Sentenza 4 giugno 1999
Massime • 1
In materia di stupefacenti, va esclusa la configurabilità del reato previsto dall'art. 73 d.P.R. n. 309/90 nel caso del cosiddetto consumo di gruppo, e cioè nel caso in cui la consegna di modesti quantitativi di sostanza stupefacente destinati all'uso personale dei percettori rappresenti l'esecuzione di un preesistente accordo tra l'agente e gli altri soggetti, che non si pongono quindi in posizione di estraneità rispetto al cedente ma debbono considerarsi come codetentori della sostanza fin dal momento dell'acquisto, eseguito anche per loro conto. Peraltro, un accordo del genere non deve essere necessariamente espresso; ne' è necessaria la preventiva raccolta del danaro per l'acquisto "collettivo" della sostanza stupefacente: essa è apprezzabile come elemento sintomatico dell'accordo, ma l'esistenza dello stesso può però essere desunta anche da altri elementi, quali il rapporto di amicizia tra l'acquirente e gli altri consumatori, l'effettiva consumazione della sostanza da parte di tutti quanti nelle stesse circostanze di tempo e di luogo, l'unicità della confezione contenente la sostanza.
Commentari • 2
- 1. L' uso di gruppo degli stupefacenti: una panoramicaAndrea Baiguera Altieri · https://www.diritto.it/ · 12 settembre 2023
Nel TU 309/90, manca una definizione autentica dell'”uso di gruppo”, nonostante siffatta pratica sia assai diffusa presso la popolazione dedita al consumo di sostanze stupefacenti. Per conseguenza, la Dottrina e la Giurisprudenza si sono trovate, esse sole, ad avere il compito di allestire una disciplina organica in tema di consumazione collettiva di droghe. Sotto il profilo storico, i lemmi “uso di gruppo” vengono utilizzati, per la prima volta, in Cass., sez. pen. I, 21 aprile 1981, n. 5375. Tale Precedente statuiva che “nell'Art. 80 comma 2 L. 685/1975 [poi totalmente abrogata, ndr] la finalità dell'uso personale, anche non terapeutico, di modiche quantità di sostanze stupefacenti …
Leggi di più… - 2. L'uso di gruppo di sostanza stupefacente (Cass. 8366/11 - 17396/12)https://canestrinilex.com/risorse/category/articoli · 3 febbraio 2022
Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. pen., sez. VI, sentenza 04/06/1999, n. 9075 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 9075 |
| Data del deposito : | 4 giugno 1999 |
Testo completo
Composta dagli Ill.mi Sigg.: Udienza pubblica
Dott. Renato Fulgenzi Presidente del 4.6.1999
1. Dott. Adolfo Di Virginio Consigliere SENTENZA
2. " Bruno Oliva " N.1110
3. " Antonio Stefano Agrò " REGISTRO GENERALE
4. " Giorgio OL " N.492/99
ha pronunciato la seguente
SENTENZA
sul ricorso proposto da De AR RC
avverso la sentenza in data 22.10.1998 del g.i.p. del Tribunale di Ferrara, con la quale era stato condannato per il reato di cui all'art. 73 c.4 DPR n. 309/90;
Visti gli atti, la sentenza denunziata ed il ricorso, Udita in pubblica udienza la relazione fatta dal Consigliere Dott. Adolfo Di Virginio;
Udito il Pubblico Ministero in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. Eduardo Scardaccione, che ha concluso per l'annullamento senza rinvio della sentenza impugnata. Con sentenza in data 22.10.1998 il g.i.p. del Tribunale di Ferrara, all'esito di giudizio abbreviato, condannava Da AR RC alla pena di mesi due e giorni venti di reclusione e di L. 900.000 di multa, convertita in quella di L.
6.900.000 di multa, per il reato di cui all'art. 73 c.4 DPR n.309/90, con l'attenuante di cui al quinto comma e con la attenuanti generiche. Il De AR faceva parte di un gruppo di averli sorpresi a fumare uno "spinello" confezionato con g. 0,068 di CI, (principio attivo g. 0,068), che egli dichiarava nella immediatezza del fatto essere di sua proprietà. Il g.i.p. ha escluso. sulla base delle dichiarazioni dell'imputato e dei suoi commilitoni, l'ipotesi della codetenzione per uso personale.
