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Sentenza 26 gennaio 2026
Sentenza 26 gennaio 2026
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Sul provvedimento
| Citazione : | Corte di Giustizia Tributaria di primo grado Vibo Valentia, sez. II, sentenza 26/01/2026, n. 104 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di giustizia tributaria di primo grado di Vibo Valentia |
| Numero : | 104 |
| Data del deposito : | 26 gennaio 2026 |
Testo completo
Sentenza n. 104/2026
Depositata il 26/01/2026
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
La Corte di Giustizia Tributaria di primo grado di VIBO VALENTIA Sezione 2, riunita in udienza il
22/01/2026 alle ore 16:00 in composizione monocratica:
MINNITI MASSIMO, Giudice monocratico in data 22/01/2026 ha pronunciato la seguente
SENTENZA
- sul ricorso n. 1155/2025 depositato il 30/07/2025
proposto da
Ricorrente_1 - CF_Ricorrente_1
Difeso da
Difensore_1 - CF_Difensore_1
ed elettivamente domiciliato presso Email_1
contro
Ag.entrate - Riscossione - Vibo Valentia - Viale Kennedy 89900 Vibo Valentia VV
Difeso da
Difensore_2 - CF_Difensore_2
ed elettivamente domiciliato presso Email_2
Avente ad oggetto l'impugnazione di:
- CARTELLA DI PAGAMENTO n. 13920240005922072000 TASSE AUTOMOBILISTICHE 2021
a seguito di discussione in camera di consiglio e visto il dispositivo n. 87/2026 depositato il
23/01/2026
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Parte ricorrente ha impugnato la cartella di pagamento notificata il 9.6.2025 e relativa a tassa automobilistica 2021 (ente impositore: Regione Calabria).
Ha dedotto l'omessa notifica del previo avviso e la prescrizione della tassa, chiedendo l'accoglimento del ricorso, con vittoria delle spese di lite, da distrarsi.
Il concessionario (ADER) si è opposto, notiziando della pendenza della lite la Regione Calabria a fini di eventuale prova della notifica di atti prodromici.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Il ricorso è fondato poiché era dovuta al contribuente la notifica del previo avviso di accertamento e di tale adempimento.
E' noto come la correttezza del procedimento di formazione della pretesa tributaria sia assicurata mediante il rispetto di una sequenza procedimentale di determinati atti, con le relative notificazioni e ciò allo scopo di rendere possibile un efficace esercizio del diritto di difesa del destinatario sicché l'omissione della notifica di un atto presupposto costituisce vizio procedurale che comporta la nullità dell'atto consequenziale e successivamente consegnato al contribuente.
Nel caso in esame non vi è prova della notifica del previo avviso di accertamento il che comporta, per come detto, un vizio della sequenza procedimentale dettata dalla legge a cui consegue la nullità della (successiva) cartella per omessa notifica del presupposto atto di accertamento.
Né può sostenersi che riscossione dovrebbe considerarsi legittima in virtù della legge regionale n. 56/2023
(art. 6), e ciò perché quest'ultima non può avere effetti retroattivi a mente dello stesso Statuto del contribuente
(legge n. 212/2000) il quale prevede che "le disposizioni tributarie non hanno effetto retroattivo" (art. 3, comma 1) con l'unica eccezione delle leggi di interpretazione autentica (circostanza che non ricorre nel caso di specie).
Deve altresì rilevarsi che la stessa legge regionale - al comma 1 dell'art. 6 – pur nel prevedere l'accorpamento della fase di accertamento con quella della riscossione – richiama espressamente il necessario rispetto dei principi fondamentali stabiliti in materia dalla legge statuale: <<
1. Nel rispetto dei principi fondamentali stabiliti dallo Stato in materia tributaria, in relazione alla tassa automobilistica e alle tasse di concessione regionale, le sanzioni per omissione, totale o parziale, ovvero per ritardato pagamento possono essere irrogate mediante iscrizione a ruolo, unitamente alla richiesta di pagamento della somma dovuta a titolo di tributo senza previa contestazione>>. Un richiamo di stile e privo di reale significato, ove non inteso anche con riferimento al principio del divieto di retroattività delle disposizioni tributarie.
Premesso, poi, che l'indicata legge regionale (legge di stabilità per il 2024) è entrata in vigore il 31.12.2023, non è superfluo osservare che il divieto di retroattività della legge in materia tributaria costituisce declinazione del più ampio principio della certezza del diritto che rappresenta uno dei cardini del sistema ordinamentale sia nazionale che comunitario.
