Sentenza 14 gennaio 1998
Massime • 1
In materia di atti arbitrari del pubblico ufficiale, l'art. 4 del d.l. lgt. 14 settembre 1944 n. 288 non prevede una circostanza di esclusione della pena ricadente sotto la disciplina dell'art. 59 cod. pen., ma dispone l'esclusione della tutela nei confronti del pubblico ufficiale che se ne dimostri indegno: essa pertanto trova applicazione solo in rapporto ad atti che obbiettivamente e non soltanto nell'opinione dell'agente, concretino una condotta arbitraria.
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- 1. Diritto di resistenza ad atti arbitrari del pubblico ufficiale (Cass. 4457/19)https://canestrinilex.com/risorse/category/articoli · 12 giugno 2019
Il rapporto tra amministrazione e società non è un rapporto di imperio, ma un rapporto strumentale alla cura degli interessi di quest'ultima: non vi è spazio per una malintesa tutela del prestigio e della "infallibilità" degli agenti della pubblica autorità. I rapporti tra cittadini ed Autorità devono rendere pertanto lecita e quindi priva di antigiuridicità la reazione del privato di fronte ad atti arbitrari della pubblica autorità, non soltanto perchè il soggetto passivo non è meritevole di tutela, ma in quanto deve essere garantito al cittadino in una concezione dello Stato di tipo democratico la facoltà di "resistere" a tutela del diritto o l'interesse privato arbitrariamente leso o …
Leggi di più… - 2. Cause di non punibilità, scriminante putativa, identificazione indagato, pubblico ufficiale, attività arbitrariaAccesso limitatoRedazione Altalex · https://www.altalex.com/ · 25 marzo 2019
Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. pen., sez. VI, sentenza 14/01/1998, n. 2329 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 2329 |
| Data del deposito : | 14 gennaio 1998 |
Testo completo
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Udienza pubblica
Dott. Fortunato Pisanti Presidente del 14/01/1998
1. Dott. Giovanni Caso Consigliere SENTENZA
2. " Luciano Deriu " N.02
3. " Francesco Serpico " REGISTRO GENERALE
4. " Giuliana Ferrua " N.43687/97
ha pronunciato la seguente
SENTENZA
sul ricorso proposto da TI IU nato in [...] l'[...]
avverso la sentenza emessa il 6.10.97 dalla Corte di Appello di Brescia. Visti gli atti, la sentenza denunziata ed il ricorso, Udita in pubblica udienza la relazione fatta dal Consigliere Dott. G. Ferrua
Udito il Pubblico Ministero in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. C. Di Zenzo
che ha concluso per il rigetto del ricorso
Svolgimento del procedimento e motivi della decisione. Con sentenza 18.1.95 il Pretore di Brescia dichiarava TI IU responsabile del reato ascrittogli di cui all'art. 341 c. 1 e 4 c.p. per avere offeso l'onore ed il prestigio del Sindaco del Comune di Pontoglio, pronunciando nei suoi confronti la frase "sei un delinquente, hai costruito le case con gli appalti truccati" e minacciandolo che gliela avrebbe fatta pagare e che avrebbe dovuto fare i conti con lui. Con le attenuanti generiche, equivalenti all'aggravante contestata, il predetto veniva condannato a pena ritenuta di giustizia (mesi 3 di reclusione).
A seguito di gravame dell'imputato la Corte di Appello di Brescia, con pronuncia 6.10.97, confermava l'impugnata decisione. Avverso la sentenza di II grado ha ora proposto ricorso per Cassazione il TI deducendo violazione degli artt. 4 d.l. LT. 14.9.44; 341 e 59 c.p. per avere erroneamente i giudici di merito affermato che l'arbitrarietà del comportamento del pubblico ufficiale deve essere obiettiva.
La censura è infondata.
Correttamente, invero, nel provvedimento impugnato è stata escluso che potesse rilevare un'invocata situazione di cosidetta arbitrarietà putativa ossia di erroneo convincimento dell'imputato circa una siffatta connotazione della condotta del sindaco, essendosi d'altro canto accertato che oggettivamente dalla stessa esulava tale carattere.
Al proposito va puntualizzato che l'art. 4 d.l. lgt 14.9.44 n. 288 non prevede una circostanza di esclusione della pena ricadente sotto la disciplina dell'art. 59 c.p., ma dispone l'esclusione di tutela nei confronti del pubblico ufficilae che se ne dimostri indegno: essa pertanto trova applicazione solo in rapporto ad atti che obiettivamente e non soltanto nell'opinione dell'agente, concretino una condotta arbitraria. (Cass. 24.11.84 n. 10586 RV 166844, Cass.11.3.85 n. 0 2307 RV 168233, Cass. 29.11.89 n. 16691 RV 182694).
Il ricorso deve pertanto essere rigettato con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali.
P.Q.M.
La Corte, rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Così deciso in Roma, il 14 gennaio 1998.
Depositato in Cancelleria il 23 febbraio 1998