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Sentenza 20 febbraio 2026
Sentenza 20 febbraio 2026
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Sul provvedimento
| Citazione : | Corte di Giustizia Tributaria di primo grado Napoli, sez. XXII, sentenza 20/02/2026, n. 3034 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di giustizia tributaria di primo grado di Napoli |
| Numero : | 3034 |
| Data del deposito : | 20 febbraio 2026 |
Testo completo
Sentenza n. 3034/2026
Depositata il 20/02/2026
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
La Corte di Giustizia Tributaria di primo grado di NAPOLI Sezione 22, riunita in udienza il 09/02/2026 alle ore 09:00 in composizione monocratica:
FRATELLO ANTONELLA, Giudice monocratico in data 09/02/2026 ha pronunciato la seguente
SENTENZA
- sul ricorso n. 10745/2025 depositato il 07/06/2025
proposto da
Ricorrente_1 - CF_Ricorrente_1
Difeso da
Difensore_1 - CF_Difensore_1
ed elettivamente domiciliato presso Email_1
contro
Regione Campania
elettivamente domiciliato presso Email_2
Ag.entrate - Riscossione - Avellino
Difeso da
Difensore_2 - CF_Difensore_2
ed elettivamente domiciliato presso Email_3
Avente ad oggetto l'impugnazione di:
- AVVISO DI INTIMAZIONE n. 01220259000295102000 TASSE AUTOMOBILISTICHE 2007
- AVVISO DI INTIMAZIONE n. 01220259000295102000 TASSE AUTOMOBILISTICHE 2010
- AVVISO DI INTIMAZIONE n. 01220259000295102000 TASSE AUTOMOBILISTICHE 2011 a seguito di discussione in pubblica udienza e visto il dispositivo n. 2644/2026 depositato il
11/02/2026
Richieste delle parti:
Ricorrente/Appellante: (Trascrizione delle eventuali richieste ammesse dal Presidente)
Resistente/Appellato: (Trascrizione delle eventuali richieste ammesse dal Presidente)
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con atto trasmesso in via telematica la società Ricorrente_1 propone alla Corte di Giustizia Tributaria di primo Grado di Napoli ricorso avverso l'intimazione di pagamento n. 01220259000295102/000, e le sottostanti cartelle di pagamento relative alle tasse automobilistiche dovute per gli anni 2007, 2010 e 2011
e ne chiede l'annullamento; sostiene il ricorrente che l'intimazione è nulla per omessa notifica degli atti presupposti e prescrizione della pretesa tributaria.
Si è costituita l'Agenzia delle Entrate e ha chiesto dichiararsi l'inammissibilità del ricorso.
All'odierna udienza la Corte, letti ed esaminati il ricorso e tutti gli atti e i documenti depositati, ha provveduto come da dispositivo.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Dalla lettura degli atti prodotti dall'Ufficio risulta che le cartelle di pagamento sono state tutte regolarmente notificate in Lauro (AV) alla Indirizzo_1, alcune a mani di familiari -sorella e madre- altre a mani proprie del destinatario.
Le notifiche sono tutte rituali, atteso che, tralasciando quelle eseguite a mani proprie del destinatario, per quelle avvenute tramite messo notificatore a mani di familiare convivente è stata inviata la raccomandata informativa, per quelle avvenute con procedura semplificata, consegnate a mani di familiari, non era necessario l'invio della raccomandata informativa, per quelle avvenute.
E' noto che la Corte di Cassazione ha più volte ribadito non solo la legittimità della notifica a mezzo posta degli atti tributari da parte degli Enti Locali, senza intermediazione dell'Ufficiale Giudiziario ma anche che la stessa si perfezioni con la compiuta giacenza, qualora in caso di notifica diretta a mezzo posta di atti impositivi da parte dell'ente, il destinatario risulti temporaneamente assente.
La notificazione si intende eseguita decorsi dieci giorni dalla data del rilascio dell'avviso di giacenza e di deposito del plico presso l'ufficio postale - ordinanza n. 16183 del 9 giugno 2021-.
