Sentenza 24 gennaio 2002
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Sul provvedimento
| Citazione : | Cass. civ., sez. IV lav., sentenza 24/01/2002, n. 827 |
|---|---|
| Giurisdizione : | Corte di Cassazione |
| Numero : | 827 |
| Data del deposito : | 24 gennaio 2002 |
Testo completo
* Aula 'B' 0 0827/02 REPUBBLICA ITALIANA LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONELA Oggetto SEZIONE LAVORO Lavoro Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati: Dott. Erminio RAVAGNANI - Presidente R.G.N. 4224/99 Dott. Bruno BATTIMIELLO Consigliere Cron.2201 Dott. TO LAMORGESE Consigliere Rep. Dott. Florindo MINICHIELLO Consigliere Ud. 31/10/01 Dott. Giovanni AMOROSO Rel. Consigliere ha pronunciato la seguente SENTENZA sul ricorso proposto da: ENTE MINERARIO SICILIANO E.M.S., in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA VIA TIBULLO 10, presso lo studio dell'avvocato FURITANO MARCELLO, che lo rappresenta e difende unitamente all'avvocato DEL NOCE MARIO, giusta delega in atti e procura notarile;
ricorrente
contro
NI CA NT, già domiciliato in ROMA Vie di Corviole, 9 L.TEVERE DEI presso lo studio MELLINI N ROBERTA LA FORESTE, e da ultimo d'ufficio 2001 dell'Avv.to 4214 foressa NCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI -1- CASSAZIONE rappresentato e difeso dall'avvocato PARISI PLACIDO, giusta delega in atti;
controricorrente - nonchè
contro
AN GI;
- intimato -
avverso la sentenza n. 755/98 del Tribunale di AGRIGENTO, depositata il 01/10/98 R.G.N. 388/98; udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del 31/10/01 dal Consigliere Dott. Giovanni AMOROSO;
udito l'Avvocato FURITANO;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. Giovanni GIACALONE che ha concluso per l'accoglimento del riorso per quanto di ragione. -2- R. G. N. 4224/1999 ud. 31 ottobre 2001 SVOLGIMENTO DEL PROCESSO 1. Con la sentenza impugnata in questa sede di legittimità, il Tribunale di RI ha rigettato l'appello proposto dall'Ente Minerario Siciliano avverso la decisione con la quale il Pretore della stessa sede, sezione distaccata di Casteltermini, aveva condannato il predetto ente al pagamento, in favore di ST OG TO, odierno resistente, della rivalutazione monetaria e degli interessi legali sulle somme dovute a titolo di adeguamento del premio di produzione, ma versate in ritardo rispetto alla decorrenza fissata (1° gennaio 1990). Ha osservato il giudice del gravame che con accordo sindacale 14 novembre 1988, concluso tra il commissario straordinario dell'ente minerario appellante e le organizzazioni sindacali aziendali, le parti avevano affrontato "il problema relativo agli scatti di anzianità" e che a tale accordo, dopo la sua disdetta da parte dell'ente minerario, ne era seguito un altro, in data 2 agosto 1991, avente ad oggetto oltre alle modalità di attribuzione degli scatti di anzianità al personale in servizio, anche il premio di produzione, il quale era stato aumentato di lire 900 per punto parametro a decorrere dal 1x gennaio 1990. Anche questo accordo era stato recepito dall'ente minerario con delibera n. 64 del 1991 e il Tribunale, nel rimarcare la diversa ampiezza fra le due intese sindacali, ha evidenziato che il primo concerneva soltanto i dipendenti in servizio presso la sede 3 (cosiddetto centrale e quelli del ruolo unico ad esaurimento mentre il secondo, raggiunto con le organizzazioni r.u.e.), regionali, riguardava anche i lavoratori di detta sindacali gestione separata, dovendo ritenersi che le organizzazioni sindacali, in mancanza di diversa previsione, erano intervenute in rappresentanza anche dei lavoratori della gestione separata del settore zolfifero, ed avendo l'accordo ad oggetto l'applicazione del premio di produzione al personale in servizio. Il giudice del 13 dellal'art.gravame ha quindi aggiunto che 34 del 1988 prevedeva un automatico legge regionale n. in relazione ai adeguamento dell'indennità di prepensionamento miglioramenti economici derivanti da contratti aziendali riferiti alla generalità del personale in servizio intervenuti successivamente alla predetta legge, tra i quali doveva essere compreso l'aumento del premio di produzione in questione, con la conseguenza che alla delibera n. 159 del 1993 emanata dall'ente in modo esplicito la estensione dell'accennato per disporre aumento ai lavoratori prepensionati, doveva essere attribuito valore soltanto ricognitivo, trattandosi di atto "resosi necessario alla luce della conflittualità sorta tra le parti in ragione della difficoltà applicativa della complessa normativa in materia".
