Cass. pen., sez. VI, sentenza 26/02/2013, n. 16566
CASS
Sentenza 26 febbraio 2013

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La condotta di induzione, che costituisce l'elemento oggettivo del delitto di cui all'art. 319 quater cod. pen., così come introdotto dall'art. 1, comma 75, l. n. 190 del 2012, consiste in un'attività di persuasione, basata sulla maggiore forza del soggetto con la qualifica pubblica (e, quindi, tale da integrare il "metus pubblicae potestatis") che, prospettando una conseguenza dannosa derivante dall'applicazione della legge, induca il privato, senza reali spazi contrattuali sull'an, alla promessa o alla dazione della richiesta utilità.

Il giudice di appello per riformare in "peius" una sentenza assolutoria è obbligato - in base all'art. 6 CEDU, così come interpretato dalla sentenza della Corte Europea dei diritti dell'uomo del 5 luglio 2011, nel caso Dan c/Moldavia - alla rinnovazione dell'istruzione dibattimentale solo quando intende operare un diverso apprezzamento di attendibilità di una prova orale, ritenuta in primo grado non attendibile.

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Sul provvedimento

Citazione :
Cass. pen., sez. VI, sentenza 26/02/2013, n. 16566
Giurisdizione : Corte di Cassazione
Numero : 16566
Data del deposito : 26 febbraio 2013

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