Si tratta di una modalità di notifica semplificata rispetto alla notifica a mezzo posta degli atti giudiziari prevista dalla legge 890/1982 e le regole da osservare per la compiuta giacenza non sono quelle della legge dell'82 bensì quelle delle norme contenute nel regolamento del sistema postale ordinario (Dm 1/10/2008).
La legge 890 prevede che, nel caso in cui la notifica non vada a buon fine per assenza del destinatario o siano altre persone abilitate a ricevere il plico nel medesimo luogo dove deve avvenire la notifica, l'operatore postale deve informare il destinatario del tentativo di notifica mediante avviso in busta a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento, che deve essere altresì affisso alla porta d'ingresso oppure immesso nella cassetta della corrispondenza dell'abitazione, dell'ufficio o dell'azienda. In questo caso la notifica si perfeziona una volta trascorsi 10 giorni dalla spedizione della raccomandata informativa dell'avvenuto tentativo di notifica e del deposito dell'atto.
Secondo la Cassazione la non applicabilità delle disposizioni della legge 890/1982 fa sì che, in caso di mancato recapito, la notifica si concretizzi trascorsi 10 giorni dalla data di rilascio dell'avviso di giacenza e del deposito dell'atto, o in alternativa, della data di spedizione della raccomandata informativa eventualmente inviata anche se non obbligatoria. A questo iter semplificato, introdotto dall'art.1, comma 161, della legge
296/2006 e giudicato legittimo dalla Corte costituzionale con l'ordinanza 104/2019, non possono essere applicate le regole della legge 890/1982.
In caso di mancata consegna dell'atto al destinatario presso il suo domicilio, quindi, non sussiste l'obbligo da parte dell'agente postale di inviare la raccomandata informativa dell'avvenuto deposito dell'atto presso l'ufficio postale o punto di deposito come invece previsto nel caso di “irreperibilità relativa”. La conseguenza
è che in caso di notifica a mezzo posta degli avvisi di accertamento occorre fare riferimento al regolamento per l'espletamento del servizio postale universale (Dm 1/10/2008) che si limita a stabilire che i plichi non consegnati devono essere depositati presso l'ufficio postale e restano a disposizione per 30 giorni a decorrere dal giorno successivo al rilascio dell'avviso di giacenza.
Per la Cassazione poi, il momento esatto in cui la notifica a mezzo posta si perfeziona, va ricercato bilanciando l'interesse del notificante e quello del destinatario, applicando anche alla notifica a mezzo posta, per analogia, le regole della legge 890/1982. La stessa quindi si verificherà passati 10 giorni dalla data di rilascio dell'avviso di giacenza (o dal ritiro del piego se precedente), tenuto conto dell'assenza dell'obbligo della raccomandata informativa nella notifica ex comma 161 della legge 296/2006.
Una volta accertata la regolarità della procedura semplificata per la notifica il contribuente potrà sempre essere rimesso nei termini ma dovrà addurre elementi idonei a dimostrare di non aver avuto conoscenza effettiva dell'atto per causa a lui non imputabile.
Nel caso di specie tali elementi non sono stati né dedotti né dimostrati in quanto dagli atti risulta che la residenza fiscale del contribuente fosse quella di destinazione dell'atto.
In seguito alla notifica delle cartelle, sono state notificate anche altre intimazioni di pagamento, oltre a quella impugnata.
Legittimamente, dunque, l'Agenzia per la riscossione ha emesso l'atto impugnato.
Una volta accertato che l'atto impugnato non costituisca nuova pretesa tributaria e che pertanto tale pretesa sia divenuta definitiva, occorre verificare se vi sia stata autonoma impugnazione dell'intimazione. Ed invero, il comma 3 dell'art. 19 del D.L.vo n.546/92 afferma il principio della autonoma impugnabilità per cui “ognuno degli atti autonomamente impugnabili può essere impugnato solo per vizi propri”: l'impugnazione per motivi diversi da quelli relativi a vizi propri è ammessa soltanto se tali atti non sono stati preceduti dalla notificazione dell'avviso di accertamento o di liquidazione e comunque unitamente a questi ultimi.
Unico motivo è la prescrizione.
Il ricorso, pertanto, è inammissibile.
Per quanto sopra esposto, la Corte, ogni contraria eccezione e istanza rigettate, definitivamente pronunziando, decide come da dispositivo. Le spese seguono la soccombenza.
