CASS
Sentenza 16 giugno 2025
Sentenza 16 giugno 2025
Commentari • 0
Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. pen., sez. I, sentenza 16/06/2025, n. 22533 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 22533 |
| Data del deposito : | 16 giugno 2025 |
Testo completo
SENTENZA sul ricorso proposto dal Pubblico ministero presso il Tribunale di Catanzaro avverso l'ordinanza del 23/12/2024 del Tribunale del riesame di Catanzaro letti gli atti, il provvedimento impugnato e il ricorso udita la relazione svolta dalla consigliera Maria Eugenia Oggero lette le conclusioni scritte con cui il Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore Generale, Luca Tampieri, ha chiesto che il ricorso sia rigettato RITENUTO IN FATTO 1. Con ordinanza del 23 dicembre 2024, il Tribunale del riesame di Catanzaro, a seguito dell'annullamento con rinvio dell'ordinanza del 28 maggio 2024 del medesimo Tribunale, disposto dalla Corte di cassazione, Quinta Sezione, con sentenza del 24 ottobre 2024, ha annullato, in accoglimento dell'impugnazione, l'ordinanza del Giudice delle indagini preliminari di Catanzaro, per l'effetto revocando la misura custodiale in carcere nei confronti di SA NI VI. 1.1. All'esito del giudizio rescindente, la Quinta Sezione di questa Corte, accogliendo alcune delle censure proposte con il primo motivo di ricorso, rileva che: (p- Penale Sent. Sez. 1 Num. 22533 Anno 2025 Presidente: SANTALUCIA GIUSEPPE Relatore: OGGERO MARIA EUGENIA Data Udienza: 23/05/2025 -l'affermazione relativa alla sussistenza dei gravi indizi circa la partecipazione di SA NI VI all'omicidio di MI UM, avvenuto nel marzo del 2010, trova giustificazione nella convergenza delle dichiarazioni rese dai collaboratori di giustizia, LE CA e RT AR, la cui conoscenza dei fatti sarebbe soltanto indiretta, avendo riferito di informazioni mutuate da soggetti terzi, direttamente coinvolti nella vicenda oppure, a loro volta, portatori di conoscenze acquisite de relato;
. -colgono nel segno le censure formulate in ordine alla vocazione delle dichiarazioni di CA ad assurgere alla dignità indiziaria, in ragione della convergenza del suo narrato con quello del collaboratore AR, non coincidendo le ricostruzioni in ordine al numero e all'identità del gruppo di fuoco responsabile dell'omicidio ed essendo altresì in contrasto con quanto riferito da uno dei testimoni oculari del delitto;
-è mancata la necessaria individuazione della fonte delle conoscenze de relato, introdotte dal collaboratore AR, ai fini del vaglio della attitudine a costituire valido riscontro delle medesime rispetto a quelle di CA, alla luce dei principi elaborati dalla giurisprudenza di legittimità - in primis, Sez. U, n. 20804 del 29/11/2012, dep. 2013, Aquilina, Rv. 255143 - atteso che, essendo le dichiarazioni di AR frutto di doppio passaggio informativo, il Tribunale, con una inferenza di tipo meramente probabilistico, ha ritenuto di individuare la fonte di informazione genetica in SA MO, e non in LI, pure indicato alternativamente da AR quale possibile fonte di EA, sua fonte diretta. Così opinando, non sarebbe tuttavia stato dissolto il dubbio che la fonte de relato sia individuabile in IO LI, ossia la stessa persona dalla quale CA ha mutuato le sue conoscenze;
-alle descritte carenze motivazionali, non può sopperire il tentativo di svincolare la valutazione del compendio probatorio dai principi richiamati, evocando la circolazione in ambito associativo delle informazioni acquisite e riferite da CA, che, in tesi, riguarderebbero la vita associ ativa e sarebbero state apprese in qualità di componente del sodalizio. Alla luce delle esposte considerazioni, è stato disposto l'annullamento dell'ordinanza impugnata, con rinvio per un nuovo esame al Tribunale del riesame di Catanzaro. 1.2. In sede rescissoria, il Tribunale di Catanzaro, in accoglimento del riesame, ha disposto l'annullamento del provvedimento del giudice delle indagini preliminari, osservando che: - l'editto accusatorio ipotizza che SA NI VI, quale organizzatore ed esecutore materiale, deputato a fornire appoggio logistico alla fuga dei killers di MI UM, tra cui il coindagato NC D'OL, sia concorrente nell'omicidio di UM, avvenuto a Vibo NT in data 11 marzo 2010 ed assassinato nell'ambito della strategia criminale del clan NI e della cosca RI, su posizioni avverse a quella dei SO, di cui la vittima era fiduciario, sodale di PA SO nell'attività di estorsione sul territorio vibese;
2 -l'agguato, avvenuto nel cortile della casa di UM, alla presenza delle figlie della vittima, fu realizzato mediante colpi esplosi da calibro 9x21 e 9x29, armi che, insieme a bossoli e caricatore, erano state trovate all'interno di una Fiat Uno, completamente bruciata;
-a distanza di anni, a carico dell'odierno indagato sono state rese dichiarazioni da due collaboratori di giustizia, LE CA e RT AR, entrambi organici a contesti mafiosi operanti nell'ambito della 'ndrangheta operante nel territorio di Vibo NT;
-positiva risulta la valutazione circa l'attendibilità intrinseca di CA, il quale ha reso dichiarazioni anche auto-accusatorie, in ordine all'attività della cosca NI, per averne fatto parte nel periodo in questione. Invero, la sua attendibilità risulta anche positivamente effettuata all'esito dei procedimenti Lybra, Romanzo criminale, Rimpiazzo e Gringia. Come analogo giudizio di attendibilità è stato formulato riguardo ad AR, della cosca dei EA- RA, che si è auto-accusato di gravi delitti di sangue ed ha dato conto della propria scelta collaborativa e delle ragioni di tale percorso;