Ricorre personalmente l'imputato. deducendo: a) difetto e manifesta illogicità della motivazione, basata secondo lui su argomentazioni apodittiche e su non corretta valutazione delle prove;
b) erronea applicazione dell'art. 73 DPR citato, essendo da escludere la rilevanza penale del fatto quando l'acquisto della droga sia avvenuto previo accordo tra più persone e per il consumo individuale delle stesse e non essendo necessario che esista un mandato espresso all'acquisto conferito a taluna di essere potendo esso anche essere tacito e dipendere, come nel caso, da una prassi reiterata. Non è suscettibile di considerazione il primo motivo di ricorso, col quale si propone, circa la provenienza dello "spinello", una valutazione degli elementi probatori diversa da quella eseguita dal giudice di merito. Poiché la motivazione della sentenza impugnata è sul punto pienamente congrua e del tutto immune da vizi logici, fondata come essa è sulle dichiarazioni spontanee rese alla polizia giudiziaria dal Da AR e dalla altre persone sorprese nell'atto di consumare CI (dichiarazioni utilizzabili in sede di giudizio abbreviato), i rilievi del ricorrente si traducono in inammissibili censure della sentenza impugnata sotto il profilo del merito e non possono in quanto tali trovare ingresso nel giudizio di legittimità. si tratta, d'altronde, di censure di cui anche in sede di merito sarebbe stato difficile cogliere il pregio, dal momento che gli esempi di travisamento del fatto proposti nel ricorso sembrano, al contrario, attestare proprio la assoluta fedeltà della sentenza impugnata alle risultanze processuali sul punto.
È fondato invece il secondo motivo.
La sentenza impugnata cita diverse decisioni di questa Corte, con le qualì è stata esclusa la configurabilità del reato previsto dall'art. 73 DPR n.309/90 nel caso del cosiddetto consumo di gruppo, e cioè nel caso in cui la consegna di modesti quantitativi di sostanza stupefacente destinati all'uso personale dei percettori rappresenti l'esecuzione di un preesistente accordo tra l'agente e gli altri soggetti. che non si pongono quindi in posizione di estraneità rispetto al cedente ma debbono considerarsi come codetentori della sostanza fin dal momento dell'acquisto, eseguito anche per loro conto. Si è ritenuto che in casi del genere non sia ravvisabile cessione in senso proprio, e non trovi applicazione la norma incriminatrice, proprio perché l'agente detiene la sostanza anche per conto altrui e il successivo trasferimento di parte o parti di essa altro non costituisce che l'esecuzione dell'accordo preesistente per effetto del quale l'acquisto era stato eseguito. Ritiene tuttavia il giudice di merito che questo indirizzo giurisprudenziale non possa essere invocato nel caso in esame, mancando qualsiasi indizio di un accordo tra il De AR e i suoi commilitoni per l'acquisto, finalizzato al consumo di gruppo, della sostanza sequestrata: accordo che nessuno degli interessati aveva dedotto e che sarebbe comunque smentito dalle modalità del fatto. Fondatamente osserva, peraltro. il ricorrente che un accordo del genere non deve essere necessariamente espresso: si è invero ritenuto tra l'altro (Cass. 26.8.1997, Parpaiola, citata nella sentenza) che non è necessaria la preventiva raccolta del danaro necessario all'acquisto per uso collettivo della sostanza stupefacente: essa è apprezzabile come elemento sintomatico dell'accordo, ma l'esistenza dello stesso può però essere desunta anche da altri elementi, quali il rapporto di amicizia tra l'acquirente e gli altri consumatori, l'effettiva consumazione della sostanza da parte di tutti quanti nelle stesse circostanza di tempo e di luogo, l'unicità della confezione contenente la sostanza. Tutti questi elementi ricorrono per l'appunto nel caso in esame;
e non sembra apprezzabile, per contro, quale elemento decisivo per escludere l'esistenza di un preventivo accordo il fatto che gli interessati non la abbiano menzionata in sede di dichiarazioni spontanee, ben potendo il loro comportamento processuale essere stata, influenzato dalla preoccupazione di conseguenze negative sul piano della responsabilità personale. La sentenza impugnata non spiega, d'altronde, perché le modalità del fatto, del tutto genericamente richiamato, smentirebbero l'esistenza di un accordo preventivo tra tutti i consumatori: accordo che può essere anche tacito ed obbedire, così come deduce il ricorrente, ad una prassi che preveda l'acquisto della sostanza, a turno, da parte dell'uno o dell'altro dei componenti del gruppo, senza che ciò comporti una sostanziale differenza con le ipotesi in cui la giurisprudenza di questa Corte ha escluso la rilevanza penale della condotta. Va quindi annullata la sentenza in esame, con necessario rinvio al giudice di primo grado, trattandosi di sentenza non appellabile e non potendo quindi trovare applicazione al caso il disposto dell'art.569 c.4 c.p.p. Il giudice di rinvio dovrà procedere a nuova valutazione delle risultanze processuali, per stabilire se sulla loro base possa essere ritenuto o debba invece essere escluso un accordo, eventualmente anche tacito o conforma ad una prassi instauratasi tra i consumatori facenti parte del gruppo, diretta all'acquisto da parte di uno di loro di sostanze stupefacenti da destinare al consumo personale.
P. Q. M.
La Corte annulla la sentenza impugnata e rinvia per nuovo giudizio al Tribunale di Ferrara.
Così deciso in Roma, all'udienza, il 4 giugno 1999.
Depositato in Cancelleria il 15 luglio 1999