Cass. pen., SS.UU., sentenza 25/03/1993, n. 3
CASS
Sentenza 25 marzo 1993

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Le previsioni di cui all'art. 8 del D.L. 23 gennaio 1982 n. 9, convertito nella legge 25 marzo 1982 n. 94, concernenti la possibilità di far ricorso al "silenzio-assenso" della pubblica amministrazione come fonte di un provvedimento concessorio, sono inapplicabili alle autorizzazioni affrancatrici dai vincoli paesistici, pure quando questi vincoli hanno perduto il carattere dell'assolutezza e dell'inderogabilità per effetto dell'avvenuta approvazione delle specifiche misure di salvaguardia contenute in un piano paesistico; anche in questa ipotesi, di fronte alla persistente inerzia dell'amministrazione regionale, i poteri autorizzativi sono esercitati in via surrogatoria dallo Stato, ma debbono manifestarsi sempre nelle forme di provvedimenti espressamente motivati.

La legge 8 agosto 1985, n. 431, ha innovato il regime della tutela delle bellezze naturali, come previsto dalla legge 29 giugno 1939, n. 1497, sostituendo ai vincoli specifici gravanti su determinate località, dotate di particolari pregi estetici, una diffusa tutela del paesaggio, e prevenendo ogni ulteriore possibilità di degrado ambientale attraverso l'imposizione, in via cautelare, di un divieto di edificabilità esteso a tutte le aree comunque interessate dai vincoli paesistici. Ai sensi dell'art. 1 "quinquies" della predetta legge l'operatività di tale salvaguardia cautelare non tollera deroghe sino a quando non vengano adottati dalle Regioni i piani paesistici previsti dal precedente art. 1 bis; peraltro, per ritenere "adottati" i suddetti piani non è sufficiente la loro materiale predisposizione, occorrendo invece che, concluso il loro processo formativo, essi siano stati approvati e siano quindi operativi. Ne consegue che non avendo il Consiglio regionale della Campania provveduto ad approvare il piano paesistico, persiste in tale Regione il divieto assoluto di edificabilità stabilito dal ricordato art. 1 "quinquies".

In tema di operatività del divieto di interventi innovativi sul territorio, posto dall'art. 1 "quinquies" legge 8 agosto 1985 n. 431, il fatto che i piani paesistici regionali non siano stati approvati entro il termine del 31 dicembre 1986, stabilito dall'art. 1 bis di detta legge, non esclude che gli stessi possano essere approvati successivamente, nessuna decadenza essendo prevista dalla legge come conseguenza dell'avvenuto decorso di quel termine. (La Cassazione ha altresì rilevato che, persistendo l'inerzia delle Regioni, alle stesse può validamente sostituirsi il Ministro per i beni culturali ed ambientali, investito dalla legge di un ampio potere surrogatorio).

Le disposizioni contenute nell'art. 8 del d.l. 23 gennaio 1982 n. 9, convertito, con modificazioni, nella legge 25 marzo 1982 n. 94, ed in base alle quali una richiesta di concessione deve intendersi accolta qualora entro novanta giorni dalla presentazione del progetto e della relativa domanda non sia stato comunicato il provvedimento motivato con il quale sia negato il rilascio, sono applicabili sempre a condizione che la concessione sia un "atto dovuto" in forza degli strumenti urbanistici vigenti; solo in tal caso, infatti, il mancato rilascio del provvedimento formale è imputabile ad un'ingiustificata inerzia della pubblica amministrazione di fronte ad una richiesta riguardante un intervento edilizio consentito sulla base di un determinato quadro normativo di riferimento.

Commentario1

  • 1Società con partecipazione pubblica - Natura di soggetto di diritto privato. Il caso dell’Alto Calore Servizi Spa
    Mele Teresa · https://www.diritto.it/ · 16 giugno 2016

    La società con partecipazione pubblica è società di capitali di diritto comune, di cui lo Stato o altro ente pubblico detiene una partecipazione che può essere totalitaria (azionariato di Stato), di maggioranza o di minoranza (società mista). In tutti i casi l'impresa si presenta formalmente come un'impresa societaria privata e soggiace alla relativa disciplina in quanto i tratti pubblicistici si fermano a livello di enti di gestione, senza concernere le strutture operative attraverso le quali agiscono. Sono sottoposti al diritto comune non solo i rapporti esterni di impresa, ma anche i rapporti di organizzazione. La disciplina è quella dettata in generale dal codice civile in materia di …

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Sul provvedimento

Citazione :
Cass. pen., SS.UU., sentenza 25/03/1993, n. 3
Giurisdizione : Corte di Cassazione
Numero : 3
Data del deposito : 25 marzo 1993

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