—non sortisce invece esito positivo la ricerca di riscontri individualizzanti della propalazione di CA, che, nel corso di una serie di interrogatori, ha riportato quanto appreso da IO LI e IO LL, a loro volta direttamente coinvolti nei fatti: all'esito delle confidenze ricevute, ha narrato di avere appreso che l'omicidio di UM era stato commesso da FR D'OL, NI RI, MI LL e IO LI con il supporto logistico di SA NI VI, in seguito avendo aggiunto che anche IO LL e SA RI avevano partecipato al delitto. Ciò premesso, è stato escluso, in sede di rinvio, che le dichiarazioni di RT AR potessero valere da riscontro individualizzante rispetto alle propalazioni di CA: annota il Tribunale che, nel ricevere, tramite EA, notizia dell'omicidio di UM e non avendo avuto contezza della fonte genetica delle sue conoscenze, AR ha ipotizzato due canali alternativi di informazione. In prima battuta, nel dire di avere saputo dell'omicidio da NC EA, RT AR ha precisato che, in tesi, questi era stato messo a conoscenza del fatto di sangue da SA MO, sulla base degli strettissimi rapporti che poteva vantare con i NI;
sempre in via ipotetica, l'informazione poteva essere giunta attraverso IO LI - la medesima fonte di CA - che aveva condiviso con EA un periodo di detenzione in epoca successiva all'omicidio di Palunribo, quando era possibile avesse ottenuto le confidenze sul delitto. Nel corso degli interrogatori del 12 giugno 2020 e del 18 febbraio 2022, AR ha riferito, in primis, di non essere in grado di indicare l'origine della notizia appresa da EA;
in seconda battuta, ha ipotizzato che il canale di NC EA fosse SA MO, opinando che LI non avrebbe potuto ottenere una informazione così riservata all'interno del carcere e, successivamente, in contraddizione con quanto testé detto, aveva sostenuto che, nei periodi di 3 detenzione, capita di essere edotti di fatti del genere, essendo possibile che EA avesse appreso da LI, durante la restrizione carceraria, del delitto UM. Il Tribunale, alla luce del quadro tratteggiato e sulla scorta della impossibilità di individuare con certezza la fonte primaria delle informazioni ottenute da AR, ha escluso che le sue dichiarazioni fossero idonee a riscontrare le propalazioni di CA, in ragione della precipua impossibilità di fugare il rischio che esse provenissero da un'unica fonte rispetto a quella di CA, disponendo l'annullamento dell'ordinanza, con la revoca della misura cautelare nei confronti di SA VI. 2. È stato interposto ricorso per cassazione dal Pubblico ministero di Catanzaro, di seguito sintetizzato conformemente al disposto dell'art. 173 disp. att. cod. proc. pen. 2.1. Anteponendo un'ampia premessa alla esposizione dei motivi di censura, il ricorrente afferma che CA sarebbe stato a perfetta conoscenza dell'omicidio UM, avendo appreso di tale accadimento nel corso di un summit mafioso con IO LI e IO LL che gli avevano confessato il loro coinvolgimento nel fatto, cui avrebbero concorso anche SA RI e MI LL. Quali esecutori materiali, IO LI e MI LL avevano indicato NC D'OL, SA VI e NI RI. •Sulla base delle dichiarazioni di RT AR, i mandanti dell'omicidio UM risultavano essere IO LI, IO LL e SA RI, mentre gli esecutori materiali dovevano individuarsi in SA VI, NC D'OL, nonché DE RT: la fonte di conoscenza di AR era rappresentata da NC EA. .AR aveva ipotizzato che EA ne avesse avuto conoscenza da SA MO, alla luce del ruolo di vertice all'interno dell'organizzazione che, rispettivamente, rivestivano EA, MO e lo stesso AR, tale da giustificare la circolazione delle informazioni afferente al contesto criminale. Si tratterebbe di quel bagaglio comune di conoscenze, caratterizzante la persona organica al clan che, in quanto tali, non postulano la necessità di riscontri. L'ipotetica, alternativa indicazione circa la provenienza delle informazioni da IO LI, nel periodo di detenzione con EA, deve leggersi come mero scrupolo che AR aveva mostrato nel riferire di ogni possibile altro canale informativo, al fine di offrire un panorama completo delle sue conoscenze. 'In altra prospettiva, il ricorrente segnala che il collaboratore di giustizia AN EL aveva riferito che MI LL, alla presenza di SA MO, gli chiese di fare sparire MI UM, alla cui eliminazione era interessato anche SA RI, ma egli rispose negativamente, dicendo che, prima di UM, occorreva fare sparire il suo dominus PA SO. Nell'ambito di successive dichiarazioni, AN EL aveva detto che IO LI, IO LL e NC IO avevano ammesso davanti a lui di essere stati 4 autori dell'assassinio di UM, avvenuto con l'aiuto di SA RI ed al fine di conseguire il predominio sulla cosca di riferimento. Inoltre, sulla base delle dichiarazioni di IU IT, sarebbe emersa l'attività estorsiva svolta da MI UM, attuata per conto di PA SO, in relazione alla quale IT stesso aveva ricevuto una richiesta di denaro in relazione alla gestione di un appalto che si era aggiudicato. Con specifico riferimento all'omicidio di UM, egli sarebbe stato a conoscenza della dinamica, indicandone il coinvolgimento, quali mandanti, dei RI e dei NI, avendo appreso da NO IN e LU SO, oltre a NC SS e SQ AN che PA SO, per vendicare la morte del suo uomo UM, aveva fatto uccidere SA RI. 2.2. Preso atto dell'intervenuto annullamento, da parte della Quinta Sezione, con riferimento a criticità in ordine a riscontri individualizzanti circa il coinvolgimento di VI nei fatti omicidiari di cui si tratta, il ricorrente sostiene che: - le dichiarazioni di AR, apprese da EA, consentirebbero di collocare la presenza di SA NI VI, insieme a D'OL, sul luogo dei fatti;
