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Sentenza 2 febbraio 2026
Sentenza 2 febbraio 2026
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Sul provvedimento
| Citazione : | Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado Veneto, sez. VII, sentenza 02/02/2026, n. 73 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di giustizia tributaria di secondo grado del Veneto |
| Numero : | 73 |
| Data del deposito : | 2 febbraio 2026 |
Testo completo
Sentenza n. 73/2026
Depositata il 02/02/2026
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
La Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado del VENETO Sezione 7, riunita in udienza il 26/01/2026 alle ore 14:30 con la seguente composizione collegiale:
RISI ANGELO, Presidente
EL AR, Relatore
MERCURIO FRANCESCO, Giudice
in data 26/01/2026 ha pronunciato la seguente
SENTENZA
- sull'appello n. 738/2025 depositato il 11/06/2025
proposto da
Ricorrente_1 Srl - P.IVA_1
Difeso da
Difensore_1 - CF_Difensore_1
Difensore_2 - CF_Difensore_2
Difensore_3 - CF_Difensore_3
ed elettivamente domiciliato presso Email_1
contro
Ag.entrate - Riscossione - Vicenza
Difeso da
Difensore_4 - CF_Difensore_4
ed elettivamente domiciliato presso Email_2
Avente ad oggetto l'impugnazione di:
- pronuncia sentenza n. 590/2024 emessa dalla Corte di Giustizia Tributaria Primo grado VICENZA sez. 2
e pubblicata il 20/11/2024
Atti impositivi:
- AVVISO DI INTIMAZIONE n. 12420249002576632000 IVA-ALTRO 2015
- AVVISO DI INTIMAZIONE n. 12420249002576632000 IVA-ALTRO 2017
- AVVISO DI INTIMAZIONE n. 12420249002576632000 IVA-ALTRO 2018 - AVVISO DI INTIMAZIONE n. 12420249002576632000 DIRITTO ANNUALE CCIAA 2020
- AVVISO DI INTIMAZIONE n. 12420249002576632000 REGISTRO 2018
a seguito di discussione in camera di consiglio e visto il dispositivo n. 53/2026 depositato il
27/01/2026
Richieste delle parti:
Ricorrente/Appellante:
Resistente/Appellato:
Le Parti si riportano a quanto indicato in atti
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
La società Ricorrente_1 srl impugna avanti questa Corte la sentenza n. 590/2024 con la quale i giudici della Corte di Giustizia tributaria di primo grado di Vicenza avevano respinto il ricorso avverso l'intimazione di pagamento di € 52.948,01, notificata via pec dall'ADER, riferito a cartelle di pagamento afferenti Iva ed altri tributi.
In sintesi, i motivi d'impugnazione:
1) errata determinazione dell'importo;
2) mancanza di motivazione;
3) nullità della notifica;
4) violazione della L. n. 241/90 e della L. n. 212/2000, per mancata allegazione delle cartelle di pagamento.
Si costituiva l' Agenzia delle Entrate – Riscossione, contestando puntualmente, per la parte di competenza,
i motivi d'impugnazione.
ADER specificava che l'intimazione di pagamento di cui all'art. 50 del D.P.R. n. 602/73 ha un format vincolato da un Decreto ministeriale e non prevede l'allegazione di alcun documento.
Precisava, inoltre, che, per consolidata giurisprudenza, la notifica può essere effettuata via pec e che le firme apposte in formato pades sono equivalenti a quelle in formato cades.
Da ultimo, la notifica, per giurisprudenza costante, deve essere effettuata all'indirizzo pec del destinatario risultante dall' Indice Nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata (INIPEC), non essendo richiesta dall' art. 26 del D.P.R. n. 602/73 analoga iscrizione nei confronti dell' Ente pubblico emittente.
I giudici di prime cure, respinti tutti i motivi di doglianza dedotti dalla società Ricorrente_1, respingevano il ricorso con condanna alle spese a favore dell'Agenzia delle Entrate – Riscossione.
MOTIVI DELLA DECISIONE
L'appello proposto dalla società Ricorrente_1 srl é infondato e va respinto.
