Cass. pen., sez. VI, sentenza 10/03/2004, n. 22377
CASS
Sentenza 10 marzo 2004

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Nei reati contro la P.A., il giudizio di prognosi sfavorevole sulla pericolosità sociale dell'incolpato non è di per sè impedito dalla circostanza che l'indagato abbia dismesso la carica o esaurito l'ufficio nell'esercizio del quale aveva realizzato la condotta addebitata. Tuttavia, la validità di tale principio deve essere rapportata al caso concreto, là dove il rischio di ulteriori condotte illecite del tipo di quella contestata deve essere reso probabile da una permanente posizione soggettiva dell'agente che gli consenta di continuare a mantenere, pur nell'ambito di funzioni o incarichi pubblici diversi, condotte antigiuridiche aventi lo stesso rilievo ed offensive della stessa categoria di beni e valori di appartenenza del reato commesso. (Fattispecie nella quale la Corte ha ritenuto che non fosse dimostrato attraverso quali meccanismi l'indagato, che non ricopriva più cariche pubbliche, poteva continuare a compromettere il buon andamento, l'imparzialità e la correttezza dell'attività della P.A.).

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    Sul provvedimento

    Citazione :
    Cass. pen., sez. VI, sentenza 10/03/2004, n. 22377
    Giurisdizione : Corte di Cassazione
    Numero : 22377
    Data del deposito : 10 marzo 2004

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