Come affermato in giurisprudenza (Cass. n. 26683/2019), il principio di irretroattività della legge (in materia penale espressamente sancito dalla Costituzione) va ricondotto all'art. 6 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e va riconosciuto carattere interpretativo (dunque con valenza retroattiva) alle sole norme che hanno l'oggettivo fine di chiarire il senso di norme preesistenti. Il divieto di retroattività della legge nel settore tributario, pur non godendo di una espressa copertura costituzionale, costituisce un principio fondamentale dell'ordinamento, per cui, allorquando una norma di natura interpretativa persegua lo scopo di chiarire situazioni di oggettiva incertezza del dato normativo o di ristabilire un'interpretazione più aderente all'originaria volontà del legislatore, non è precluso al legislatore di emanare norme retroattive, che però, oltre a dover espressamente contenere tale previsione (di retroattività), devono altresì trovare adeguata giustificazione sul piano della ragionevolezza ed essere sostenute da adeguati motivi di interesse generale.
Non può nemmeno postularsi, in modo in definitiva elusivo delle questioni sottese al principio in parola, che la disposizione di cui alla richiamata legge regionale sia di tipo meramente procedimentale (e non sostanziale) con consequenziale estraneità della stessa al divieto di retroattività.
Infatti, il comma 1 dell'art. 6 della L.R. n. 56/2023, sopra già riportato, contiene un espresso riferimento alla comminatoria di sanzioni - per omissione, totale o parziale della tassa, ovvero per il ritardato pagamento – con il che l'impugnato atto esattoriale deriverebbe da una disposizione che a maggior ragione, versandosi nel settore dei provvedimenti definiti dalla giurisprudenza comunitaria come comunque “punitivi” benché non di tipo penale (cfr., per tutte, CGE sentenza 5.6.2012, C-489/10, Bonda), sarebbe sorretto da una norma
- recante un sostanziale aggravio del procedimento nei confronti del contribuente - entrata in vigore in epoca successiva a quella dell'infrazione e, per come detto, non applicabile retroattivamente.
Spese come da dispositivo.
P.Q.M.
Accoglie il ricorso e condanna la resistente al pagamento delle spese del giudizio che liquida in € 200,00
(oltre c.u. ed accessori come per legge) in favore di parte ricorrente, con distrazione ex art. 93 cpc.
Depositata il 26/01/2026
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
La Corte di Giustizia Tributaria di primo grado di VIBO VALENTIA Sezione 2, riunita in udienza il
22/01/2026 alle ore 16:00 in composizione monocratica:
MINNITI MASSIMO, Giudice monocratico in data 22/01/2026 ha pronunciato la seguente
SENTENZA
- sul ricorso n. 1155/2025 depositato il 30/07/2025
proposto da
Ricorrente_1 - CF_Ricorrente_1
Difeso da
Difensore_1 - CF_Difensore_1
ed elettivamente domiciliato presso Email_1
contro
Ag.entrate - Riscossione - Vibo Valentia - Viale Kennedy 89900 Vibo Valentia VV
Difeso da
Difensore_2 - CF_Difensore_2
ed elettivamente domiciliato presso Email_2
Avente ad oggetto l'impugnazione di:
- CARTELLA DI PAGAMENTO n. 13920240005922072000 TASSE AUTOMOBILISTICHE 2021
a seguito di discussione in camera di consiglio e visto il dispositivo n. 87/2026 depositato il
23/01/2026
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Parte ricorrente ha impugnato la cartella di pagamento notificata il 9.6.2025 e relativa a tassa automobilistica 2021 (ente impositore: Regione Calabria).
Ha dedotto l'omessa notifica del previo avviso e la prescrizione della tassa, chiedendo l'accoglimento del ricorso, con vittoria delle spese di lite, da distrarsi.
Il concessionario (ADER) si è opposto, notiziando della pendenza della lite la Regione Calabria a fini di eventuale prova della notifica di atti prodromici.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Il ricorso è fondato poiché era dovuta al contribuente la notifica del previo avviso di accertamento e di tale adempimento.
E' noto come la correttezza del procedimento di formazione della pretesa tributaria sia assicurata mediante il rispetto di una sequenza procedimentale di determinati atti, con le relative notificazioni e ciò allo scopo di rendere possibile un efficace esercizio del diritto di difesa del destinatario sicché l'omissione della notifica di un atto presupposto costituisce vizio procedurale che comporta la nullità dell'atto consequenziale e successivamente consegnato al contribuente.
