione delle ferie che non erano state godute in costanza del rapporto di lavoro a tempo determinato e stabiliva altresì il carattere non obbligatorio della fruizione delle ferie nei periodi dell'anno scolastico di sospensione delle lezioni.
E' successivamente intervenuto il d.l. n. 95/2012, convertito con modificazioni dalla Legge del 7 agosto 2012 n. 135, che all'art. 5, ottavo comma, ha introdotto, rispetto alla previgente normativa di cui al suddetto art. 19 CCNL Scuola 2006-2009, il divieto di monetizzazione delle ferie non godute per tutto il pubblico impiego.
La legge n. 228/2012, all'art. 1, comma 55, ha poi aggiunto all'art. 5, ottavo comma, del d.l. n. 95/2012, convertito dalla Legge del 7 agosto 2012 n. 135, il seguente periodo:
“il presente comma non si applica al personale amministrativo, docente, tecnico e ausiliario supplente breve e saltuario o docente con un contratto al termine delle lezioni e attività didattiche, limitatamente alla differenza tra i giorni di ferie spettanti e quelli in cui è consentito al personale fruire delle ferie”.
È stata, quindi, prevista una specifica deroga per il personale scolastico, con la previsione di una disciplina ad hoc.
La medesima legge, all'art. 1, comma 54, ha poi posto un'ulteriore norma concernente la disciplina delle ferie per il personale scolastico, stabilendo che “il personale docente di tutti i gradi di istruzione fruisce delle ferie nei giorni di sospensione dell'attività didattica come definito dai calendari scolastici regionali, ad esclusione di quelli destinati agli scrutini, agli esami di Stato e alle attività valutative. Durante la restante parte dell'anno è consentita la fruizione delle ferie per un periodo non superiore a sei giornate lavorative subordinatamente alla possibilità di sostituire il personale che se ne avvale senza che vengano a determinarsi oneri aggiuntivi per la finanza pubblica”.
Tale disposizione ha, dunque, stabilito per il personale scolastico l'obbligo – precedentemente non sussistente ai sensi dell'art. 19 CCNL Scuola 2006-2009 – di godere delle ferie nei periodi di sospensione delle lezioni definiti dai calendari scolastici, con l'eccezione dei periodi destinati allo svolgimento delle attività connesse e collaterali a quella di insegnamento, come gli scrutini, gli esami e qualsivoglia ulteriore attività di tipo valutativo, e la facoltà eventuale, compatibilmente alla possibilità per le scuole di disporre le sostituzioni necessarie, di godere di altri sei giorni di ferie durante la rimanente parte dell'anno.
Al comma 56 dell'articolo 1 è stato poi previsto che “le disposizioni di cui ai commi 54 e 55 non possono essere derogate dai contratti collettivi nazionali di lavoro” e che
“le clausole contrastanti sono disapplicate dal 1° settembre 2013”.
La Suprema Corte ha rilevato come la disposizione di cui all'art. 5, ottavo comma, del d.l. n. 95/2012 sia stata oggetto della sentenza della Corte costituzionale del 06
3 maggio 2016, n. 95, osservando che “nel dichiarare non fondata la questione di costituzionalità sollevata sotto il profilo della violazione dell'art. 3 Cost., dell'art. 36 Cost., commi 1 e 3, e dell'art. 117 Cost., comma 1, (in relazione alla Dir. 4 novembre 2003, n. 2003/88/CE, art. 7) il giudice delle leggi ha rilevato l'erroneità del presupposto interpretativo da cui muoveva il giudice remittente ovvero che il divieto di corrispondere trattamenti economici sostitutivi delle ferie non godute si applicasse anche quando il lavoratore non abbia potuto godere delle ferie per malattia o per altra causa non imputabile. In sintesi, la Corte costituzionale ha evidenziato che il diritto inderogabile alle ferie sarebbe violato se la cessazione dal servizio vanificasse, senza alcuna compensazione economica, il godimento delle ferie compromesso dalla malattia o da altra causa non imputabile al lavoratore;
così interpretata, ha concluso la Corte, la normativa censurata, introdotta al precipuo scopo di arginare un possibile uso distorto della monetizzazione, non si pone in antitesi con principi ormai radicati nell'esperienza giuridica italiana ed Europea” (Cass. Civ., Sez. Lav., 5 maggio 2022, n. 14268 – parte motiva).
Come opportunamente osservato da questo Tribunale, “la lettura fornita dalla Corte Costituzionale della norma in oggetto è da intendersi nel senso di un divieto alla monetizzazione delle ferie per il personale delle amministrazioni non assoluto, che si estende solo ai casi in cui il dipendente, pur essendo nelle condizioni di programmare le ferie in vista della cessazione volontaria del rapporto di lavoro, non vi abbia provveduto per cause non imputabili al datore di lavoro. Difatti, chiarisce la Consulta, la norma correla il divieto ai casi di cessazione del rapporto di lavoro “per mobilità, dimissioni, risoluzione, pensionamento e raggiungimento del limite di età”” (Trib. Milano, Sez. Lav., 20 settembre 2023, n. 2944).
