Sentenza 20 dicembre 2006
Massime • 1
Integra il reato di sostituzione di persona (art. 494 cod. pen.) la condotta di colui che si attribuisce falsamente la qualità di proprietario di un terreno per ottenere il rilascio di un certificato urbanistico, considerato che si tratta di una qualità alla quale la legge ricollega effetti giuridici, tra i quali quello di ottenere dalla P.A. un certificato di destinazione urbanistica del suddetto terreno.
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. pen., sez. V, sentenza 20/12/2006, n. 19472 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 19472 |
| Data del deposito : | 20 dicembre 2006 |
Testo completo
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Udienza pubblica
Dott. PIZZUTI Giuseppe - Presidente - del 20/12/2006
Dott. AMATO Alfonso - Consigliere - SENTENZA
Dott. MARASCA Gennaro - Consigliere - N. 2303
Dott. DIDONE Antonio - Consigliere - REGISTRO GENERALE
Dott. DUBOLINO Pietro - Consigliere - N. 037611/2005
ha pronunciato la seguente:
SENTENZA/ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
1) DE GO ST, N. IL 10/03/1948;
avverso sentenza del 01/03/2005 CORTE APPELLO di NAPOLI;
visti gli atti, la sentenza ed il ricorso;
udita in PUBBLICA UDIENZA la relazione fatta dal Consigliere Dr. MARASCA GENNARO;
Udito il Pubblico Ministero in persona del Dr. Consolo Santi, che ha concluso per l'annullamento con rinvio della sentenza impugnata. La Corte di Cassazione:
OSSERVA
De GO UG, imputato del delitto di cui all'articolo 483c.p. per avere dichiarato falsamente di essere proprietario di un terreno ai fini del rilascio di un certificato urbanistico, veniva assolto dal Tribunale di Benevento con sentenza emessa in data 21 novembre 2003 perché il fatto non è previsto dalla legge come reato. In accoglimento della impugnazione del Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Napoli, la Corte di Appello della stessa Città, con sentenza in data 1 marzo 2005, condannava il De GO alla pena di giustizia per il reato di cui all'articolo 494 c.p., così modificata la originaria imputazione.
Con il ricorso per Cassazione il De GO deduceva l'erronea applicazione della legge penale, e precisamente dell'articolo 494 c.p., sia perché non era ravvisabile l'elemento materiale del reato contestato, essendo il ricorrente proprietario dell'area, sia perché mancava la volontà colpevole, essendo eventualmente ravvisabile un errore di fatto.
Inoltre il ricorrente contestava il vizio di motivazione e la violazione di legge essendo nei fatti astrattamente ravvisabile il delitto di cui all'articolo 483 c.p., non configurabile in concreto non sussistendo l'obbligo di dichiarare il vero.
I motivi di ricorso sono infondati.
In punto di fatto è rimasto accertato che il De GO presentò una istanza diretta ad ottenere un certificato di destinazione urbanistica nella quale si era qualificato proprietario dell'area. Dalle sentenze di merito si desume altresì che il De GO non era, invece, proprietario di quell'area; le generiche contestazioni sul punto del ricorrente si risolvono in inammissibili censure di merito della decisione impugnata.
Correttamente i giudici di merito non hanno ravvisato in tale fatto il delitto di cui all'articolo 483 c.p. perché non vi è alcun obbligo imposto dalla legge di dichiarare il vero nella predetta istanza.
Ricorre, però, come ritenuto dalla Corte di merito, nel caso di specie il delitto di cui all'articolo 494 c.p., che è norma sussidiaria che trova applicazione quando il fatto non integri altre ipotesi di falso.
La sentenza impugnata è certamente succinta, come sostenuto dal ricorrente, ma precisa e chiara nella indicazione delle ragioni che hanno legittimato l'affermazione di responsabilità del De GO. È fuori dubbio, infatti, che l'imputato abbia dichiarato di essere proprietario di una area senza esserlo;
quindi si è attribuito una qualità inesistente, qualità alla quale la legge riconnette effetti giuridici, e tra essi proprio la possibilità di ottenere dalla Pubblica Amministrazione un certificato di destinazione urbanistica dell'area in discussione.
Sussiste, quindi, l'elemento materiale del reato contestato contrariamente a quanto sostenuto dal ricorrente.
Sussiste pure l'elemento psicologico del delitto di sostituzione di persona. Il De GO, infatti, si è attribuito la falsa qualità in argomento al fine di ottenere il rilascio del certificato richiesto e di conseguire così un vantaggio, che, come è noto, per costante giurisprudenza di legittimità, può non essere in sè stesso illecito e può essere patrimoniale e non patrimoniale. Quanto, infine, al preteso errore di fatto di cui all'articolo 47 c.p., pur volendo prescindere dalla estrema genericità della deduzione, va detto che non si rinviene alcun elemento nelle due sentenze di merito dalle quali sia possibile desumere che il ricorrente si sia sbagliato in ordine alla attribuzione della proprietà dell'area in discussione.
Inoltre, pur volendo ritenere che la prova dell'errore non incomba sull'imputato - sul punto la giurisprudenza di legittimità è contrastante -, è certo che allo stesso competa un onere di allegazione che non risulta essere stato soddisfatto in alcun modo nel caso di specie.
Per le ragioni esposte il ricorso deve essere rigettato ed il ricorrente condannato a pagare le spese del procedimento.
P.Q.M.
La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente a pagare le spese del procedimento.
Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 20 dicembre 2006. Depositato in Cancelleria il 18 maggio 2007