Cass. pen., sez. VI, sentenza 01/02/1993, n. 8651
CASS
Sentenza 1 febbraio 1993

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Può aversi concussione anche se dall'accettazione della pretesa del pubblico ufficiale il privato abbia avuto, con accertamento "a posteriori", un vantaggio economico, dato che l'intento del privato di conseguirlo non esclude la condotta concussoria.

La motivazione del rigetto dell'istanza di rinnovazione del dibattimento può essere anche implicita, quando la sentenza, pur non facendo ad essa esplicito riferimento, dà una dimostrazione adeguata del convincimento raggiunto dal giudice in ordine alla consistenza e concludenza degli elementi di prova, con conseguente superfluità di una nuova verifica degli stessi elementi già esaminati e valutati.

Nella concussione il privato versa in stato di soggezione ("metus publicae potestatis") di fronte alla condotta del pubblico ufficiale, mentre nella corruzione i due soggetti vengono a trovarsi in posizione di sostanziale parità. Peraltro, l'eventuale insorgere di trattative tra il pubblico ufficiale ed il privato non comporta necessariamente il configurarsi del delitto di corruzione, quando la volontà del privato stesso sia coartata e non sia libera di determinarsi; ne' vale ad escludere la concussione il fatto che l'iniziativa sia stata presa dal privato e non dal pubblico ufficiale, allorché il primo abbia agito nel timore del danno minacciatogli dal secondo o per evitare maggiori danni e molestie.

In tema di concussione, la circostanza che l'atto, oggetto del mercimonio, del pubblico ufficiale sia illegittimo e contrario ai doveri di ufficio non comporta automaticamente la degradazione del titolo del reato in corruzione, neppure quando il soggetto passivo versi già in illecito e sia consapevole dell'illegittimità dell'atto, ben potendo verificarsi il caso che si mantenga inalterata la posizione di preminenza prevaricatrice del pubblico ufficiale sull'intimorita volizione della vittima.

Il divieto della "reformatio in peius" riguarda non solo la pena complessiva, ma anche gli elementi che la compongono. E ciò soprattutto in forza dell'art. 597, quarto comma, cod. proc. pen., in base al quale se è accolto l'appello dell'imputato relativo a circostanze o a reati concorrenti, anche se unificati per la continuazione, la pena complessiva irrogata è corrispondentemente diminuita. (Nella fattispecie la Corte ha ritenuto violato il detto divieto per effetto dell'aumento, operato dal giudice del gravame, della pena base che non aveva inciso sulla pena complessiva per effetto della concessione, nel giudizio d'appello, delle circostanze attenuanti generiche).

In tema di concussione la promessa dell'utilità può mancare di precisi contorni (perché, ad esempio, il pubblico ufficiale non ha precisato la propria richiesta o il privato non ha una chiara visione delle proprie attuali disponibilità); ciò che importa è che il concusso si dichiari formalmente deciso a trasferire in capo al funzionario infedele una qualche somma o una qualche utilità.

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  • 1Giudizio abbreviato, condizione sospensiva, revoca, prova, inutilizzabilitàAccesso limitato
    Redazione Altalex · https://www.altalex.com/ · 16 novembre 2012

Sul provvedimento

Citazione :
Cass. pen., sez. VI, sentenza 01/02/1993, n. 8651
Giurisdizione : Corte di Cassazione
Numero : 8651
Data del deposito : 1 febbraio 1993

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