Orbene, come sopra rilevato, ai sensi dell'art. 1, co. 54 e 56, Legge 22/2012, “il personale docente di tutti i gradi di istruzione fruisce delle ferie nei giorni di sospensione delle lezioni definiti dai calendari scolastici regionali, ad esclusione di quelli destinati agli scrutini, agli esami di Stato e alle attività valutative. Durante la rimanente parte dell'anno la fruizione delle ferie è consentita per un periodo non superiore a sei giornate lavorative subordinatamente alla possibilità di sostituire il personale che se ne avvale senza che vengano a determinarsi oneri aggiuntivi per la finanza pubblica… Le disposizioni di cui ai commi 54 e 55 non possono essere derogate dai contratti collettivi nazionali di lavoro. Le clausole contrattuali contrastanti sono disapplicate dal 1° settembre 2013”.
Il ricorrente lamenta di non essere stato adeguatamente informato del diritto di fruire delle ferie nei periodi di sospensione delle lezioni e, comunque, di non esser stato formalmente invitato a goderne.
Avuto riguardo a questa specifica doglianza, deve richiamarsi la Corte di Cassazione nella parte in cui ha rammentato come “18. La Corte di Giustizia, grande sezione, con tre sentenze del 6 novembre 2018 (rispettivamente, in cause riunite C-569/16 e C-570/16; in causa C-619/16; in causa C-684/16) nell'interpretare la Dir. n. 2003/88/CE, art. 7, in combinazione con la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea, art. 31, [abbia] affermato che esso osta ad una normativa nazionale in applicazione della quale il lavoratore che non ha chiesto di poter esercitare il proprio diritto alle ferie annuali retribuite prima della cessazione del rapporto di lavoro perde automaticamente i giorni
4 di ferie annuali retribuite cui aveva diritto ai sensi del diritto dell'Unione alla data di tale cessazione e, correlativamente, il proprio diritto ad un'indennità finanziaria per le ferie annuali retribuite non godute, senza una previa verifica del fatto che egli sia stato effettivamente posto dal datore di lavoro in condizione di esercitare il proprio diritto alle ferie prima di tale cessazione, attraverso un'informazione adeguata da parte di quest'ultimo. 19. In particolare, il giudice Europeo ha precisato che la Dir. n. 2003/88, art. 7, paragrafo 1, non osta, in linea di principio, ad una normativa nazionale che comprenda finanche la perdita del diritto alle ferie allo scadere del periodo di riferimento (o di un periodo di riporto), purché, però, il lavoratore che ha perso il diritto alle ferie annuali retribuite abbia effettivamente avuto la possibilità di esercitare questo diritto. Il datore di lavoro deve, per contro, assicurarsi che il lavoratore sia messo in condizione di esercitare tale diritto;
a tal fine egli è segnatamente tenuto ad assicurarsi concretamente e in piena trasparenza che il lavoratore sia effettivamente in grado di fruire delle ferie annuali retribuite, invitandolo – se necessario formalmente – a farlo, e, nel contempo, informandolo – in modo accurato e in tempo utile a garantire che tali ferie siano ancora idonee ad apportare all'interessato il riposo e il relax cui esse sono volte a contribuire – del fatto che, se egli non ne fruisce, tali ferie andranno perse al termine del periodo di riferimento o di un periodo di riporto autorizzato o, ancora, alla cessazione del rapporto di lavoro se quest'ultima si verifica nel corso di un simile periodo. Inoltre, l'onere della prova, in proposito, incombe al datore di lavoro. 20. Le siffatte condizioni possono essere ricondotte in via interpretativa al testo del D.L. n. 95 del 2012, art. 5, comma 8, in quanto presupposto della imputabilità al lavoratore del mancato godimento delle ferie, che la Corte Costituzionale ha già ritenuto essere richiesta dalla norma” (Cass. Civ., Sez. Lav., 5 maggio 2022, n. 14268 – parte motiva).
Sotto tale profilo, l'Amministrazione convenuta ha omesso di provare di aver adeguatamente informato il ricorrente in ordine alla necessità di godere delle ferie alle condizioni di cui alla normativa di riferimento e, soprattutto, di averlo formalmente invitato a fruirne.
D'altra parte, risulterebbe infondata l'eventuale pretesa della medesima convenuta di veder detratti tutti i giorni corrispondenti alla sospensione delle attività scolastiche, in quanto il ricorrente, secondo tale ricostruzione, avrebbe usufruito delle ferie in tutti i giorni in cui sono state sospese le lezioni e le attività didattiche, oltre a quelle godute a fronte di sua specifica richiesta espressa.