P.Q.M.
Dichiara il ricorso inammissibile e condanna il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio che liquida in 200,00 euro, oneri accessori come per legge
Depositata il 20/02/2026
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
La Corte di Giustizia Tributaria di primo grado di NAPOLI Sezione 22, riunita in udienza il 09/02/2026 alle ore 09:00 in composizione monocratica:
FRATELLO ANTONELLA, Giudice monocratico in data 09/02/2026 ha pronunciato la seguente
SENTENZA
- sul ricorso n. 10745/2025 depositato il 07/06/2025
proposto da
Ricorrente_1 - CF_Ricorrente_1
Difeso da
Difensore_1 - CF_Difensore_1
ed elettivamente domiciliato presso Email_1
contro
Regione Campania
elettivamente domiciliato presso Email_2
Ag.entrate - Riscossione - Avellino
Difeso da
Difensore_2 - CF_Difensore_2
ed elettivamente domiciliato presso Email_3
Avente ad oggetto l'impugnazione di:
- AVVISO DI INTIMAZIONE n. 01220259000295102000 TASSE AUTOMOBILISTICHE 2007
- AVVISO DI INTIMAZIONE n. 01220259000295102000 TASSE AUTOMOBILISTICHE 2010
- AVVISO DI INTIMAZIONE n. 01220259000295102000 TASSE AUTOMOBILISTICHE 2011 a seguito di discussione in pubblica udienza e visto il dispositivo n. 2644/2026 depositato il
11/02/2026
Richieste delle parti:
Ricorrente/Appellante: (Trascrizione delle eventuali richieste ammesse dal Presidente)
Resistente/Appellato: (Trascrizione delle eventuali richieste ammesse dal Presidente)
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con atto trasmesso in via telematica la società Ricorrente_1 propone alla Corte di Giustizia Tributaria di primo Grado di Napoli ricorso avverso l'intimazione di pagamento n. 01220259000295102/000, e le sottostanti cartelle di pagamento relative alle tasse automobilistiche dovute per gli anni 2007, 2010 e 2011
e ne chiede l'annullamento; sostiene il ricorrente che l'intimazione è nulla per omessa notifica degli atti presupposti e prescrizione della pretesa tributaria.
Si è costituita l'Agenzia delle Entrate e ha chiesto dichiararsi l'inammissibilità del ricorso.
All'odierna udienza la Corte, letti ed esaminati il ricorso e tutti gli atti e i documenti depositati, ha provveduto come da dispositivo.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Dalla lettura degli atti prodotti dall'Ufficio risulta che le cartelle di pagamento sono state tutte regolarmente notificate in Lauro (AV) alla Indirizzo_1, alcune a mani di familiari -sorella e madre- altre a mani proprie del destinatario.
Le notifiche sono tutte rituali, atteso che, tralasciando quelle eseguite a mani proprie del destinatario, per quelle avvenute tramite messo notificatore a mani di familiare convivente è stata inviata la raccomandata informativa, per quelle avvenute con procedura semplificata, consegnate a mani di familiari, non era necessario l'invio della raccomandata informativa, per quelle avvenute.
E' noto che la Corte di Cassazione ha più volte ribadito non solo la legittimità della notifica a mezzo posta degli atti tributari da parte degli Enti Locali, senza intermediazione dell'Ufficiale Giudiziario ma anche che la stessa si perfezioni con la compiuta giacenza, qualora in caso di notifica diretta a mezzo posta di atti impositivi da parte dell'ente, il destinatario risulti temporaneamente assente.
La notificazione si intende eseguita decorsi dieci giorni dalla data del rilascio dell'avviso di giacenza e di deposito del plico presso l'ufficio postale - ordinanza n. 16183 del 9 giugno 2021-.
Si tratta di una modalità di notifica semplificata rispetto alla notifica a mezzo posta degli atti giudiziari prevista dalla legge 890/1982 e le regole da osservare per la compiuta giacenza non sono quelle della legge dell'82 bensì quelle delle norme contenute nel regolamento del sistema postale ordinario (Dm 1/10/2008).