Nel caso in esame non vi è prova della notifica del previo avviso di accertamento il che comporta, per come detto, un vizio della sequenza procedimentale dettata dalla legge a cui consegue la nullità della (successiva) cartella per omessa notifica del presupposto atto di accertamento.
Né può sostenersi che riscossione dovrebbe considerarsi legittima in virtù della legge regionale n. 56/2023
(art. 6), e ciò perché quest'ultima non può avere effetti retroattivi a mente dello stesso Statuto del contribuente
(legge n. 212/2000) il quale prevede che "le disposizioni tributarie non hanno effetto retroattivo" (art. 3, comma 1) con l'unica eccezione delle leggi di interpretazione autentica (circostanza che non ricorre nel caso di specie).
Deve altresì rilevarsi che la stessa legge regionale - al comma 1 dell'art. 6 – pur nel prevedere l'accorpamento della fase di accertamento con quella della riscossione – richiama espressamente il necessario rispetto dei principi fondamentali stabiliti in materia dalla legge statuale: <<
1. Nel rispetto dei principi fondamentali stabiliti dallo Stato in materia tributaria, in relazione alla tassa automobilistica e alle tasse di concessione regionale, le sanzioni per omissione, totale o parziale, ovvero per ritardato pagamento possono essere irrogate mediante iscrizione a ruolo, unitamente alla richiesta di pagamento della somma dovuta a titolo di tributo senza previa contestazione>>. Un richiamo di stile e privo di reale significato, ove non inteso anche con riferimento al principio del divieto di retroattività delle disposizioni tributarie.
Premesso, poi, che l'indicata legge regionale (legge di stabilità per il 2024) è entrata in vigore il 31.12.2023, non è superfluo osservare che il divieto di retroattività della legge in materia tributaria costituisce declinazione del più ampio principio della certezza del diritto che rappresenta uno dei cardini del sistema ordinamentale sia nazionale che comunitario.
Come affermato in giurisprudenza (Cass. n. 26683/2019), il principio di irretroattività della legge (in materia penale espressamente sancito dalla Costituzione) va ricondotto all'art. 6 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e va riconosciuto carattere interpretativo (dunque con valenza retroattiva) alle sole norme che hanno l'oggettivo fine di chiarire il senso di norme preesistenti. Il divieto di retroattività della legge nel settore tributario, pur non godendo di una espressa copertura costituzionale, costituisce un principio fondamentale dell'ordinamento, per cui, allorquando una norma di natura interpretativa persegua lo scopo di chiarire situazioni di oggettiva incertezza del dato normativo o di ristabilire un'interpretazione più aderente all'originaria volontà del legislatore, non è precluso al legislatore di emanare norme retroattive, che però, oltre a dover espressamente contenere tale previsione (di retroattività), devono altresì trovare adeguata giustificazione sul piano della ragionevolezza ed essere sostenute da adeguati motivi di interesse generale.
Non può nemmeno postularsi, in modo in definitiva elusivo delle questioni sottese al principio in parola, che la disposizione di cui alla richiamata legge regionale sia di tipo meramente procedimentale (e non sostanziale) con consequenziale estraneità della stessa al divieto di retroattività.
Infatti, il comma 1 dell'art. 6 della L.R. n. 56/2023, sopra già riportato, contiene un espresso riferimento alla comminatoria di sanzioni - per omissione, totale o parziale della tassa, ovvero per il ritardato pagamento – con il che l'impugnato atto esattoriale deriverebbe da una disposizione che a maggior ragione, versandosi nel settore dei provvedimenti definiti dalla giurisprudenza comunitaria come comunque “punitivi” benché non di tipo penale (cfr., per tutte, CGE sentenza 5.6.2012, C-489/10, Bonda), sarebbe sorretto da una norma
- recante un sostanziale aggravio del procedimento nei confronti del contribuente - entrata in vigore in epoca successiva a quella dell'infrazione e, per come detto, non applicabile retroattivamente.
Spese come da dispositivo.
P.Q.M.
Accoglie il ricorso e condanna la resistente al pagamento delle spese del giudizio che liquida in € 200,00
(oltre c.u. ed accessori come per legge) in favore di parte ricorrente, con distrazione ex art. 93 cpc.