Sul punto, pare sufficiente richiamare la recente pronunzia con cui la Corte di Cassazione ha chiarito questo specifico aspetto, affermando che “il docente a tempo determinato che non ha chiesto di fruire delle ferie durante il periodo di sospensione delle lezioni ha diritto all'indennità sostitutiva, a meno che il datore di lavoro dimostri di averlo inutilmente invitato a goderne, con espresso avviso della perdita, in caso diverso, del diritto alle ferie ed alla indennità sostitutiva, in quanto la normativa interna – ed in particolare l'art. 5, comma 8, del d.l. n. 95 del 2012, come integrato dall'art. 1, comma 55, della l. n. 228 del 2012 – deve essere interpretata in senso conforme all'art. 7, par. 2, della direttiva 2003/88/CE, che, secondo quanto precisato dalla Corte di Giustizia, Grande Sezione (con sentenze del 6 novembre 2018 in cause riunite C-569/16 e C- 570/16, e in cause C-619/16 e C-684/16), non consente la perdita automatica del diritto alle ferie retribuite e dell'indennità sostitutiva, senza la previa verifica che il lavoratore,
5 mediante una informazione adeguata, sia stato posto dal datore di lavoro in condizione di esercitare effettivamente il proprio diritto alle ferie prima della cessazione del rapporto di lavoro” (Cass. Civ., Sez. Lav., 5 maggio 2022, n. 14268 - ordinanza).
Il principio di diritto in questione è stato di recente confermato da Cass. Sez. L - , Ordinanza n. 13440 del 15/05/2024.
Come condivisibilmente osservato da questo Tribunale (cfr. Tribunale di Milano, sent. 7 febbraio 2024) “La ragione, invero, ben si comprende posto che solo la piena consapevolezza circa la possibilità di fruire delle ferie ne consente l'effettivo godimento, da intendersi quale libertà assoluta di organizzare il tempo a disposizione in funzione delle sole esigenze personali e familiari, senza alcun obbligo e/o vincolo – nemmeno potenziale – di ordine lavorativo.”
Pertanto, avendo riguardo al quadro normativo e giurisprudenziale richiamato, è da escludere che il docente a termine debba ritenersi automaticamente posto in ferie nei periodi di sospensione delle lezioni per come individuati dai calendari regionali e di istituto.
Secondo quanto ulteriormente chiarito dalla Suprema Corte, tale tesi “non solo risulta incompatibile con le indicazioni della giurisprudenza eurounitaria ma non tiene neppure in adeguata considerazione la circostanza che i periodi di sospensione delle attività scolastiche ammontano ad un numero di giorni superiore all'entità complessiva delle ferie annuali disponibili, di talché, ove si ritenesse operante un automatismo quale quello propugnato nel ricorso, l'effetto conclusivo sarebbe la totale consumazione delle ferie, impedendo al docente la minima fruizione delle stesse durante l'anno scolastico” (Cass., ord. n. 28587 del 6/11/2024)
Per questi motivi
, sussiste il diritto di parte ricorrente di percepire l'indennità sostitutiva per tutte le ferie maturate e non godute.
3. La causa dovrà essere rimessa sul ruolo istruttorio in ordine alla quantificazione delle spettanze.
Va precisato che quanto ai giorni di ferie maturati deve farsi riferimento al conteggio formulato dal convenuto, non essendo numericamente attendibile CP_1 quello formulato da par quanto al numero complessivo di 85,36 giorni: a tal proposito è sufficiente considerare che, come precisato dal convenuto, il CP_1 numero massimo di giorni di ferie che un docente con contratt uò maturare è pari a 32 (oltre 4 giorni di festività soppresse).
Le spese saranno liquidate al definitivo.
P.Q.M.
Il Tribunale di Milano, in persona del giudice dott.ssa Rossella Chirieleison, non definitivamente pronunciando, ogni altra domanda ed istanza disattesa, così provvede: accerta e dichiara il diritto della parte ricorrente, quale docente precario con contratto di supplenza fino al termine delle attività didattiche ad ottenere l'indennità sostitutiva per le ferie maturate e non godute nella misura di 20,67 giorni per l'a.s. 2022/2023 e di 7,53 giorni per l'a.s. 2023/2024;
6 rimette la causa sul ruolo istruttorio per la quantificazione delle relative spettanze, come da separata ordinanza;
rimette al definitivo la liquidazione delle spese di lite;
fissa il termine di sessanta giorni per il deposito della motivazione.
Così deciso in Milano, il 23/09/2025
Il Giudice del Lavoro
Dott.ssa Rossella Chirieleison
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