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Sentenza 7 novembre 2025
Sentenza 7 novembre 2025
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Sul provvedimento
| Citazione : | Trib. Salerno, sentenza 07/11/2025, n. 1980 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Trib. Salerno |
| Numero : | 1980 |
| Data del deposito : | 7 novembre 2025 |
Testo completo
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
TRIBUNALE DI SALERNO
SEZIONE LAVORO
Il Giudice dott. ssa Caterina Petrosino ha pronunciato la seguente
SENTENZA
nella causa iscritta al n. 3111/2025 reg.gen.sez.lavoro e vertente
TRA
rappresentato e difeso dall'avv.to TOMASINO Parte_1
CHIARA, giusta mandato in calce al ricorso
Ricorrente
E
, in persona del legale rapp.te p.t. , rappresentato e difeso dall' avv. to CP_1
LI US giusta procura in atti
Resistente
Motivi in fatto e in diritto della decisione
Con ricorso depositato in data 19.05.2025 il ricorrente proponeva opposizione avverso l'ordinanza-ingiunzione n. OI-001955580 notificata in data 26.04.2018 sia a lui personalmente che alla società C.D.C. Madaio srl come obbligato solidale, per omesso versamento delle ritenute previdenziali e assistenziali operate sulle retribuzioni dei dipendenti per un importo di €
1.560,00. Deduceva la tardività del procedimento sanzionatorio per violazione dell'art. 14 della L. 689/1981, la nullità per mancata notifica dell'atto di accertamento della violazione in essa richiamata e l'intervenuta prescrizione delle somme richieste in pagamento.
Per i suesposti motivi, il ricorrente in epigrafe indicato adiva il Tribunale di
Salerno in funzione di giudice del lavoro per sentire – previa sospensione dell'efficacia esecutiva dell'OI opposta- : “- Sospendere l'esecuzione del provvedimento in questa sede opposto stante la sussistenza del “fumus boni iuris” ed il “periculum in mora” come innanzi ampiamente precisato ed evidenziato;
- Accertare e dichiarare nulla l'ordinanza ingiunzione in questa sede opposta per violazione dell'art 14 L. 689/1981; - Accertare e dichiarare nulla l'ordinanza ingiunzione in questa sede opposta per la mancata prova allo stato dell'avvenuta notifica dell'atto di accertamento della violazione in esse richiamata;
Nel merito ed in via principale: Previo accoglimento del proposto ricorso, dichiarare non dovute le somme richieste in pagamento con
l'ordinanza ingiunzione impugnata a titolo di sanzioni amministrative, per intervenuta prescrizione quinquennale;
-Condannare in ogni caso la controparte alla refusione delle spese ed onorari di causa, da attribuirsi al sottoscritto avv.to antistatario.” CP_ Ritualmente instauratosi il contraddittorio si costituiva l chiedendo la declaratoria di cessata materia del contendere atteso che l'ufficio competente aveva comunicato di aver disposto l'archiviazione dell'ordinanza ingiunzione per cui è causa.
Nelle note, parte attrice aderiva alla richiesta declaratoria di cessazione della materia del contendere avanzata dall' del quale Controparte_2 chiedeva la condanna al pagamento delle spese secondo i principi della soccombenza virtuale. Il Giudice, sulle conclusioni dei procuratori costituiti richiamate nelle note di trattazione scritta ex art. 127 ter c.p.c. sostitutive dell'udienza del 07.11.2025, decideva la causa come da sentenza con motivazione contestuale.
In punto di diritto, occorre rilevare che la cessazione della materia del contendere può definirsi come quella situazione obiettiva che si viene a creare per il sopravvenire di ragioni di fatto che estinguono la situazione giuridica posta a fondamento della domanda, sicché viene a mancare la stessa "materia" su cui si fonda la controversia.
La Suprema Corte (cfr. Cass. S.U. 28.9.2000 n. 1048) ha precisato che la cessazione della materia del contendere del giudizio civile costituisce un'ipotesi di estinzione del processo da pronunciarsi con sentenza, d'ufficio o su istanza di parte, ogniqualvolta viene meno l'interesse delle parti alla naturale definizione del giudizio. E' noto che l'interesse ad agire consiste nell'esigenza di ottenere un risultato utile giuridicamente apprezzabile e non conseguibile senza l'intervento del giudice, la verifica della cui esistenza si risolve nel quesito se l'istante possa conseguire attraverso il processo il risultato che si è ripromesso, a prescindere dall'esame del merito della controversia e della stessa ammissibilità della domanda sotto altri e diversi profili. Tale interesse deve sussistere al momento in cui il giudice pronuncia la decisione e il suo difetto è rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado del procedimento, in quanto esso costituisce un requisito per la trattazione del merito della domanda.