2. La cassazione di questa sentenza è stata richiesta dall'ente soccombente con due motivi, illustrati con memoria. L'altra parte ha resistito con controricorso. L'avv. Girolamo Cannella, cui pure è stato notificato il ricorso, non ha svolto alcuna attività difensiva in questa sede. 4 MOTIVI DELLA DECISIONE 1. Rileva innanzi tutto la Corte la inammissibilità del ricorso proposto nei confronti dell'avv. Girolamo Cannella, che come risulta e dalla intestazione del ricorso e dal dispositivo della sentenza impugnata era difensore distrattario dell'odierno resistente. E sufficiente in proposito osservare, conformemente alla consolidata giurisprudenza di questa Corte (v. per tutte la 8458), n. sentenza delle Sezioni Unite 2 agosto 1995 che il procuratore distrattario è parte soltanto limitatamente al capo di pronuncia con il quale gli sono state attribuite le spese, e limitatamente alle censure che tale capo specificatamente e direttamente investono, per cui egli non è legittimato a proporre subire impugnazione sulla base di motivi, che sia sotto il od a profilo processuale sia sotto quello sostanziale attengono alla causa, quale si è svolta tra le parti del rapporto controverso. Ed i motivi proposti dal ricorrente, come appresso sintetizzati, presentano alcuna correlazione in ordine alla distrazione non delle spese processuali.
2. Con il primo motivo il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 1362 e SS. cod. civ., in relazione all'interpretazione dell'accordo 2 agosto 1991, nonché vizi di motivazione, e deduce l'errore in cui è incorsa la sentenza impugnata nell'affermare, contro il tenore letterale dell'accordo e contro la volontà manifestata dalle parti contrattuali, che l'intesa si riferiva a tutti i dipendenti dell'Ente, compresi quelli del settore zolfifero, per il quale vi era una gestione 5 separata. Ha quindi richiamato le vicende precedenti l'accordo e precisamente la disdetta di quello precedente del 14 novembre 1988 e la richiesta delle organizzazioni sindacali di esaminare la disdetta e, nel contempo, di ricontrattare il premio di produzione, al fine di comporre il contenzioso con i dipendenti della sede nonché le premesse della delibera n. 64 del 1991 di - dell'accordo, ove era stato fatto esplicito recepimento all'esigenza di una "riconsiderazione dei criteri riferimento applicativi relativi all'accordo 14 novembre 1988 in termini ampiamente più restrittivi rispetto all'applicazione fino a quel momento seguita dall'E.M.S." mediante la rinegoziazione con le organizzazioni sindacali;
nella parte propositiva della delibera, ha pure precisato il ricorrente, era stata evidenziata la necessità di dare certezza all'entità retributiva della voce scatti biennali. Questi elementi portano a desumere che nell'accordo in questione le organizzazioni sindacali erano intervenute per realizzare un'intesa valida, anche per il premio solo per i dipendenti dell'ente di ruolo e del di produzione, ruolo unico ad esaurimento. Il ricorrente sottolinea poi la nell'accordo di qualsiasi riferimento alla volontà di mancanza estenderlo anche ai dipendenti della gestione separata del settore zolfifero e come non possa ricavarsi dal silenzio delle parti contrattuali che le organizzazioni sindacali fossero intervenute pure in rappresentanza dei dipendenti di tale gestione separata.
