Ordinanza cautelare 2 aprile 2026
Sentenza breve 8 maggio 2026
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Sul provvedimento
| Citazione : | TAR Torino, sez. I, sentenza breve 08/05/2026, n. 1026 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Tribunale amministrativo regionale - Torino |
| Numero : | 1026 |
| Data del deposito : | 8 maggio 2026 |
| Fonte ufficiale : |
Testo completo
N. 01026/2026 REG.PROV.COLL.
N. 00549/2026 REG.RIC.
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte
(Sezione Prima)
ha pronunciato la presente
SENTENZA
ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 549 del 2026, proposto da
Impresa Dolce e Salato di TI MA & C. s.n.c., in persona del legale rappresentante pro tempore , rappresentata e difesa dagli avvocati Serenella Eleonora Nicola ed Enrico Rabino, con domicilio digitale come da PEC da Registri di Giustizia;
contro
Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, in persona del Ministro in carica, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliataria ex lege in Torino, via dell'Arsenale, 21;
per l'annullamento
- “ del decreto di revoca del contributo di euro 29.680,00, adottato in data 18 dicembre 2025 dal Direttore Generale della Direzione Generale per la Promozione della Qualità Agroalimentare del Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, notificato in pari data ”;
- “ degli atti tutti antecedenti (in particolare i provvedimenti del Direttore Generale che indicano come perentorio il termine di pagamento), preordinati, consequenziali e comunque connessi del procedimento; e per ogni ulteriore consequenziale statuizione ”;
Visti il ricorso e i relativi allegati;
Visto l'atto di costituzione in giudizio del Ministero dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste;
Visti tutti gli atti della causa;
Relatore nella camera di consiglio del giorno 6 maggio 2026 il dott. Pietro NO e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;
Sentite le stesse parti ai sensi dell'art. 60 cod. proc. amm.;
Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.
FA e RI
1. Con il provvedimento indicato in epigrafe, il Ministero resistente ha revocato il contributo di euro 29.680,00, in precedenza concesso all’impresa ricorrente.
Avverso tale provvedimento, la ricorrente ha proposto impugnazione davanti a questo Tribunale, chiedendone, previa sospensione, l’annullamento.
Si è costituita in giudizio l’Amministrazione resistendo al ricorso ed eccependo, in via pregiudiziale, il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo in favore del giudice ordinario.
All’udienza camerale del 6 maggio 2026 – previo avviso alle parti della possibile definizione del giudizio con sentenza in forma semplificata ai sensi dell’art. 60 c.p.a. – la causa è stata trattenuta in decisione.
2. In via pregiudiziale, deve essere esaminata l’eccezione di inammissibilità del ricorso per difetto di giurisdizione sollevata dal Ministero resistente.
L’eccezione è fondata.
2.1. Secondo i principi espressi dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, “ …il riparto di giurisdizione tra giudice ordinario e giudice amministrativo in materia di controversie riguardanti la concessione e la revoca di contributi e sovvenzioni pubbliche deve essere attuato sulla base del generale criterio fondato sulla natura della situazione soggettiva azionata. Ne consegue che: (a) sussiste sempre la giurisdizione del giudice ordinario quando il finanziamento è riconosciuto direttamente dalla legge, mentre alla pubblica amministrazione è demandato soltanto il compito di verificare l’effettiva esistenza dei relativi presupposti senza procedere ad alcun apprezzamento discrezionale circa l’an, il quid, e il quomodo dell’erogazione; (b) qualora la controversia attenga alla fase di erogazione o di ripetizione del contributo sul presupposto di un addotto inadempimento del beneficiario alle condizioni statuite in sede di erogazione o dell’acclarato sviamento dei fondi acquisiti rispetto al programma finanziato, la giurisdizione spetta al giudice ordinario, anche se si faccia questione di atti formalmente intitolati come revoca, decadenza o risoluzione, purché essi si fondino sull'inadempimento alle obbligazioni assunte di fronte alla concessione del contributo; in tal caso, infatti, il privato è titolare di un diritto soggettivo perfetto, come tale tutelabile dinanzi al giudice ordinario, attenendo la controversia alla fase esecutiva del rapporto di sovvenzione e all'inadempimento degli obblighi cui è subordinato il concreto provvedimento di attribuzione; (c) viceversa, è configurabile una situazione soggettiva d’interesse legittimo, con conseguente giurisdizione del giudice amministrativo, solo ove la controversia riguardi una fase procedimentale precedente al provvedimento discrezionale attributivo del beneficio, oppure quando, a seguito della concessione del beneficio, il provvedimento sia stato annullato o revocato per vizi di legittimità o per contrasto iniziale con il pubblico interesse, ma non per inadempienze del beneficiario ” (Cass., sez. un., sent. n. 1946/2024, par. 7 della motivazione, cfr. nello stesso senso Cons. di Stato, sent. n. 4273/2023) .
