Sentenza 19 marzo 2002
Massime • 1
In tema di esenzione dalla giurisdizione penale di agente diplomatico, poiché quest'ultima qualità si acquista, ai sensi della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche, soltanto con la notificazione dello Stato accreditante allo Stato accreditato, l'immunità non spetta all'agente consolare del quale il Paese di origine si sia limitato a dichiarare, in note verbali dirette al Ministero degli Affari Esteri, la qualità di agente diplomatico, senza avere mai provveduto alla relativa notificazione formale.
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. pen., sez. V, sentenza 19/03/2002, n. 16659 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 16659 |
| Data del deposito : | 19 marzo 2002 |
Testo completo
composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:
dott. Francesco PROVIDENTI Presidente
dott. Renato Luigi CALABRESE Componente
dott. Gennaro MARASCA "
dott. Luciano PANZANI "
dott. Maurizio FUMO "
ha pronunciato la seguente:
S E N T E N Z A
sul ricorso proposto da:
1) DE AU ES NATO IL 04/09/1932;
avverso sentenza del 10/07/2001 della CORTE APPELLO di VENEZIA. Visti gli atti, la sentenza ed il procedimento;
udita in PUBBLICA UDIENZA la relazione fatta dal Consigliere PANZANI LUCIANO;
udito il Procuratore Generale in presenza del Cons. Gianfranco Viglietta che ha concluso per l'inammissibilità del ricorso;
udito il difensore Michele Gentiloni.
FATTO E DIRITTO
De BE JA era tratto a giudizio avanti al Pretore di Venezia per rispondere dei reati di cui agli artt. 81 - 610 e 651 c.p. Secondo l'accusa egli, alla guida di un'autovettura intestata al Consolato generale di Francia dapprima aveva stretto il pedone OR OR tra la propria auto e quella che la precedeva ed immediatamente dopo, essendo stato costretto il pedone a salire sul cofano, l'aveva così trasportato per circa duecento metri. Successivamente, richiesto da due agenti di polizia, aveva rifiutato di declinare le proprie generalità. Ciò in località Tronchetto di Venezia il 30 giugno 1994.
Con sentenza 15 ottobre 1997 il Pretore di Venezia, pronunciando ai sensi dell'art. 129 c.p.p., preso atto che il giudicabile rivestiva, quale Console generale di Francia a Venezia e Trieste, status di agente diplomatico ai sensi dell'art. 31 della Convenzione di Vienna, ratificata in Italia con legge 804/67, dichiarava l'improcedibilità dell'azione penale per difetto di giurisdizione. Avverso la sentenza proponeva ricorso per cassazione il Procuratore della Repubblica presso il giudice di primo grado. La Corte di Cassazione, sez. 5, con sentenza 20 gennaio 1999 convertiva il ricorso in appello e disponeva la trasmissione degli atti alla Corte d'appello di Venezia. La Corte con sentenza 10 luglio 2001 riteneva che sussistesse la giurisdizione del giudice italiano in quanto, in base a nota del Ministero degli Esteri 21 maggio 2001 il De BE doveva essere qualificato non agente diplomatico, ma agente consolare che godeva della sola immunità funzionale prevista dall'art. 43 della Convenzione. Precisava il Ministero degli Esteri che l'immunità totale spettava unicamente al personale diplomatico in servizio nelle Ambasciate presso lo Stato italiano, la Santa Sede e la Fao. Osservava la sentenza impugnata che era pacifico che il De BE non operava presso una delle predette rappresentanze diplomatiche e che d'altra parte la condotta oggetto di contestazione non aveva nulla a che fare con l'esercizio delle funzioni consolari. La Corte in riforma della sentenza di primo grado, esclusa la continuazione, condannava il De BE per il reato di violenza privata alla pena ritenuta di giustizia, dichiarando estinta per intervenuta prescrizione la contravvenzione prevista dall'art. 651 c.p. Ha proposto ricorso per cassazione la difesa del De BE lamentando con il primo motivo violazione di legge in quanto la qualificazione del ricorrente quale agente diplomatico era stata effettuata dall'Ambasciata di Francia in Italia con due distinte note verbali dirette al Ministero degli Esteri. Soltanto allo Stato accreditante, si osserva, compete il diritto alla qualificazione giuridica del proprio rappresentante diplomatico, qualificazione che può essere negata o contestata, ai sensi dell'art. 43 lett. b) della Convenzione, soltanto ricorrendo alla speciale procedura prevista dalla norma, procedura che nella specie non era stata attivata. Con il secondo motivo di ricorso si lamenta nuovamente violazione della legge penale perché con nota verbale del 16 maggio 1997 l'Ambasciata di Francia certificava che il ricorrente si era recato nella città di Arcole per una missione ufficiale e dunque agiva nell'esercizio delle funzioni consolari. La Convenzione di Vienna chiarisce, si aggiunge, che nel caso di missioni ufficiali compiute nella qualità di agente diplomatico (o anche di agente consolare) l'immunità copre l'intero periodo di tempo che intercorre tra l'uscita dalla sede diplomatica ed il rientro nella stessa al termine della missione.