3. Con il secondo motivo l'ente minerario denuncia, in uno con vizi di motivazione, violazione e falsa applicazione degli artt. 6 8 e 11 legge regione Sicilia n. 34 del 1988, in relazione all'interpretazione data dalla sentenza impugnata all'accordo 2 agosto 1991, in contrasto con le prescrizioni risultante dalle norme denunciate. Con queste norme era stata disposta la chiusura del settore zolfifero alla data del 12 novembre 1990 ed il prepensionamento o il transito nel ruolo unico ad esaurimento di tutto il personale della gestione separata: di qui la conseguenza che alla data dell'agosto 1991 le organizzazioni sindacali non potevano intervenire nella stipula dell'accordo in rappresentanza unnon più in forza didi lavoratori esettore già chiuso, il vizio del ragionamento seguito dal giudice del merito, che ha posto alla base del suo convincimento un errato presupposto, cioè che alla data dell'accordo il settore zolfifero era ancora in esercizio, con la presenza di lavoratori in servizio. Il ricorrente richiama infine alcune pronunce rese da questa Corte in cause promosse da altri ex dipendenti per analoghe rivendicazioni, e con le quali si è ritenuta corretta la conclusione del giudice del merito secondo cui destinatari del contratto aziendale del 1991, avente ad oggetto 1'aumento del premio di produzione con decorrenza dal 1x gennaio 1990, erano soltanto i dipendenti in servizio dell'ente minerario siciliano e del ruolo unico ad esaurimento, e non anche i dipendenti in già addetti al settore zolfifero, essendoprepensionamento l'estensione del beneficio a costoro avvenuta unicamente in straordinario seguito alla successiva delibera del Commissario del 7 dicembre 1993. I due motivi, che in quanto connessi vanno congiuntamente 4. 7 trattati sono fondati. La circostanza assolutamente incontroversa in atti* quella relativa alla cessazione del rapporto di lavoro dell'odierno resistente alla data della stipula del contratto aziendale 2 agosto 1991, in quanto lo stesso aveva in precedenza usufruito del prepensionamento. Tale beneficio era stato concesso, a norma dell'art. 11 della legge regionale siciliana 8 novembre 1988 n. 34, ai dipendenti delle miniere di zolfo, che, in attuazione di quanto disposto dall'art. 8 della medesima legge regionale, dovevano essere chiuse entro ventiquattro mesi dalla data di entrata in vigore di quella normativa. Lo stesso ST, peraltro, precisa nel controricorso di aver lavorato alle dipendenze dell'ente minerario siciliano presso la miniera Cozzo Disi di Casteltermini sino al 1° gennaio 1989, data in cui era stato posto in prepensionamento. Si deve quindi rilevare che l'affermazione della sentenza impugnata secondo cui tra il personale in servizio dell'ente, doveva comprendersi all'epoca del contratto aziendale del 1991, anche quello della gestione separata del settore zolfifero, non tiene conto della chiusura di tale ramo e dell'esodo dei dipendenti delle miniere da quel settore, i quali, a norma delle disposizioni contenute nel terzo comma dell'art. 11 della legge regionale citata, avrebbero potuto essere mantenuti in servizio fino alla scadenza del termine di cui al precedente secondo comma (i ventiquattro mesi innanzi richiamati). Ma oltre alla totale pretermissione dei suddetti elementi, il Tribunale, pur avendo accertato che il precedente accordo (del 14 novembre 1988), per 8 avere ad oggetto la questione degli scatti di anzianità, si riferiva in via esclusiva ai dipendenti in servizio presso la sede dell'ente e a quelli del ruolo unico ad esaurimento, e quindi il collegamento fra questo accordo e il successivo del 2 agosto 1991, non spiega perché quest'ultima convenzione, per la più ampia portata del suo oggetto comprendente anche il premio di produzione, doveva essere esteso anche ai dipendenti della gestione separata del settore zolfifero. La circostanza infatti che il premio doveva essere applicato senza alcuna distinzione al personale in servizio non è sufficiente a giustificare, sotto il profilo logico, l'allargamento dell'accordo ai lavoratori collocati anticipatamente in