- le dichiarazioni di LE CA riguarderebbero il coinvolgimento dell'esecutore materiale D'OL, del concorrente SA VI e di NI RI. 2.3. Alla luce di tali considerazioni, ci si duole di: a. Vizio di motivazione in ordine alla qualificazione delle chiamate di reità del collaborante CA, non trattandosi, in tesi, di dichiarazioni de relato, ma essendo espressione del patrimonio conoscitivo proprio degli esponenti della cosca, punto in ordine al quale il giudice del rinvio non avrebbe provveduto a colmare la relativa lacuna motivazionale. In tale prospettiva, costituirebbe patrimonio di conoscenza delle cosche NI e RI, coinvolte in una serie di fatti di sangue a cui «può sicuramente ricondursi quella ai danni di UM MI», emersi nell'ambito di vari procedimenti penali, anche a carico di LE CA (pag. 15 ricorso), che CA fosse a conoscenza dei fatti relativi all'omicidio di MI UM. •Nell'avviso del ricorrente, l'eliminazione di UM andrebbe lettq falla luce del suo ruolo di uomo di fiducia di PA SO e dell'attività estorsiva dello stesso, nonché della centralità di LE CA nell'ascesa dei NI-RI nel territorio vibese: ne discenderebbe la possibilità di considerare tali informazioni quale patrimonio conoscitivo comune agli associati alla cosca. b. Vizio di contraddittorietà della motivazione in ordine alla assunta circolarità della fonte di conoscenza dei fatti riferiti da CA e da AR. 5 Ad avviso del ricorrente, anche a volere ritenere che la fonte di conoscenza da cui NC EA ha avuto contezza dell'omicidio sia IO LI (e non, invece come appare certo, SA MO), non si configurerebbe il paventato rischio di circolarità delle informazioni, ravvisato dal Tribunale sulla base di un percorso motivazionale contraddittorio, il quale omette di confrontarsi con il dato, dirimente ai fini dell'autonomia genetica dell'informazione, che CA era venuto a conoscenza della volontà di eliminare UM nel corso di una riunione di vertice presso la cosca NI, nell'appartamento della zia di IO LL, tenutasi all'indomani dell'omicidio di RTto AN, in cui si discusse della opportunità di eliminare UM (pag. 21 ricorso), oltre ad avere ricevuto da LL e LI confessione della partecipazione all'omicidio UM. • Il Tribunale avrebbe errato, nel qualificare come de relato le dichiarazioni di CA, avendo egli appreso direttamente tali informazioni, essendo il giudice caduto altresì in errore, nell'affermare che la fonte delle conoscenze di CA sarebbe soltanto LI, alla luce della circostanza che, invero, egli aveva alternativamente indicato MO e LI. Tutto ciò premesso, le dichiarazioni di AR potrebbero essere validamente utilizzate come riscontro individualizzante della chiamata di CA, quand'anche la fonte di EA fosse riconosciuta in LI, atteso che CA ha avuto notizia dell'accaduto sia da LI, autore materiale dell'omicidio, sia da IO LL, reo confesso dell'omicidio. c. Vizio di motivazione in ordine alla causale del delitto quale idoneo riscontro individualizzante nei confronti di IO LL. Ad avviso del ricorrente, la causa del delitto ai danni di UM si colloca nell'ambito di una specifica e mirata strategia espansionistica dell'asse criminale RI-NI, in cui l'eliminazione di AL, quale addetto alle estorsioni per conto di PA SO, assume un preciso ruolo che si pone specifica, univoca e convergente eziologia dell'episodio e che funge da riscontro alle dichiarazioni del collaborante, invece obliterata dal Tribunale. Il ricorrente evidenzia, infine, la sussistenza delle esigenze cautelari, ai fini dell'interesse a ricorrere, alla luce del pericolo di reiterazione di delitti della stessa specie. 3. Il Procuratore generale, nella persona del Sostituto, Luca Tampieri, ha concluso con la richiesta di rigetto del ricorso. CONSIDERATO IN DIRITTO 1. Il ricorso è infondato e deve essere pertanto rigettato. 1.1. Infondato è il primo motivo di ricorso. Il percorso motivazionale tratteggiato dall'ordinanza impugnata si fa carico delle precise indicazioni contenute nella sentenza rescindente della Quinta Sezione, osservando che, ferma la 6 valutazione di attendibilità delle dichiarazioni di LE CA, punctum dolens della ricostruzione probatorio-indiziaria, caratterizzante l'odierna fase cautelare di giudizio, risiede nella mancanza di riscontri individualizzanti circa l'omicidio di MI UM, di cui il collaboratore ha appreso informazioni de relato, indicando la propria fonte in IO LI e IO LL. Alla luce di tali informazioni, gli autori dell'omicidio erano stati indicati in FR D'OL, NI RI, MI LL e lo stesso IO LI, con il supporto logistico di SA VI;