Prima di procedere all' esame della controversia, si rende necessario precisare che il novellato art. 132 cpc consente al giudice di non riepilogare lo svolgimento del processo.
Il giudice, quindi, non deve occuparsi di tutte le allegazioni prodotte dalle parti e prendere in esame tutte le argomentazioni da queste svolte
Ciò che importa é che il convincimento risulti da un esame logico e coerente delle prove ritenute idonee e sufficienti a giustificarlo, dovendo ritenersi per implicito disattesi tutti gli argomenti, le tesi ed i rilievi che, seppure non esaminati, siano incompatibili con la soluzione adottata e con il percorso argomentativo seguito.
Le restanti questioni non trattate, non andranno necessariamente ritenute omesse (error in procedendo), ben potendo le stesse risultare semplicemente assorbite (ovvero superate) per incompatibilità logico- giuridica con quanto concretamente ritenuto provato dal giudicante.
Tutto ciò premesso, si può passare all'esame dei diversi motivi di doglianza sollevati in sede di gravame.
E' ormai opinione consolidata quella di non considerare obbligatoria l'allegazione alla cartella di pagamento ed alla successiva intimazione del cosiddetto “avviso di irregolarità”, a seguito del controllo automatizzato delle dichiarazioni ex art. 36 bis del D.P.R. n. 600/73, nel caso in cui si appalesi la mancanza del presupposto della sussistenza di un risultato diverso da quello indicato in dichiarazione o dell'accertamento di una imposta maggiore o diversa da quella liquidata nella dichiarazione sottoposta a controllo. Nel caso de quo, la dichiarazione é regolare, ciò che manca é il versamento delle somme esposte in dichiarazione dallo stesso contribuente.
D'altro canto, giova osservare che le cartelle di pagamento specificate nell'intimazione sono state impugnate dalla società Ricorrente_1 srl avanti alle Corti tributarie ed alla Suprema Corte di Cassazione;
pertanto, non si può certamente sostenere che la società appellante non fosse a conoscenza delle cartelle indicate nell'intimazione di pagamento, né tantomeno di non essere stata in grado di predisporre adeguata difesa nei confronti delle pretese fiscali.
Pretestuose e prive di pregio appaiono, poi, le censure addotte da parte appellante nei confronti della notifica a mezzo pec.
Com' é noto, infatti, la materia é regolata dall'art. 26, comma 2 del D.P.R. n. 602/73 che ammette la notifica delle cartelle tramite posta elettronica certificata;
a ciò va aggiunto che per giurisprudenza della Corte di
Cassazione (SS.UU.. sentenza n. 10266/2018), le firme digitali nel formato cades ( file p7m) o pades
(estensione finale .pdf), si equivalgono.
Nessuna carenza motivazionale viene accertata nell' intimazione de qua, essendo diretta conseguenza delle cartelle di pagamento emesse e regolarmente notificate a seguito di un controllo con rilievo meramente cartolare nei confronti di quanto dichiarato dallo stesso contribuente il quale, pertanto, si trovava, già all'origine, nella condizione di conoscere i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche della pretesa fiscale, con l'effetto che l'onere di motivazione può considerarsi assolto dall'ufficio mediante il mero richiamo alla dichiarazione.
Non condivisibile é, inoltre, il motivo di doglianza afferente la mancata indicazione del calcolo delle sanzioni e degli interessi. Al riguardo, questa Corte ritiene che, trattandosi di omessi versamenti, il tasso d'interesse e l'importo delle sanzioni é fissato dalla norma ed i criteri per la loro quantificazione sono, di conseguenza, completamente conoscibili da chiunque. La valutazione dei motivi di doglianza specificati rende superfluo l'esame di ogni altra eccezione, che deve ritenersi assorbita e non omessa.
L'appello va, quindi, respinto e, per l'effetto, va confermata la legittimità dell'atto impugnato.
Condanna parte soccombente al pagamento delle spese di lite del presente processo che liquida in
€ 13.500,00, oltre oneri di legge se dovuti, a favore dell' Agenzia delle Entrate – Riscossione di Vicenza.