pensione, già facenti parte di un settore in gestione separata. Né siffatta estensione dei destinatari dell'accordo può, come è stato già rilevato in precedenti controversie promosse nei confronti del medesimo ente da altri prepensionati, ritenersi in conseguenza della qualità delle organizzazioni sindacali stipulanti, qui specificamente indicate costituendo questain quelle regionali, non connotazione, che si riferisce ad una competenza territoriale maggiore del sindacato stipulante nell'ambito delle sue articolazioni, elemento determinante nell'interpretazione del contratto, la quale deve, invece, essere operata con riferimento al contenuto ed alle finalità dell'accordo. La sentenza impugnata, affermando poi l'automatico adeguamento, in base all'art. 13 della menzionata legge regionale, dell'indennità di prepensionamento in relazione ai miglioramenti economici derivanti da contratti aziendali di lavoro riferiti alla generalità del personale in servizio e intervenuti 9 successivamente all'entrata in vigore della normativa regionale, ritiene irrilevante ai fini del riconoscimento del diritto all'aumento del premio di produzione, la delibera (n. 159/93) con la quale il beneficio in questione era stato esteso, in modo esplicito, ai prepensionati. In effetti l'art. 13 della legge regione Sicilia 8 novembre 1988 n. trattamento di34 dispone: "Nell'adeguamento del prepensionamento, previsto dall'art. 9 della legge regionale 18 febbraio 1986, n. 7, modificativo dell'art. 7 della legge dall'1 gennaio 1987 dovrannoregionale 9 maggio 1984, n. 27, essere compresi i miglioramenti economici, derivanti da contratti aziendali di lavoro, riferiti alla generalità del personale in servizio, intervenuti successivamente alle predette leggi". Ma l'affermazione che l'intesa aziendale in discussione concerneva la generalità del personale in servizio, presupposto dell'automatico adeguamento dell'indennità di prepensionamento, resta priva di qualsiasi supporto, una volta ritenuta l'insufficienza della qualità regionale dell'organizzazione di tutti isindacale stipulante ai fini della rappresentanza lavoratori dell'ente minerario, compresi coloro che avevano usufruito del prepensionamento in epoca anteriore all'accordo, e dovendosi ovviamente negare che il lavoratore già in pensione possa essere incluso tra il personale in servizio.
5. Sussiste quindi il denunciato vizio di motivazione, come del resto questa Corte (Cass. 21 ottobre 1999 n. 11847) ha già ritenuto in altra analoga controversia. 10 Il ricorso proposto nei confronti dell'ex dipendente dell'ente minerario va perciò accolto e, cassata la sentenza impugnata, la causa deve essere rimessa ad altro giudice di appello, designato come in dispositivo, il quale dovrà valutare nuovamente il contenuto dell'accordo sindacale del 2 agosto 1991, in relazione alla precedente intesa del 14 novembre 1988, e stabilire se il diritto all'aumento del premio di produzione, da computare nell'indennità di prepensionamento, sia sorto con l'accordo del 1991, ovvero a seguito della delibera dell'ente minerario n. 159 del 1993, determinando la decorrenza degli accessori del credito. Riguardo alle spese del giudizio di cassazione non si deve provvedere per quelle concernenti l'avv. Girolamo Cannella, mentre per quelle relative al rapporto processuale fra le altre parti la regolamentazione va demandata al giudice del rinvio.
PER QUESTI MOTIVI
La Corte dichiara inammissibile il ricorso proposto nei confronti dell'avv. Girolamo Cannella: nulla per le relative spese. Accoglie il ricorso proposto
contro
ST OG TO;
sentenza impugnata e rinvia anchecassa la per la regolamentazione delle spese processuali inerenti a tale rapporto alla Corte di appello di Palermo. Così deciso in Roma, il 31 ottobre 1991. Il Consigliere est.Il Presidente (Erminio Ravagnani) ovanni Amoroso) шосоко lumin. Ravage nam I , D A LLO Civia Scorelle SS 10 A BO T . , Civers 3 I T SA 3 D R 5 E 'A A P . LL ST S I N E O N P D 3 G SI -7 IM O -8 A N A E D 1 11 D S 1 , E E I T A O E Cinsi Seirselle N R G SE O IST T G E IT E G L E IR R D A L O L E D