L'art. 43, co. 1 della Convenzione sulle relazioni consolari, Protocollo relativo all'acquisto della nazionalità e Protocollo concernente il regolamento obbligatorio delle controversie, adottati a Vienna il 24 aprile 1963 stabilisce che les fonctionnaires consulaires et les employés consulaires ne sont pas justiciables des autorités judiciaires ed administratives de l'Etat de résidence pour les actes accomplis dans ì exercice des fonctions consulaires. A sua volta l'art. 31 della Convenzione sulle relazioni diplomatiche - protocollo relativo all'acquisto della nazionalità - protocollo concernente il regolamento obbligatorio delle controversie adottati a Vienna, il 18 aprile 1961 stabilisce che L'agent diplomatique jouit de l'immunité de la juridiction pénale de l Etat accréditaire. L'art. 43 di quest'ultima convenzione dispone inoltre che les fonctions d'un agent diplomatique prennent fin notamment: a) par la notification de l Etat accréditant à l'Etat accréditaire que les fonctions de l'agent diplomatique ont pris fin;
b) par la notification de l Etat accréditaire à l Etat accréditant que, conformément au paragraphe 2 de l'article 9, cet Etat refuse de reconnaître l'agent diplomatique comme membre de la mission. A sua volta l'art. 9 citato stabilisce l'Etat accréditaire, peut, à tout moment et sans avoir à motiver sa décision, informer l'Etat accréditant que le chef ou tout autre membre du personnel diplomatique de la mission est persona non grata ou que tout autre membre du personnel de la mission n'est pas acceptable. L'Etat accréditant rappellera alors la personne en cause ou mettra fin a ses fonctions auprès de la mission, selon le cas. Une personne peut étre déclarée non grata ou non acceptable avant d'arriver sur le territoire de l'Etat accréditaire.
2. Si l'Etat accréditant refuse d'exécuter, ou n'exécute pas dans un délai raisonnable, les obligations qui lui incombent aux termes du paragraphe 1 du présent article, l'Etat accréditaire peut refuser de reconnaître à la personne en cause la qualité de membre de la mission.
Ancora, l'art. 53 della Convenzione sulle relazioni consolari, relativo al Commencement et fin des privilèges et immunités consulaires, stabilisce che:
1. Tout membre du poste consulaire bénéficie des privilèges et immunités prévus par la présente Convention dès son entrée sur le territoire de l'Etat de résidence pour gagner son poste ou, s'il se trouve déjà sur ce territoire, dès son entrée en fonctions au poste consulaire.
2. Les membres de la famille d'un membre du poste consulaire vivant à son foyer, ainsi que les membres de son personnel privé, bénéficient des privilèges et immunités prévus dans la présente Convention à partir de la dernière des dates suivantes: celle à partir de la quelle ledit membre du poste consulaire jouit des privilèges et immunités conformément au paragraphe 1 du présent article, celle de leur entrée sur le territoire de l Etat de résidence ou celle à la quelle ils sont devenus membres de la dite famille, ou du dit personnel privé.
3. Lorsque les fonctions d'un membre du poste consulaire prennent fin, ses privilèges et immunités, ainsi que ceux des membres de sa famille vivant à son foyer ou des membres de son personnel privé, cessent normalement à la première des dates suivantes: au moment où la personne en question quitte le territoire de l'Etat de résidence, où à l'expiration d'un délai raisonnable qui lui aura été accordé à cette fin, mais ils subsistent jusqù a ce moment, méme en cas de conflit armé. Quant aux personnes visées au paragraphe 2 du présent article, leurs privilèges et immunités cessent dès qù ellesìmémes cessent d'appartenir au foyer ou d'étre au servite d'un membre du poste consulaire, étant toutefois entendu que, si ces personnes ont l'intention de quitter le territoire de l Etat de résidence dans un délai raisonnable, leurs privilèges et immunités subsistent jusqù au moment de leur départ.