P.Q.M.
Respinge l'appello. Condanna parte soccombente al pagamento delle spese di lite che liquida in complessive
€ 13.500,00, oltre oneri di legge se dovuti.
Depositata il 02/02/2026
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
La Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado del VENETO Sezione 7, riunita in udienza il 26/01/2026 alle ore 14:30 con la seguente composizione collegiale:
RISI ANGELO, Presidente
EL AR, Relatore
MERCURIO FRANCESCO, Giudice
in data 26/01/2026 ha pronunciato la seguente
SENTENZA
- sull'appello n. 738/2025 depositato il 11/06/2025
proposto da
Ricorrente_1 Srl - P.IVA_1
Difeso da
Difensore_1 - CF_Difensore_1
Difensore_2 - CF_Difensore_2
Difensore_3 - CF_Difensore_3
ed elettivamente domiciliato presso Email_1
contro
Ag.entrate - Riscossione - Vicenza
Difeso da
Difensore_4 - CF_Difensore_4
ed elettivamente domiciliato presso Email_2
Avente ad oggetto l'impugnazione di:
- pronuncia sentenza n. 590/2024 emessa dalla Corte di Giustizia Tributaria Primo grado VICENZA sez. 2
e pubblicata il 20/11/2024
Atti impositivi:
- AVVISO DI INTIMAZIONE n. 12420249002576632000 IVA-ALTRO 2015
- AVVISO DI INTIMAZIONE n. 12420249002576632000 IVA-ALTRO 2017
- AVVISO DI INTIMAZIONE n. 12420249002576632000 IVA-ALTRO 2018 - AVVISO DI INTIMAZIONE n. 12420249002576632000 DIRITTO ANNUALE CCIAA 2020
- AVVISO DI INTIMAZIONE n. 12420249002576632000 REGISTRO 2018
a seguito di discussione in camera di consiglio e visto il dispositivo n. 53/2026 depositato il
27/01/2026
Richieste delle parti:
Ricorrente/Appellante:
Resistente/Appellato:
Le Parti si riportano a quanto indicato in atti
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
La società Ricorrente_1 srl impugna avanti questa Corte la sentenza n. 590/2024 con la quale i giudici della Corte di Giustizia tributaria di primo grado di Vicenza avevano respinto il ricorso avverso l'intimazione di pagamento di € 52.948,01, notificata via pec dall'ADER, riferito a cartelle di pagamento afferenti Iva ed altri tributi.
In sintesi, i motivi d'impugnazione:
1) errata determinazione dell'importo;
2) mancanza di motivazione;
3) nullità della notifica;
4) violazione della L. n. 241/90 e della L. n. 212/2000, per mancata allegazione delle cartelle di pagamento.
Si costituiva l' Agenzia delle Entrate – Riscossione, contestando puntualmente, per la parte di competenza,
i motivi d'impugnazione.
ADER specificava che l'intimazione di pagamento di cui all'art. 50 del D.P.R. n. 602/73 ha un format vincolato da un Decreto ministeriale e non prevede l'allegazione di alcun documento.
Precisava, inoltre, che, per consolidata giurisprudenza, la notifica può essere effettuata via pec e che le firme apposte in formato pades sono equivalenti a quelle in formato cades.
Da ultimo, la notifica, per giurisprudenza costante, deve essere effettuata all'indirizzo pec del destinatario risultante dall' Indice Nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata (INIPEC), non essendo richiesta dall' art. 26 del D.P.R. n. 602/73 analoga iscrizione nei confronti dell' Ente pubblico emittente.
I giudici di prime cure, respinti tutti i motivi di doglianza dedotti dalla società Ricorrente_1, respingevano il ricorso con condanna alle spese a favore dell'Agenzia delle Entrate – Riscossione.
MOTIVI DELLA DECISIONE
L'appello proposto dalla società Ricorrente_1 srl é infondato e va respinto.
Prima di procedere all' esame della controversia, si rende necessario precisare che il novellato art. 132 cpc consente al giudice di non riepilogare lo svolgimento del processo.