in seconda battuta, erano stati inclusi nell'azione criminale anche IO LL e SA RI. 1.2. Ciò premesso, il Tribunale evidenzia come le propalazioni del collaborante LE CA non trovano validazione nelle dichiarazioni di RT AR, che, in tesi, dovrebbero riscontrarne la veridicità, ma che si rivelano, a tale fine, inidonee. Non coglie nel segno la censura del ricorrente, laddove sostiene che le accuse mosse da CA in ordine al coinvolgimento di SA NI VI non necessiterebbero di riscontri, trattandosi di patrimonio conoscitivo comune del predetto collaborante, quale uomo di spicco della cosca NI. Il rilievo mosso dal ricorrente alla ricostruzione sviluppata, alla luce della sentenza rescindente, dal Tribunale del riesame di Catanzaro, appare infondata, in quanto, con argomenti aspecifici, si limita ad un assunto apodittico, laddove, senza individuare le ragioni a sostegno di tale affermazione, adduce che le informazioni relative agli autori dell'omicidio di UM costituirebbero patrimonio di conoscenza delle cosche NI e RI, per cui ne conseguirebbe la imprescindibile cognizione in capo a CA, organico al sodalizio. I principi elaborati dalla giurisprudenza di legittimità - evocati dal ricorrente (pag. 20 del ricorso) - si appuntano sulla necessità che, nel caso in cui il collaborante riferisca di informazioni ascrivibili ad un patrimonio cognitivo-informativo comune dell'associazione di appartenenza, sia dato puntuale conto delle circostanze e delle modalità che le connotano come tali: «Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia su fatti e circostanze attinenti la vita e le attività del sodalizio criminoso, appresi come componente dello stesso, seppure non sono assimilabili a dichiarazioni "de relato", possono assumere rilievo probatorio, purché supportate da validi elementi di verifica circa le modalità di acquisizione dell'informazione resa, che consentano di ritenerle effettivamente oggetto di patrimonio conoscitivo comune agli associati.» (Sez. 1, n. 17647 del 19/02/2020, Schirippa, Rv. 279185-02). Nel caso di specie, non emerge alcuna indicazione in tale senso, alla luce del fatto che difetta ogni elemento suscettibile di avallare l'affermazione del ricorrente secondo cui l'omicidio di MI UM e, in particolare, l'indicazione dei suoi autori, possa ascriversi al patrimonio conoscitivo comune della cosca NI e, in particolare, a ciascun membro della compagine. 7 Ne deriva, conseguentemente, l'infondatezza del motivo di ricorso. 2. Infondato è parimenti il secondo motivo di ricorso, con il quale si lamenta la contraddittorietà della motivazione in ordine alla assunta circolarità della fonte di conoscenza dei fatti riferiti da CA e da AR. In proposito, il Tribunale ha puntualmente evidenziato come sussista il concreto rischio che la fonte genetica delle informazioni propalate dai due collaboranti, LE CA e RT AR, sia la medesima persona, individuata in IO LI, eventualità che non viene elisa - come vorrebbe il ricorrente - dalla ipotetica indicazione di tale provenienza cognitiva da parte di AR. Il Tribunale, apprestando una motivazione logica, priva di lacune e scevra di contraddizioni - e dunque insindacabile in questa sede di legittimità - ha invero dato conto della effettiva sussistenza del rischio di circolarità delle informazioni, giunte per tramite della medesima fonte informativa, aggiungendo, inoltre, che le indicazioni giunte da RT AR erano altresì contraddittorie e dunque scarsamente credibili. Invero, nell'affermare, in alternativa, che EA, sua fonte diretta, avrebbe ricevuto la notizia. da SA MO, in rapporti molto stretti con i NI, oppure da IO LI, con cui EA aveva trascorso un periodo di detenzione, aveva colorato tale indicazione, alla luce della considerazione che di certe faccende non si era soliti parlare tra detenuti, mentre, in aperta contraddizione, aveva altrove affermato che tali tematiche spesso erano oggetto di scambio nel corso di periodi di detenzione comune. Risulta pertanto destituita di fondamento la censura articolata dal ricorrente, essendo frutto di un percorso argomentativo chiaro, logico ed esauriente il giudizio di circolarità delle fonti informative formulato dal Tribunale in sede di rinvio. 3. Il terzo motivo di ricorso è inammissibile, in quanto propone una rilettura della vicenda, alla luce della pretesa valenza, quale riscontro individualizzante della chiamata di correità di LE CA nei confronti di SA VI, della causale dell'omicidio ai danni di MI UM, che, in tesi, si collocherebbe nell'ambito di una specifica e mirata strategia espansionistica dell'asse di alleanza RI-NI, in esito alla quale l'eliminazione di UM, attivo nella gestione delle estorsioni per conto di PA SO, detto Scarpuni, avrebbe costituito lo specifico movente. Si tratta, come evidente, della ipotetica proposta interpretativa della vicenda che, lungi dall'aggredire la logica motivazione a sostegno dell'ordinanza impugnata, si pone quale alternativa ricostruzione dell'evento, che, alla luce degli elementi indiziari acquisiti alla fase cautelare, è stato coerentemente tratteggiato dal Tribunale, alla luce delle indicazioni fornite nella sentenza rescindente. 8 4. Conseguentemente, il ricorso deve essere rigettato. 'Attesa la natura di parte pubblica del Pubblico ministero, non va disposta, ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen., la condanna del medesimo al pagamento delle spese processuali.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso. Così deciso il 23/05/2024.