La legge 890 prevede che, nel caso in cui la notifica non vada a buon fine per assenza del destinatario o siano altre persone abilitate a ricevere il plico nel medesimo luogo dove deve avvenire la notifica, l'operatore postale deve informare il destinatario del tentativo di notifica mediante avviso in busta a mezzo lettera raccomandata con avviso di ricevimento, che deve essere altresì affisso alla porta d'ingresso oppure immesso nella cassetta della corrispondenza dell'abitazione, dell'ufficio o dell'azienda. In questo caso la notifica si perfeziona una volta trascorsi 10 giorni dalla spedizione della raccomandata informativa dell'avvenuto tentativo di notifica e del deposito dell'atto.
Secondo la Cassazione la non applicabilità delle disposizioni della legge 890/1982 fa sì che, in caso di mancato recapito, la notifica si concretizzi trascorsi 10 giorni dalla data di rilascio dell'avviso di giacenza e del deposito dell'atto, o in alternativa, della data di spedizione della raccomandata informativa eventualmente inviata anche se non obbligatoria. A questo iter semplificato, introdotto dall'art.1, comma 161, della legge
296/2006 e giudicato legittimo dalla Corte costituzionale con l'ordinanza 104/2019, non possono essere applicate le regole della legge 890/1982.
In caso di mancata consegna dell'atto al destinatario presso il suo domicilio, quindi, non sussiste l'obbligo da parte dell'agente postale di inviare la raccomandata informativa dell'avvenuto deposito dell'atto presso l'ufficio postale o punto di deposito come invece previsto nel caso di “irreperibilità relativa”. La conseguenza
è che in caso di notifica a mezzo posta degli avvisi di accertamento occorre fare riferimento al regolamento per l'espletamento del servizio postale universale (Dm 1/10/2008) che si limita a stabilire che i plichi non consegnati devono essere depositati presso l'ufficio postale e restano a disposizione per 30 giorni a decorrere dal giorno successivo al rilascio dell'avviso di giacenza.
Per la Cassazione poi, il momento esatto in cui la notifica a mezzo posta si perfeziona, va ricercato bilanciando l'interesse del notificante e quello del destinatario, applicando anche alla notifica a mezzo posta, per analogia, le regole della legge 890/1982. La stessa quindi si verificherà passati 10 giorni dalla data di rilascio dell'avviso di giacenza (o dal ritiro del piego se precedente), tenuto conto dell'assenza dell'obbligo della raccomandata informativa nella notifica ex comma 161 della legge 296/2006.
Una volta accertata la regolarità della procedura semplificata per la notifica il contribuente potrà sempre essere rimesso nei termini ma dovrà addurre elementi idonei a dimostrare di non aver avuto conoscenza effettiva dell'atto per causa a lui non imputabile.
Nel caso di specie tali elementi non sono stati né dedotti né dimostrati in quanto dagli atti risulta che la residenza fiscale del contribuente fosse quella di destinazione dell'atto.
In seguito alla notifica delle cartelle, sono state notificate anche altre intimazioni di pagamento, oltre a quella impugnata.
Legittimamente, dunque, l'Agenzia per la riscossione ha emesso l'atto impugnato.
Una volta accertato che l'atto impugnato non costituisca nuova pretesa tributaria e che pertanto tale pretesa sia divenuta definitiva, occorre verificare se vi sia stata autonoma impugnazione dell'intimazione. Ed invero, il comma 3 dell'art. 19 del D.L.vo n.546/92 afferma il principio della autonoma impugnabilità per cui “ognuno degli atti autonomamente impugnabili può essere impugnato solo per vizi propri”: l'impugnazione per motivi diversi da quelli relativi a vizi propri è ammessa soltanto se tali atti non sono stati preceduti dalla notificazione dell'avviso di accertamento o di liquidazione e comunque unitamente a questi ultimi.
Unico motivo è la prescrizione.
Il ricorso, pertanto, è inammissibile.
Per quanto sopra esposto, la Corte, ogni contraria eccezione e istanza rigettate, definitivamente pronunziando, decide come da dispositivo. Le spese seguono la soccombenza.
P.Q.M.
Dichiara il ricorso inammissibile e condanna il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio che liquida in 200,00 euro, oneri accessori come per legge