Il giudice, quindi, non deve occuparsi di tutte le allegazioni prodotte dalle parti e prendere in esame tutte le argomentazioni da queste svolte
Ciò che importa é che il convincimento risulti da un esame logico e coerente delle prove ritenute idonee e sufficienti a giustificarlo, dovendo ritenersi per implicito disattesi tutti gli argomenti, le tesi ed i rilievi che, seppure non esaminati, siano incompatibili con la soluzione adottata e con il percorso argomentativo seguito.
Le restanti questioni non trattate, non andranno necessariamente ritenute omesse (error in procedendo), ben potendo le stesse risultare semplicemente assorbite (ovvero superate) per incompatibilità logico- giuridica con quanto concretamente ritenuto provato dal giudicante.
Tutto ciò premesso, si può passare all'esame dei diversi motivi di doglianza sollevati in sede di gravame.
E' ormai opinione consolidata quella di non considerare obbligatoria l'allegazione alla cartella di pagamento ed alla successiva intimazione del cosiddetto “avviso di irregolarità”, a seguito del controllo automatizzato delle dichiarazioni ex art. 36 bis del D.P.R. n. 600/73, nel caso in cui si appalesi la mancanza del presupposto della sussistenza di un risultato diverso da quello indicato in dichiarazione o dell'accertamento di una imposta maggiore o diversa da quella liquidata nella dichiarazione sottoposta a controllo. Nel caso de quo, la dichiarazione é regolare, ciò che manca é il versamento delle somme esposte in dichiarazione dallo stesso contribuente.
D'altro canto, giova osservare che le cartelle di pagamento specificate nell'intimazione sono state impugnate dalla società Ricorrente_1 srl avanti alle Corti tributarie ed alla Suprema Corte di Cassazione;
pertanto, non si può certamente sostenere che la società appellante non fosse a conoscenza delle cartelle indicate nell'intimazione di pagamento, né tantomeno di non essere stata in grado di predisporre adeguata difesa nei confronti delle pretese fiscali.
Pretestuose e prive di pregio appaiono, poi, le censure addotte da parte appellante nei confronti della notifica a mezzo pec.
Com' é noto, infatti, la materia é regolata dall'art. 26, comma 2 del D.P.R. n. 602/73 che ammette la notifica delle cartelle tramite posta elettronica certificata;
a ciò va aggiunto che per giurisprudenza della Corte di
Cassazione (SS.UU.. sentenza n. 10266/2018), le firme digitali nel formato cades ( file p7m) o pades
(estensione finale .pdf), si equivalgono.
Nessuna carenza motivazionale viene accertata nell' intimazione de qua, essendo diretta conseguenza delle cartelle di pagamento emesse e regolarmente notificate a seguito di un controllo con rilievo meramente cartolare nei confronti di quanto dichiarato dallo stesso contribuente il quale, pertanto, si trovava, già all'origine, nella condizione di conoscere i presupposti di fatto e le ragioni giuridiche della pretesa fiscale, con l'effetto che l'onere di motivazione può considerarsi assolto dall'ufficio mediante il mero richiamo alla dichiarazione.
Non condivisibile é, inoltre, il motivo di doglianza afferente la mancata indicazione del calcolo delle sanzioni e degli interessi. Al riguardo, questa Corte ritiene che, trattandosi di omessi versamenti, il tasso d'interesse e l'importo delle sanzioni é fissato dalla norma ed i criteri per la loro quantificazione sono, di conseguenza, completamente conoscibili da chiunque. La valutazione dei motivi di doglianza specificati rende superfluo l'esame di ogni altra eccezione, che deve ritenersi assorbita e non omessa.
L'appello va, quindi, respinto e, per l'effetto, va confermata la legittimità dell'atto impugnato.
Condanna parte soccombente al pagamento delle spese di lite del presente processo che liquida in
€ 13.500,00, oltre oneri di legge se dovuti, a favore dell' Agenzia delle Entrate – Riscossione di Vicenza.
P.Q.M.
Respinge l'appello. Condanna parte soccombente al pagamento delle spese di lite che liquida in complessive
€ 13.500,00, oltre oneri di legge se dovuti.