. -colgono nel segno le censure formulate in ordine alla vocazione delle dichiarazioni di CA ad assurgere alla dignità indiziaria, in ragione della convergenza del suo narrato con quello del collaboratore AR, non coincidendo le ricostruzioni in ordine al numero e all'identità del gruppo di fuoco responsabile dell'omicidio ed essendo altresì in contrasto con quanto riferito da uno dei testimoni oculari del delitto;
-è mancata la necessaria individuazione della fonte delle conoscenze de relato, introdotte dal collaboratore AR, ai fini del vaglio della attitudine a costituire valido riscontro delle medesime rispetto a quelle di CA, alla luce dei principi elaborati dalla giurisprudenza di legittimità - in primis, Sez. U, n. 20804 del 29/11/2012, dep. 2013, Aquilina, Rv. 255143 - atteso che, essendo le dichiarazioni di AR frutto di doppio passaggio informativo, il Tribunale, con una inferenza di tipo meramente probabilistico, ha ritenuto di individuare la fonte di informazione genetica in SA MO, e non in LI, pure indicato alternativamente da AR quale possibile fonte di EA, sua fonte diretta. Così opinando, non sarebbe tuttavia stato dissolto il dubbio che la fonte de relato sia individuabile in IO LI, ossia la stessa persona dalla quale CA ha mutuato le sue conoscenze;
-alle descritte carenze motivazionali, non può sopperire il tentativo di svincolare la valutazione del compendio probatorio dai principi richiamati, evocando la circolazione in ambito associativo delle informazioni acquisite e riferite da CA, che, in tesi, riguarderebbero la vita associ ativa e sarebbero state apprese in qualità di componente del sodalizio. Alla luce delle esposte considerazioni, è stato disposto l'annullamento dell'ordinanza impugnata, con rinvio per un nuovo esame al Tribunale del riesame di Catanzaro. 1.2. In sede rescissoria, il Tribunale di Catanzaro, in accoglimento del riesame, ha disposto l'annullamento del provvedimento del giudice delle indagini preliminari, osservando che: - l'editto accusatorio ipotizza che SA NI VI, quale organizzatore ed esecutore materiale, deputato a fornire appoggio logistico alla fuga dei killers di MI UM, tra cui il coindagato NC D'OL, sia concorrente nell'omicidio di UM, avvenuto a Vibo NT in data 11 marzo 2010 ed assassinato nell'ambito della strategia criminale del clan NI e della cosca RI, su posizioni avverse a quella dei SO, di cui la vittima era fiduciario, sodale di PA SO nell'attività di estorsione sul territorio vibese;
2 -l'agguato, avvenuto nel cortile della casa di UM, alla presenza delle figlie della vittima, fu realizzato mediante colpi esplosi da calibro 9x21 e 9x29, armi che, insieme a bossoli e caricatore, erano state trovate all'interno di una Fiat Uno, completamente bruciata;
-a distanza di anni, a carico dell'odierno indagato sono state rese dichiarazioni da due collaboratori di giustizia, LE CA e RT AR, entrambi organici a contesti mafiosi operanti nell'ambito della 'ndrangheta operante nel territorio di Vibo NT;
-positiva risulta la valutazione circa l'attendibilità intrinseca di CA, il quale ha reso dichiarazioni anche auto-accusatorie, in ordine all'attività della cosca NI, per averne fatto parte nel periodo in questione. Invero, la sua attendibilità risulta anche positivamente effettuata all'esito dei procedimenti Lybra, Romanzo criminale, Rimpiazzo e Gringia. Come analogo giudizio di attendibilità è stato formulato riguardo ad AR, della cosca dei EA- RA, che si è auto-accusato di gravi delitti di sangue ed ha dato conto della propria scelta collaborativa e delle ragioni di tale percorso;
—non sortisce invece esito positivo la ricerca di riscontri individualizzanti della propalazione di CA, che, nel corso di una serie di interrogatori, ha riportato quanto appreso da IO LI e IO LL, a loro volta direttamente coinvolti nei fatti: all'esito delle confidenze ricevute, ha narrato di avere appreso che l'omicidio di UM era stato commesso da FR D'OL, NI RI, MI LL e IO LI con il supporto logistico di SA NI VI, in seguito avendo aggiunto che anche IO LL e SA RI avevano partecipato al delitto. Ciò premesso, è stato escluso, in sede di rinvio, che le dichiarazioni di RT AR potessero valere da riscontro individualizzante rispetto alle propalazioni di CA: annota il Tribunale che, nel ricevere, tramite EA, notizia dell'omicidio di UM e non avendo avuto contezza della fonte genetica delle sue conoscenze, AR ha ipotizzato due canali alternativi di informazione. In prima battuta, nel dire di avere saputo dell'omicidio da NC EA, RT AR ha precisato che, in tesi, questi era stato messo a conoscenza del fatto di sangue da SA MO, sulla base degli strettissimi rapporti che poteva vantare con i NI;
