Cass. pen., sez. V, sentenza 06/11/2013, n. 644
CASS
Sentenza 6 novembre 2013

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Massime1

Ai fini dell'integrazione del delitto di cui all'art. 612 cod. pen. - che ha natura di reato di pericolo - è necessario che la minaccia - da valutarsi con criterio medio ed in relazione alle concrete circostanze del fatto - sia idonea a cagionare effetti intimidatori sul soggetto passivo, ancorché il turbamento psichico non si verifichi in concreto. (Nella specie l'imputato aveva detto ad alcuni bimbi che giocavano vicino alla sua casa che se non si fossero allontanati sarebbe rientrato in casa a prendere il fucile; il giudice di appello, censurato dalla S.C., aveva escluso l'esistenza del reato, ritenendo le espressioni usate dall'imputato "un classico espediente verbale colorito contro bimbi molesti").

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  • 3Minaccia grave nei confronti della convivente: condannato a 4 mesi di reclusione (Tribunale di Frosinone - Giudice Monocratico dott.ssa Aurora Gallo)
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    La massima Ai fini dell'integrazione del delitto di cui all' art. 612 c.p. , che costituisce reato di pericolo, la minaccia va valutata con criterio medio ed in relazione alle concrete circostanze del fatto, sicchè non è necessario che il soggetto passivo si sia sentito effettivamente intimidito, essendo sufficiente che la condotta dell'agente sia potenzialmente idonea ad incidere sulla libertà morale della vittima, il cui eventuale atteggiamento minaccioso o provocatorio non influisce sulla sussistenza del reato, potendo eventualmente sostanziare una circostanza che ne diminuisca la gravità, come tale esterna alla fattispecie (Cassazione penale , sez. II , 12/02/2019 , n. 21684). Fonte: …

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Sul provvedimento

Citazione :
Cass. pen., sez. V, sentenza 06/11/2013, n. 644
Giurisdizione : Corte di Cassazione
Numero : 644
Data del deposito : 6 novembre 2013

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