Sentenza 15 febbraio 2000
Massime • 1
È legittima la motivazione della sentenza di secondo grado che, disattendendo le censure dell'appellante, si uniformi, sia per la "ratio decidendi", sia per gli elementi di prova, ai medesimi argomenti valorizzati dal primo giudice, soprattutto se la consistenza probatoria di essi è così prevalente e assorbente da rendere superflua ogni ulteriore considerazione. Nell'ipotesi in cui siano dedotte questioni già esaminate e risolte, oppure questioni generiche, superflue o palesemente inconsistenti, il giudice dell'impugnazione può motivare "per relationem" e trascurare di esaminare argomenti superflui, non pertinenti, generici o manifestamente infondati.
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1. Con la sentenza impugnata, la Corte di appello di Genova ha confermato la condanna, emessa dal Tribunale in sede in data 12 luglio 2017, nei confronti di P.D., alla pena di anni due mesi quattro di reclusione, in relazione ai reati di cui all'art. 608 c.p. (capo 1), artt. 582 e 585 c.p., art. 61 c.p., n. 5 e 9 (capo 2), art. 479 c.p. (capo 3), ritenuta la continuazione, comprese le statuizioni risarcitorie in favore della persona offesa.1.1. Si contesta all'imputato di aver colpito il detenuto a lui affidato in qualità di agente di polizia penitenziaria, mentre lo accompagnava nell'infermeria dell'Istituto ove la persona offesa era ristretta, con uno schiaffo, nonché con un manganello …
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. pen., sez. V, sentenza 15/02/2000, n. 3751 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 3751 |
| Data del deposito : | 15 febbraio 2000 |
Testo completo
Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Udienza pubblica
Dott. Giuseppe Consoli Presidente del 15.2.2000
1. Dott. Renato L. Calabrese Consigliere SENTENZA
2. Dott. Pasquale Perrone Consigliere N.386
3. Dott. Gennaro Marasca Consigliere REGISTRO GENERALE
4. Dott. Alfonso Amato Consigliere N.35369/99
ha pronunciato la seguente
SENTENZA
sul ricorso proposto da Re CA, nato il [...] a [...] avverso la sentenza 11.12.1998 della Corte di Appello di Trento Sentita la relazione fatta dal Consigliere Dott. Pasquale Perrone, Sentito il sostituto procuratore generale presso la Corte Suprema di Cassazione, nella persona del Dott. Aurelio Galasso che ha chiesto il rigetto del ricorso.
MOTIVI DELLA DECISIONE
La Corte di Appello, prosciolto l'imputato dal reato di danneggiamento, ha confermato la condanna per il reato di minacce, sostenendo che "le risultanze processuali, come esattamente ritenuto dal giudice di primo grado con precisa e approfondita motivazione, evidenziano la certa colpevolezza del soggetto".
La difesa ricorre e denunzia la violazione dell'art.606, lett. b) ed e) c.p.p., per difetto assoluto di motivazione, avendo la Corte territoriale omesso di affrontare le questioni dedotte con l'appello circa la inattendibilità della parte offesa e gli elementi a lui favorevoli offerti da HI OL, EL DI, RM IO, NI De RI e ED AL.
Il ricorso non è fondato.
È legittima la motivazione della sentenza di secondo grado che, disattendendo le censure dell'appellante, si uniformi, sia per la ratio decidendi, sia per gli elementi di prova, al medesimi argomenti valorizzati dal primo giudice, soprattutto se la consistenza probatoria di essi è così prevalente e assorbente da rendere superflua ogni ulteriore considerazione. Soprattutto se siano dedotte questioni già esaminate e risolte, oppure questionì generiche, superflue o palesemente inconsistenti. Nell'una o nell'altra ipotesi, il giudice dell'impugnazione può motivare "per relationem" trascurare di esaminare argomenti superflui, non pertinenti, generici o manifestamente infondati. Diversamente, sarebbe irrazionalmente precluso al giudice dell'appello di confermare le statuizioni impugnate sulla base delle prove risultanti dagli atti e già enunciate in prime cure.
Tale ipotesi ricorre nella fattispecie, atteso che il giudice dell'appello ha correttamente richiamato la motivazione della sentenza di primo grado che fondò la responsabilità dell'imputato su molteplici e decisive prove, non incrinate minimamente dai pretesi contrasti ed elementi favorevoli enfattizati dall'appello. La sentenza del Pretore valorizza, infatti, a prescindere dalle dichiarazioni accusatorie della parte offesa, AL MA, della figlia, HI OL e di altri testi, le decisive testimonianze dell'ufficiale giudiziario IO che, per le clamorose intemperanze del Re, del tutto restio a subire lo sfratto coattivo disposto su iniziativa giudiziaria del AL, era stato costretto a chiedere l'intervento della forza pubblica, e del M.llo dei Carabinieri De Cristofari, all'uopo intervenuto, pubblici ufficiali che riferirono di essere stati presenti anche alle plurime minacce profferite dal soggetto.
P. Q. M.
Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento.
Così deciso in Roma, alla pubblica udienza, il 15 febbraio 2000. Depositato in Cancelleria il 23 marzo 2000