2.2. In applicazione di tali principi, deve ritenersi che la controversia oggetto di causa rientri nella giurisdizione del giudice ordinario, avendo ad oggetto il contestato inadempimento del beneficiario agli obblighi relativi alla fase di erogazione del contributo, successiva a quella di ammissione dello stesso.
Nel caso di specie, infatti, la revoca del contributo alla società ricorrente è stata motivata in considerazione del mancato rispetto da parte di quest’ultima del termine previsto per il pagamento delle spese oggetto di agevolazione.
La determinazione assunta dal Ministero resistente con il provvedimento impugnato non può quindi ritenersi espressione dell’esercizio del potere, ma è la conseguenza del contestato inadempimento della società ricorrente agli obblighi previsti in capo alla stessa quale soggetto beneficiario del contributo e ai quali era subordinata la sua effettiva erogazione.
Né si può giungere a diverse conclusioni in relazione all’ulteriore ragione di revoca indicata nel provvedimento impugnato relativa alla circostanza che le fatture presentate in sede di richiesta di erogazione del contributo, oltre a non essere state pagate nel termine previsto, si riferirebbero a spese non preventivate nella domanda di agevolazione e non ammissibili sulla base dei requisiti previsti dal decreto del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali del 4 luglio 2022 (“ Definizione dei criteri e delle modalità di utilizzazione del Fondo di parte capitale per il sostegno delle eccellenze della gastronomia e dell’agroalimentare italiano ”), emanato in attuazione del disposto di cui all’art. 1, comma 869, l. n. 234/2021. Si tratta infatti, da un lato, di contestazioni relative alla fase di erogazione del contributo e, dall’altro, aventi ad oggetto la verifica da parte della pubblica amministrazione della sussistenza dei presupposti normativi previsti per l’ammissibilità a contributo delle spese sostenute dalla società ricorrente, da svolgersi “ …indipendentemente da ogni valutazione di opportunità da farsi in proposito e da ogni discrezionalità tesa a salvaguardare altrimenti il pubblico interesse ” (Cass., sez. un., sent. n. 1946/2024, par. 8 della motivazione).
Pertanto, la posizione della società ricorrente a fronte della revoca gravata in questa sede non è di interesse legittimo ma di diritto soggettivo, e come tale, deve ritenersi devoluta alla giurisdizione del giudice ordinario.
3. Alla luce di tutte le suesposte considerazioni, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo sussistendo la giurisdizione del giudice ordinario, dinanzi al quale il giudizio potrà essere riproposto nelle forme e nei termini di legge.
4. Le spese di lite possono essere compensate tra le parti in ragione della peculiarità della vicenda di causa.
P.Q.M.
Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Piemonte (Sezione Prima), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo dichiara inammissibile per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo sussistendo la giurisdizione del giudice ordinario.
Compensa le spese di lite.
Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorità amministrativa.
Così deciso in Torino nella camera di consiglio del giorno 6 maggio 2026 con l'intervento dei magistrati:
LE SP, Presidente
Giovanni Francesco Perilongo, Referendario
Pietro NO, Referendario, Estensore
| L'NS | IL PRESIDENTE |
| Pietro NO | LE SP |
IL SEGRETARIO