sempre in via ipotetica, l'informazione poteva essere giunta attraverso IO LI - la medesima fonte di CA - che aveva condiviso con EA un periodo di detenzione in epoca successiva all'omicidio di Palunribo, quando era possibile avesse ottenuto le confidenze sul delitto. Nel corso degli interrogatori del 12 giugno 2020 e del 18 febbraio 2022, AR ha riferito, in primis, di non essere in grado di indicare l'origine della notizia appresa da EA;
in seconda battuta, ha ipotizzato che il canale di NC EA fosse SA MO, opinando che LI non avrebbe potuto ottenere una informazione così riservata all'interno del carcere e, successivamente, in contraddizione con quanto testé detto, aveva sostenuto che, nei periodi di 3 detenzione, capita di essere edotti di fatti del genere, essendo possibile che EA avesse appreso da LI, durante la restrizione carceraria, del delitto UM. Il Tribunale, alla luce del quadro tratteggiato e sulla scorta della impossibilità di individuare con certezza la fonte primaria delle informazioni ottenute da AR, ha escluso che le sue dichiarazioni fossero idonee a riscontrare le propalazioni di CA, in ragione della precipua impossibilità di fugare il rischio che esse provenissero da un'unica fonte rispetto a quella di CA, disponendo l'annullamento dell'ordinanza, con la revoca della misura cautelare nei confronti di SA VI. 2. È stato interposto ricorso per cassazione dal Pubblico ministero di Catanzaro, di seguito sintetizzato conformemente al disposto dell'art. 173 disp. att. cod. proc. pen. 2.1. Anteponendo un'ampia premessa alla esposizione dei motivi di censura, il ricorrente afferma che CA sarebbe stato a perfetta conoscenza dell'omicidio UM, avendo appreso di tale accadimento nel corso di un summit mafioso con IO LI e IO LL che gli avevano confessato il loro coinvolgimento nel fatto, cui avrebbero concorso anche SA RI e MI LL. Quali esecutori materiali, IO LI e MI LL avevano indicato NC D'OL, SA VI e NI RI. •Sulla base delle dichiarazioni di RT AR, i mandanti dell'omicidio UM risultavano essere IO LI, IO LL e SA RI, mentre gli esecutori materiali dovevano individuarsi in SA VI, NC D'OL, nonché DE RT: la fonte di conoscenza di AR era rappresentata da NC EA. .AR aveva ipotizzato che EA ne avesse avuto conoscenza da SA MO, alla luce del ruolo di vertice all'interno dell'organizzazione che, rispettivamente, rivestivano EA, MO e lo stesso AR, tale da giustificare la circolazione delle informazioni afferente al contesto criminale. Si tratterebbe di quel bagaglio comune di conoscenze, caratterizzante la persona organica al clan che, in quanto tali, non postulano la necessità di riscontri. L'ipotetica, alternativa indicazione circa la provenienza delle informazioni da IO LI, nel periodo di detenzione con EA, deve leggersi come mero scrupolo che AR aveva mostrato nel riferire di ogni possibile altro canale informativo, al fine di offrire un panorama completo delle sue conoscenze. 'In altra prospettiva, il ricorrente segnala che il collaboratore di giustizia AN EL aveva riferito che MI LL, alla presenza di SA MO, gli chiese di fare sparire MI UM, alla cui eliminazione era interessato anche SA RI, ma egli rispose negativamente, dicendo che, prima di UM, occorreva fare sparire il suo dominus PA SO. Nell'ambito di successive dichiarazioni, AN EL aveva detto che IO LI, IO LL e NC IO avevano ammesso davanti a lui di essere stati 4 autori dell'assassinio di UM, avvenuto con l'aiuto di SA RI ed al fine di conseguire il predominio sulla cosca di riferimento. Inoltre, sulla base delle dichiarazioni di IU IT, sarebbe emersa l'attività estorsiva svolta da MI UM, attuata per conto di PA SO, in relazione alla quale IT stesso aveva ricevuto una richiesta di denaro in relazione alla gestione di un appalto che si era aggiudicato. Con specifico riferimento all'omicidio di UM, egli sarebbe stato a conoscenza della dinamica, indicandone il coinvolgimento, quali mandanti, dei RI e dei NI, avendo appreso da NO IN e LU SO, oltre a NC SS e SQ AN che PA SO, per vendicare la morte del suo uomo UM, aveva fatto uccidere SA RI. 2.2. Preso atto dell'intervenuto annullamento, da parte della Quinta Sezione, con riferimento a criticità in ordine a riscontri individualizzanti circa il coinvolgimento di VI nei fatti omicidiari di cui si tratta, il ricorrente sostiene che: - le dichiarazioni di AR, apprese da EA, consentirebbero di collocare la presenza di SA NI VI, insieme a D'OL, sul luogo dei fatti;