Applicando tali coordinate ermeneutiche al caso che ci occupa, l'intervenuta CP_ archiviazione dell'ordinanza ingiunzione opposta da parte dell' consente la declaratoria di cessata materia del contendere.
Residua la questione delle spese da regolarsi secondo il principio della soccombenza virtuale, in forza del quale il giudice provvede sulle spese delibando il fondamento della domanda per valutare se essa sarebbe stata accolta o rigettata nel caso in cui non fosse intervenuta la cessazione della materia del contendere. La soccombenza virtuale deve individuarsi, dunque, solo tenendo in considerazione la fondatezza delle prospettazioni iniziali delle parti, al fine di decidere circa l'incidenza della potenziale soccombenza sull'onere delle spese (Cass Civ sez. II n. 31643/2021) ed a prescindere dal fatto sopravvenuto che ha determinato la cessazione della materia del contendere.
Ebbene, i giudici della nomofilachia hanno più volte statuito che la parte che ha provocato, con un comportamento antigiuridico, la necessità del processo non è esonerata dall'onere delle spese nonostante la rinuncia a parte delle sue pretese, per cui, il giudice che dichiari cessata la materia del contendere dovrà, comunque pronunciarsi sulle spese secondo il principio di soccombenza individuata in base ad una ricognizione della “normale” probabilità di accoglimento della pretesa di parte su criteri di verosimiglianza o su indagine sommaria di delibazione del merito, che potrebbe portare anche ad una compensazione purché ricorrano gravi ed eccezionali ragioni
(Cass civ. sez. II n.24234/2016).
Anche la Corte Costituzionale ha indicato le coordinate da seguire per la regolamentazione delle spese processuali, riportando la condanna al rimborso delle spese al suo sostanziale fondamento: essa non ha natura sanzionatoria, nè avviene a titolo di risarcimento dei danni, ma è conseguenza oggettiva della soccombenza (in questo caso solo virtuale); rimane, comunque, sempre possibile, per il giudice che dichiari estinto il giudizio per cessata materia del contendere, non pronunciare condanna alle spese e disporre invece, in tutto o in parte, la compensazione delle stesse, purchè ricorrano i presupposti di legge e vi sia soccombenza reciproca o ricorrano gravi ed eccezionali ragioni esplicitamente indicate nella motivazione (Corte Cost. sentenza n. 77/2018 e n.274/2005). Ciò posto, nel caso in esame, si tratta di verificare se ai sensi dell'art. 92 c.p.c. possano esserci delle ragioni integranti gli estremi di “gravi ed eccezionali ragioni” secondo le coordinate ermeneutiche espresse dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 77/2018.
Ebbene la configurabilità di tali ragioni deve trovare riferimento in specifiche circostanze o aspetti della controversia;
in particolare, nelle ipotesi di cessata materia del contendere, quelle ragioni, senza pretesa di esaustività, possono essere rinvenute qualora l'illegittimità dell'atto che è stato revocato sia emersa a seguito dell'esame della documentazione esibita e/o dalle argomentazioni esposte soltanto in sede contenziosa;
la novità, peculiarità od oggettiva incertezza delle questioni di fatto o di diritto che rilevano nello specifico caso;
la mancanza, sulle questioni dedotte in giudizio, di un orientamento univoco e consolidato della giurisprudenza di legittimità; le modifiche normative, le pronunce della Corte costituzionale o della Corte di giustizia dell'UE eventualmente intervenute sulla materia in contestazione e che hanno indotto l'ufficio a rivedere la propria posizione.
In applicazione di tali principi, rileva evidenziare che nella fattispecie che ci occupa sussistono le ragioni che possono condurre ad una compensazione parziale delle spese processuali. CP_ Ed invero, l'abbandono della pretesa da parte dell' è intervenuta sì a seguito del deposito e della notifica dell'atto introduttivo del giudizio, ma occorre considerare sia il comportamento processuale dell' che non ha CP_3 resistito in alcun modo in giudizio, provvedendo all'annullamento in autotutela del provvedimento impugnato, sia della complessità della questione giuridica relativa all'individuazione del dies a quo del termine ex art. 14 legge 689/1981 per la notifica della contestazione. CP_ Pertanto, le spese sono poste parzialmente a carico dell' e liquidate come da dispositivo.
P.Q.M.
1. dichiara cessata la materia del contendere;
CP_
2. condanna l al pagamento della metà delle spese processuali che si liquidano per intero in euro 886,00 con aggiunta del rimborso per spese forfettarie nella misura del 15%, con attribuzione;
compensa tra le parti la restante metà
Salerno, 07.11.2025
Il Giudice
Dott.ssa Caterina Petrosino