4. Toutefois, en ce qui concerne les actes accomplis par un fonctionnaire consulaire ou un employé consulaire dans l'exercice de ses fonctions, l'immunité de juridiction subsiste sans limitation de durée.
5. En cas de décès d en membre du poste consulaire, les membres de sa famille vivant à son foyer continuent de jouir des privilèges et immunités dont ils bénéficient, jusqùà la première des dates suivantes: celle où ils quittent le territoire de l Etat de résidence, ou à l'expiration d ún délai raisonnable qui leur aura été accordé à cette fin.
Ancora va rilevato che ai sensi dell'art. 1, lett. e) della Convenzione sulle relazioni diplomatiche l'expression "agent diplomatique" s'entend du chef de la mission ou d'un membre du personnel diplomatique de la mission. In forza dell'art. 3 della Convenzione: Les fonctions d'une mission diplomatique consistent notamment à:
a) représenter l'Etat accréditant auprès de l Etat accréditaire;
b) protégér dans l'Etat accréditaire les intéréts de l'Etat accréditant et de ses ressortissants, dans les limites admises par le droit international;
c) négocier avec le gouvernement de l'Etat accréditaire;
d) s'informer par tous les moyens licites des conditions et de Ìévolution des événements dans l Etat accréditaire et faire rapport à ce sujet au gouvernement de l'Etat accréditant;
e) promouvoir des relations amicales et développer les relations économiques, culturelles et scientifiques entre l'Etat accréditant et l Etat accréditaire.
2. Aucune disposition de la présente Convention ne saurajt étre interprétée comme interdissant l'exercice de fonctions consulaires par une mission diplomatique.
Ed ai sensi dell'art. 10 lett. a) della stessa Convenzione Sont notifiés au Ministère des Affaires étrangeres de l'Etat accréditaire ou à telautre Ministère dont il aura été convenu:
a) la nomination des membres de la mission, leur arrivée et leur départ définitif ou la cessation de leurs fonctions dans la mission. Ai sensi dell'art. 7 sous réserve des dispositions des articles 5, 8, 9 et 11. l'Etat accréditant nomme à son choix les membres du personnel de la mission.
Ai sensi dell'art. 4 1. L'Etat accréditant doit s'assurer que la personne qu 'il envisage d àccréditer comme chef de la mission auprès de l'Etat accréditaire a reçu l'agrément de cet Etat.
2. L Etat accréditaire n'est pas tenu de donner à l'Etat accréditant les raisons d'un refus d'agrément.
In conclusione la qualità di agente diplomatico comporta l'accreditamento presso lo Stato accreditato e l'agrément di tale Stato per quanto concerne il capo missione. Per gli altri componenti della missione occorre la notificazione allo Stato accreditato da parte dello Stato accreditante. Lo stato di agente diplomatico comporta che il soggetto faccia parte della missione diplomatica, le cui funzioni sono quelle indicate all'art. 3, fatta salva la possibilità, prevista dal comma 2 di detto articolo, che la missione diplomatica svolga anche funzioni consolari.
Di conseguenza la qualità di agente diplomatico deriva dalla notificazione dello Stato accreditante allo Stato accreditato, notificazione che non risulta nel caso del ricorrente giusta le comunicazioni del Ministero degli Esteri richiamate dalla sentenza impugnata. Né può ritenersi che le due semplici note verbali dell'Ambasciata di Francia al Ministero degli Esteri possano sostituire la notificazione richiesta dalla Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche.
A tutto ciò occorre poi aggiungere che il Consolato generale di Francia a Venezia e Trieste non costituisce certamente missione diplomatica, in quanto non si tratta di Ambasciata incaricata anche dello svolgimento delle funzioni diplomatiche.
Il primo motivo di ricorso va dunque dichiarato inammissibile per manifesta infondatezza.
Il secondo motivo di ricorso è del pari manifestamente infondato. Correttamente infatti la sentenza impugnata ha escluso che il ricorrente svolgesse funzioni consolari mentre si trovava alla guida di un'autovettura, pur se l'Ambasciata di Francia ha certificato che il De BE lo stesso giorno del fatto contestato si era recato nella città di Arcole per una missione ufficiale.
Dalla data del fatto 30 giugno 1994 è decorso il termine di prescrizione. Nella ricorrenza tuttavia di una causa d'inammissibilità originaria del ricorso non deve farsi luogo a pronuncia di annullamento senza rinvio.
P.Q.M.
La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali ed al versamento della somma di E 500 a favore della Cassa delle ammende.
Così deciso in Roma, il 19 marzo 2003.
DEPOSITATA IN CANCELLERIA IL 9 APRILE 2003.