- le dichiarazioni di LE CA riguarderebbero il coinvolgimento dell'esecutore materiale D'OL, del concorrente SA VI e di NI RI. 2.3. Alla luce di tali considerazioni, ci si duole di: a. Vizio di motivazione in ordine alla qualificazione delle chiamate di reità del collaborante CA, non trattandosi, in tesi, di dichiarazioni de relato, ma essendo espressione del patrimonio conoscitivo proprio degli esponenti della cosca, punto in ordine al quale il giudice del rinvio non avrebbe provveduto a colmare la relativa lacuna motivazionale. In tale prospettiva, costituirebbe patrimonio di conoscenza delle cosche NI e RI, coinvolte in una serie di fatti di sangue a cui «può sicuramente ricondursi quella ai danni di UM MI», emersi nell'ambito di vari procedimenti penali, anche a carico di LE CA (pag. 15 ricorso), che CA fosse a conoscenza dei fatti relativi all'omicidio di MI UM. •Nell'avviso del ricorrente, l'eliminazione di UM andrebbe lettq falla luce del suo ruolo di uomo di fiducia di PA SO e dell'attività estorsiva dello stesso, nonché della centralità di LE CA nell'ascesa dei NI-RI nel territorio vibese: ne discenderebbe la possibilità di considerare tali informazioni quale patrimonio conoscitivo comune agli associati alla cosca. b. Vizio di contraddittorietà della motivazione in ordine alla assunta circolarità della fonte di conoscenza dei fatti riferiti da CA e da AR. 5 Ad avviso del ricorrente, anche a volere ritenere che la fonte di conoscenza da cui NC EA ha avuto contezza dell'omicidio sia IO LI (e non, invece come appare certo, SA MO), non si configurerebbe il paventato rischio di circolarità delle informazioni, ravvisato dal Tribunale sulla base di un percorso motivazionale contraddittorio, il quale omette di confrontarsi con il dato, dirimente ai fini dell'autonomia genetica dell'informazione, che CA era venuto a conoscenza della volontà di eliminare UM nel corso di una riunione di vertice presso la cosca NI, nell'appartamento della zia di IO LL, tenutasi all'indomani dell'omicidio di RTto AN, in cui si discusse della opportunità di eliminare UM (pag. 21 ricorso), oltre ad avere ricevuto da LL e LI confessione della partecipazione all'omicidio UM. • Il Tribunale avrebbe errato, nel qualificare come de relato le dichiarazioni di CA, avendo egli appreso direttamente tali informazioni, essendo il giudice caduto altresì in errore, nell'affermare che la fonte delle conoscenze di CA sarebbe soltanto LI, alla luce della circostanza che, invero, egli aveva alternativamente indicato MO e LI. Tutto ciò premesso, le dichiarazioni di AR potrebbero essere validamente utilizzate come riscontro individualizzante della chiamata di CA, quand'anche la fonte di EA fosse riconosciuta in LI, atteso che CA ha avuto notizia dell'accaduto sia da LI, autore materiale dell'omicidio, sia da IO LL, reo confesso dell'omicidio. c. Vizio di motivazione in ordine alla causale del delitto quale idoneo riscontro individualizzante nei confronti di IO LL. Ad avviso del ricorrente, la causa del delitto ai danni di UM si colloca nell'ambito di una specifica e mirata strategia espansionistica dell'asse criminale RI-NI, in cui l'eliminazione di AL, quale addetto alle estorsioni per conto di PA SO, assume un preciso ruolo che si pone specifica, univoca e convergente eziologia dell'episodio e che funge da riscontro alle dichiarazioni del collaborante, invece obliterata dal Tribunale. Il ricorrente evidenzia, infine, la sussistenza delle esigenze cautelari, ai fini dell'interesse a ricorrere, alla luce del pericolo di reiterazione di delitti della stessa specie. 3. Il Procuratore generale, nella persona del Sostituto, Luca Tampieri, ha concluso con la richiesta di rigetto del ricorso. CONSIDERATO IN DIRITTO 1. Il ricorso è infondato e deve essere pertanto rigettato. 1.1. Infondato è il primo motivo di ricorso. Il percorso motivazionale tratteggiato dall'ordinanza impugnata si fa carico delle precise indicazioni contenute nella sentenza rescindente della Quinta Sezione, osservando che, ferma la 6 valutazione di attendibilità delle dichiarazioni di LE CA, punctum dolens della ricostruzione probatorio-indiziaria, caratterizzante l'odierna fase cautelare di giudizio, risiede nella mancanza di riscontri individualizzanti circa l'omicidio di MI UM, di cui il collaboratore ha appreso informazioni de relato, indicando la propria fonte in IO LI e IO LL. Alla luce di tali informazioni, gli autori dell'omicidio erano stati indicati in FR D'OL, NI RI, MI LL e lo stesso IO LI, con il supporto logistico di SA VI;
in seconda battuta, erano stati inclusi nell'azione criminale anche IO LL e SA RI. 1.2. Ciò premesso, il Tribunale evidenzia come le propalazioni del collaborante LE CA non trovano validazione nelle dichiarazioni di RT AR, che, in tesi, dovrebbero riscontrarne la veridicità, ma che si rivelano, a tale fine, inidonee. Non coglie nel segno la censura del ricorrente, laddove sostiene che le accuse mosse da CA in ordine al coinvolgimento di SA NI VI non necessiterebbero di riscontri, trattandosi di patrimonio conoscitivo comune del predetto collaborante, quale uomo di spicco della cosca NI. Il rilievo mosso dal ricorrente alla ricostruzione sviluppata, alla luce della sentenza rescindente, dal Tribunale del riesame di Catanzaro, appare infondata, in quanto, con argomenti aspecifici, si limita ad un assunto apodittico, laddove, senza individuare le ragioni a sostegno di tale affermazione, adduce che le informazioni relative agli autori dell'omicidio di UM costituirebbero patrimonio di conoscenza delle cosche NI e RI, per cui ne conseguirebbe la imprescindibile cognizione in capo a CA, organico al sodalizio. I principi elaborati dalla giurisprudenza di legittimità - evocati dal ricorrente (pag. 20 del ricorso) - si appuntano sulla necessità che, nel caso in cui il collaborante riferisca di informazioni ascrivibili ad un patrimonio cognitivo-informativo comune dell'associazione di appartenenza, sia dato puntuale conto delle circostanze e delle modalità che le connotano come tali: «Le dichiarazioni del collaboratore di giustizia su fatti e circostanze attinenti la vita e le attività del sodalizio criminoso, appresi come componente dello stesso, seppure non sono assimilabili a dichiarazioni "de relato", possono assumere rilievo probatorio, purché supportate da validi elementi di verifica circa le modalità di acquisizione dell'informazione resa, che consentano di ritenerle effettivamente oggetto di patrimonio conoscitivo comune agli associati.» (Sez. 1, n. 17647 del 19/02/2020, Schirippa, Rv. 279185-02). Nel caso di specie, non emerge alcuna indicazione in tale senso, alla luce del fatto che difetta ogni elemento suscettibile di avallare l'affermazione del ricorrente secondo cui l'omicidio di MI UM e, in particolare, l'indicazione dei suoi autori, possa ascriversi al patrimonio conoscitivo comune della cosca NI e, in particolare, a ciascun membro della compagine. 7 Ne deriva, conseguentemente, l'infondatezza del motivo di ricorso. 2. Infondato è parimenti il secondo motivo di ricorso, con il quale si lamenta la contraddittorietà della motivazione in ordine alla assunta circolarità della fonte di conoscenza dei fatti riferiti da CA e da AR. In proposito, il Tribunale ha puntualmente evidenziato come sussista il concreto rischio che la fonte genetica delle informazioni propalate dai due collaboranti, LE CA e RT AR, sia la medesima persona, individuata in IO LI, eventualità che non viene elisa - come vorrebbe il ricorrente - dalla ipotetica indicazione di tale provenienza cognitiva da parte di AR. Il Tribunale, apprestando una motivazione logica, priva di lacune e scevra di contraddizioni - e dunque insindacabile in questa sede di legittimità - ha invero dato conto della effettiva sussistenza del rischio di circolarità delle informazioni, giunte per tramite della medesima fonte informativa, aggiungendo, inoltre, che le indicazioni giunte da RT AR erano altresì contraddittorie e dunque scarsamente credibili. Invero, nell'affermare, in alternativa, che EA, sua fonte diretta, avrebbe ricevuto la notizia. da SA MO, in rapporti molto stretti con i NI, oppure da IO LI, con cui EA aveva trascorso un periodo di detenzione, aveva colorato tale indicazione, alla luce della considerazione che di certe faccende non si era soliti parlare tra detenuti, mentre, in aperta contraddizione, aveva altrove affermato che tali tematiche spesso erano oggetto di scambio nel corso di periodi di detenzione comune. Risulta pertanto destituita di fondamento la censura articolata dal ricorrente, essendo frutto di un percorso argomentativo chiaro, logico ed esauriente il giudizio di circolarità delle fonti informative formulato dal Tribunale in sede di rinvio. 3. Il terzo motivo di ricorso è inammissibile, in quanto propone una rilettura della vicenda, alla luce della pretesa valenza, quale riscontro individualizzante della chiamata di correità di LE CA nei confronti di SA VI, della causale dell'omicidio ai danni di MI UM, che, in tesi, si collocherebbe nell'ambito di una specifica e mirata strategia espansionistica dell'asse di alleanza RI-NI, in esito alla quale l'eliminazione di UM, attivo nella gestione delle estorsioni per conto di PA SO, detto Scarpuni, avrebbe costituito lo specifico movente. Si tratta, come evidente, della ipotetica proposta interpretativa della vicenda che, lungi dall'aggredire la logica motivazione a sostegno dell'ordinanza impugnata, si pone quale alternativa ricostruzione dell'evento, che, alla luce degli elementi indiziari acquisiti alla fase cautelare, è stato coerentemente tratteggiato dal Tribunale, alla luce delle indicazioni fornite nella sentenza rescindente. 8 4. Conseguentemente, il ricorso deve essere rigettato. 'Attesa la natura di parte pubblica del Pubblico ministero, non va disposta, ai sensi dell'art. 616 cod. proc. pen., la condanna del medesimo al pagamento delle spese processuali.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso. Così deciso il 23/05/2024.